24 aprile 2012

Malattie dei gatti: FIV ed immunodeficienza felina acquisita

ll FIV (Feline Immunodeficiency Virus) è il virus responsabile dell’immunodeficienza felina acquisita, che porta ad un progressivo deterioramento del sistema immunitario del gatto, al pari dell’ HIV (responsabile dell’AIDS) negli umani. E’ importante sottolineare che il FIV infetta soltanto i gatti e quindi non è assolutamente trasmissibile all’uomo o ad altri animali. La via di trasmissione dell’infezione è principalmente attraverso le ferite da morso. Altre vie di contagio possibili sono la via transplacentare (dalla madre al feto attraverso la placenta), attraverso il latte materno e durante l’accoppiamento. Più rara è la trasmissione attraverso l’uso comune di ciotole o lettiere. Sono particolarmente a rischio i gatti maschi, giovani (2-5 anni), aggressivi per la difesa del territorio o per la conquista delle femmine e che vivono liberi all’aria aperta (hanno maggiore possibilità di incontrare altri gatti infetti).
Da un punto di vista della sintomatologia il FIV molto raramente induce direttamente una malattia; molto più spesso è invece un’infezione opportunista la causa del riscontro dei vari segni clinici presenti.
In ogni caso l’infezione da FIV in natura si manifesta con 3-4 stadi clinici differenti tra loro per la sintomatologia, la durata e la compromissione del sistema immunitario da parte del virus.
Il primo stadio della malattia ha un periodo di incubazione di circa 1 mese ed è caratterizzato da una sintomatologia molto variabile con febbre, diarrea, congiuntivite, letargia e ingrossamento più o meno marcato dei linfonodi; questa fase può durare settimane se non anche dei mesi e spesso non è evidenziata dai proprietari. Superata questa prima fase clinica dell’infezione i gatti diventano dei portatori asintomatici entrando nella fase di latenza: per un periodo variabile molto lungo (anche più di tre anni) non manifestano alcun sintomo clinico, ma allo stesso tempo hanno una viremia persistente che causa un progressivo declino delle difese immunitarie dell’organismo con successiva incapacità a combattere le infezioni esterne. La rapidità di evoluzione dello stadio di latenza nello stadio terminale dipende da vari fattori quali l’età, lo stato di salute del paziente e le sue condizioni immunitarie. Lo stadio terminale dell’infezione è caratterizzato da un rapido decadimento delle condizioni generali dell’animale a causa delle infezioni croniche od opportunistiche che si possono presentare, e che porta il gatto a morte.
Le malattie che più facilmente si riscontrano sono la sindrome stomatite-gengivite-faucite, il dimagrimento progressivo, l’anemia e la leucopenia, l’insufficienza renale, le micosi, le sinusiti, gli ascessi e le infezioni batteriche ai vari organi e apparati.
La sindrome stomatite-gengivite-faucite è spesso uno dei primi segni clinici evidenziabili che fanno sospettare la presenza dell’infezione; è una patologia molto fastidiosa poiché determina forte dolore nella masticazione con conseguente anoressia e dimagrimento del gatto.
Tale problema spesso per essere risolto necessita dell’estrazione completa dei denti e dell’utilizzo di un cibo morbido per permettere all’animale di alimentarsi. La diagnosi della FIV si effettua con un semplice test sierologico (possibile anche in ambulatorio) basato sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus; tali anticorpi sono prodotti 2-4 settimane dopo l’infezione e pertanto è necessario aspettare tale periodo prima di eseguire il test. Sono possibili dei falsi-positivi vista la notevole sensibilità dei test disponibili in commercio. Inoltre nei gattini partoriti da femmine FIV positive, bisogna ricordarsi che gli anticorpi materni contro la FIV assunti con il colostro possono perdurare in circolo per mesi ed essere evidenziati dai test diagnostici: bisogna quindi aspettare che l’animale abbia compiuto i 6 mesi d’età per eseguire il test evitando così il rischio di avere dei falsi positivi.
I gatti FIV-positivi hanno difese immunitarie più deboli, per cui sono più soggetti a contrarre malattie e hanno meno risorse per combatterle. Sono di solito gatti in buona salute, necessitano solo di un po’ più di attenzioni e di cure più lunghe rispetto ad un gatto sieronegativo. A volte appaiono perfettamente sani e non manifestano alcuna debolezza: se non fosse perché esiste il test, non sarebbero distinguibili dai sieronegativi. Un gatto FIV-positivo che vive in casa e, quindi, non è esposto al rischio di contrarre ulteriori infezioni può trascorrere tutta la vita senza manifestare la malattia e può vivere oltre 10 anni (l’età media di un gatto è circa 12-13 anni). Alcuni gatti FIV-positivi, però, come menzionato sopra, possono sviluppare malattie di varia gravità, che vanno tempestivamente identificate e curate.
Possiamo tranquillamente adottare un gatto FIV positivo, gli daremo una vita felice. Se abbiamo a casa altri gatti che invece sono negativi al FIV non è necessario separarli se si tratta di gatti sterilizzati: come già detto il FIV si trasmette con i morsi durante le lotte ed i combattimenti fra gatti o per contatto diretto con sangue infetto (trasfusioni, aghi o strumenti chirurgici infetti). E’ possibile la trasmissione durante l’accoppiamento, per lo più attraverso il caratteristico morso sul collo dato dal gatto maschio alla femmina. Rarissima è invece la trasmissione attraverso il leccamento reciproco e la condivisione delle ciotole, inoltre, il virus sopravvive solo pochi minuti nell’ambiente per cui in assenza di conflittualità e di rapporti sessuali, la probabilità che un gatto FIV-positivo contagi un altro gatto è praticamente inesistente. Non è perciò consigliabile isolare un gatto sieropositivo, è invece opportuno che i gatti siano sterilizzati.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ma sei una veterinaria?

Manuela Cassotta ha detto...

No. Ho studiato medicina veterinaria ed ho esperienza con i gatti ma non sono una veterinaria di professione.