martedì 23 settembre 2008

Trenitalia assalita dal furore igienista: non vogliono più cani a bordo

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Dal 1° Ottobre 2008 cambiano le regole per portare gli animali a bordo
Il trasporto dei cani di media e di grossa taglia, nonché dei cani di piccola taglia fuori degli appositi contenitori non è più consentito.
Rimane confermato tuttavia su tutti i treni il trasporto gratuito dei cani guida per ciechi.
Viene confermato il trasporto gratuito di cani di piccola taglia (di peso non superiore a 6 kg), di gatti ed altri piccoli animali domestici negli appositi contenitori (di dimensioni non superiori a 32x32x50 da sistemare negli appositi spazi tra i sedili nel caso di treni effettuati con materiale ETR 460, 480 e 500 e di dimensioni non superiori a 70x50x30 per gli altri treni). Il trasporto è escluso sui treni con materiale ETR 450. Viene abolito l’obbligo della prenotazione per il viaggiatore che conduce con sé il piccolo animale. Nel caso di trasporto nelle vetture cuccette (ordinarie e comfort) e VL è obbligatorio l’uso esclusivo del compartimento.

Volete sapere da cosa nasce questo assurdo cambio di regolamento? dal fatto che la scorsa estate a bordo di alcune carrozze sarebbero state trovate delle "zecche". Ora come prima cosa, c'è da chiedersi se la notizia è vera, se davvero erano zecche, chi le avrebbe identificate come tali e a quale specie appartengano. Se qualcuno ha questi dati, lo pregherei di farmeli conoscere, grazie, ed in caso contrario lorsignori evitino di diffondere notizie allarmistiche prive di fondamenti scientifici. In secondo luogo, se di zecche si fosse realmente trattato, e se si voleva fare la solita sceneggiata da "eroi del super-igiene", sarebbe bastato richiedere ai proprietari un certificato rilasciato dal veterinario in cui si attesta che il cane è esente da parassiti esterni trasmissibili all'uomo.
Obbligo di certificazione sanitaria.
Su indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità viene previsto per il trasporto degli animali (escluso quello dei piccoli pesci), l’obbligo di viaggiare muniti di certificazione veterinaria di data non antecedente ad un mese, attestante che l’animale è esente da infestazioni o patologie trasmissibili, da esibire al personale di bordo. Tale obbligo è previsto anche per i cani guida per ciechi. In mancanza del certificato o in caso di esibizione di certificazione scaduta di validità il viaggiatore sarà assoggettato ad una penalità di 100,00 euro a titolo di disinfestazione del compartimento.
E tale obbligo con annessa sanzione ai trasgressori, esiste anche per la gente lercia che appesta gli scompartimenti con la sua puzza nauseabonda, capelli, forfora, pidocchi (Pediculs hominis, P. corporis, ecc.), pulci (Pulex irritans), cimici dei letti (Cimex lectularius) ed innumerevoli funghi e batteri?
Questo furore igienista è ridicolo. Quale sarà il prossimo passo? Il controllore guarderà le unghie e controllerà le orecchie di chi viaggia? Trenitalia non può pensare di eliminare le zecche, esistono problemi REALI da risolvere. Se assicurasse servizi di pulizia decenti, intanto per cominciare, il problema non si presenterebbe nemmeno.

Firmate affinchè non entri in vigore questo assurdo regolamento, trovate il link per la petizione al lato della pagina!

lunedì 8 settembre 2008

IL RITORNO DEGLI XENOTRAPIANTI

A partire dagli anni ’90 il trapianto di organi di animale nell’uomo (xenotrapianto) è stato rilanciato, con cadenza ciclica, come proposta innovativa per la soluzione dei nostri mali, in svariate parti del mondo (in particolare: negli Stati Uniti, con Thomas Starzl a Pittsburg; in Italia, con Marcello Cortesini, e in Inghilterra). Il Comitato Scientifico EQUIVITA ritiene che ad ognuno di questi rilanci si siano regolarmente trascurate almeno quattro informazioni rilevanti. 1) Dei numerosi tentativi già fatti nessuno è mai riuscito. Tutti i trapiantati, sia uomini che animali-cavia, sono morti in seguito a terribili agonie. 2) Il pericolo (oggi citato nella stampa) di vaste epidemie che potrebbero diffondersi nella popolazione umana anche con un solo xenotrapianto (i virus latenti nell’animale acquistano facilmente nuova virulenza per effetto degli immunosoppressori) ha indotto il governo inglese a prevedere l’obbligo di una dichiarazione da sottoscrivere per il candidato allo xenotrapianto in cui egli si sarebbe impegnato a non avere figli, a rendere noto ogni suo rapporto sessuale e ad essere disponibile, se necessario, al confinamento. Il passo successivo fu un divieto del Governo inglese a procedere in questa sperimentazione. Tali divieti si sono ripetuti in altri paesi. 3) il pericolo più grave è quello che riguarda il paziente. Esso va ben oltre quello del rigetto. Lo xenotrapiantato diventa, come da definizione di Thomas Starzl, una “chimera post-operatoria” (e andrebbe comunque ricordato che la dichiarazione UNESCO sul Genoma Umano vieta la creazione di chimere umane). Come dimostrano gli studi scientifici eseguiti, le cellule dell’animale si diffondono in tutto il suo corpo (un’altra squadra di ricercatori statunitensi diretta da David Sachs proponeva infatti di far precedere il trapianto d’organo da un trapianto di midollo osseo dell’animale per rendere il paziente “più compatibile”). Di conseguenza lo xenotrapiantato sarà uomo solo al 90% (o 95%, o 80%?). Con quali conseguenze? Di certo l’organo d’animale trapiantato nell’uomo non si comporta come un organo isolato, come un nuovo radiatore in una macchina … 4) Nessuno sembra inoltre valutare il problema etico legato a questa inquietante breccia aperta nella barriera tra le specie. Poiché le cellule animali si annidano ovunque, la linea di confine tra maiale e uomo viene cancellata. Come sarà modificata l’identità stessa dell’essere umano? Chi dichiara, in difesa di questa tecnologia, che esiste una barriera sangue-cervello, trova molti scienziati contrari a tale tesi. Essi ritengono che non sia possibile scindere il cervello dal resto del corpo.E quale sarà inoltre il numero di geni umani che, nel tentativo di “umanizzarlo” al massimo, si potranno introdurre in un animale prima che anch’esso diventi chimera umana, magari con diritti civili … ? Gli investimenti colossali fatti nella ricerca sugli xenotrapianti, voluti soprattutto dagli interessi delle industrie biotech, sempre alla ricerca di nuovi mercati e nuove fonti di guadagno (in questo caso gli allevamenti di animali geneticamente modificati ed i diritti sui brevetti che li coprono), hanno rappresentato fino ad oggi uno sperpero enorme di risorse. Il Comitato Scientifico EQUIVITA ritiene che una ricerca che voglia realmente migliorare la salute umana, non creando rischi per la collettività, dovrebbe avere come fine il miglioramento del nostro ambiente e stile di vita. Dovrebbe andare nella direzione della prevenzione (ad esempio combattendo l’inquinamento chimico). La prevenzione elimina i mali dall’origine ed è oggi, oltretutto, indispensabile. Sarebbe priva di quella spettacolarità oggi tanto ricercata, ma avrebbe costi di gran lunga inferiori e risultati garantiti per tutti … non soltanto per coloro che possono affrontare il costo dello xenotrapianto.

Comitato Scientifico EQUIVITA Tel. + 39.06.3220720, + 39.335.8444949 E-mail: equivita@equivita.it, www.equivita.org Per leggere i nostri comunicati: http://www.equivita.it/comunicatistampa.htm <http://www.equivita.it/comunicatistampa.htm>

lunedì 1 settembre 2008

Traslazione dei risultati delle ricerche dagli animali agli umani


Nel Journal of American Medical Association, la rivista scientifica dell'Associazione dei Medici Americani, e' stato pubblicato nel numero di ottobre 2006 un articolo in forma di "lettera al direttore", intitolato "Traslazione dei risultati delle ricerche dagli animali agli umani", che mostra come, tra gli studi su animali piu' citati nel mondo, solo nel 33% dei casi i risultati ottenuti sono sovrapponibili a quelli che si riscontrano sugli umani, per quanto riguarda interventi preventivi o terapie. Lanciando una moneta si ottengono risultati migliori...

Lo studio e' stato svolto da due medici dell'universita' di Toronto, Canada, Hackam e Redelmeier, i quali osservano che "la maggior parte delle terapie oggi in uso sono state prima sviluppate e provate su animali, eppure i risultati degli esperimenti su animali spesso non si riescono a replicare in prove cliniche rigorose sugli umani".
Hackam e Redelmeier hanno condotto una revisione sistematica degli articoli pubblicati sulle 7 riviste scientifiche internazionali piu' importanti - Science, Nature, Cell, Nature Medicine, Nature Genetics, Nature Immunology, Nature Biotechnology - al fine di determinare in che misura gli studi su animali piu' citati risultino poi "allineati" con i risultati successivi ottenuti sugli umani, nel caso di interventi preventivi o terapeutici per vari tipi di malattia.
Sono stati presi in considerazione solo gli articoli piu' citati nelle riviste (con almeno 500 citazioni), presumendo che, essendo questi studi i piu' diffusi e citati, sarebbe stato piu' probabile che le stesse tecniche li' studiate fossero poi applicate anche sugli umani. Per ciascuno di questi studi, sono stati cercati articoli che citassero studi sugli umani con risultati sovrapponibili a quelli trovati sugli animali, nel qual caso questo veniva contata come "traslazione" avvenuta con successo.
Il risultato e' stato che soltanto un terzo circa delle ricerche su animali piu' citate potevano essere traslate, in modo statisticamente significativo, su analoghi risultati per gli umani. Ocorre anche chiedersi quanti risultati "negativi" ottenuti sugli animali sarebbero invece stati "positivi" (quindi essere cure utili) sugli umani...
Concludono i ricercatori "Per prima cosa, i pazienti e i medici dovrebbero essere cauti nell'estrapolare i risultati dei piu' importanti studi su animali per applicarli alla cura della malattie umane. Secondo, sono disponibili importanti opportunita' per migliorare le metodologie e la qualita' della ricerca pre-clinica. Infine, chi conduce ricerca clinica dovrebbe tener presente che la replicabilita' sugli umani dei risultati ottenuti sugli animali, anche per gli studi di alta qualita', e' scarsa".

Fonte
Hackam & Redelmeier. Translation of research evidence from animals to humans. [research letter]. JAMA 2006;296(14):1731-2.

ACQUA: FUNZIONI, RUOLO E RICAMBIO NELL’ORGANISMO UMANO.

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L' acqua nell'organismo umano
A cura di: Dottor Cestaro Mario, Nutrizionista Biologo, Specialista in Microbiologia e Virologia, Master di Primo Livello in Scienze dello Sport e del Fitness. Studio Professionale di Nutrizione ed Alimentazione Umana, 34071, Cormons (GO).


L’acqua è il principale costituente dell’organismo umano. Il corpo umano di un adulto è costituito per circa il 60% di acqua (Del Toma, II° edizione/Vannozzi, 1993) concretamente significa che una persona del peso di 70 kg è costituita da 42 litri di acqua. La percentuale di acqua in alcuni organi è anche maggiore, ad esempio nel muscolo scheletrico la percentuale di acqua è del 75% (Spataro/Rizzo, 2006/07). Il contenuto di acqua nell’organismo varia con l’età e con il sesso: il neonato è costituito per il 75% di acqua, il soggetto anniento ha una percentuale di acqua inferiore al 60%; la donna ha una percentuale di acqua corporea inferiore rispetto a quella dell’uomo in quanto possiede una maggiore percentuale di grasso corporeo: 28% vs 18% negli adulti giovani (Dell’Orto, 2005) ed una minore percentuale di tessuto muscolare. La percentuale di acqua nel tessuto adiposo è solo del 10% (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali/Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, 2003).

il ricambio idrico giornaliero.
Ogni giorno il 6% dell’acqua corporea è sottoposta a ricambio (cioè viene allontanata dall’organismo e sostituita da altra acqua). Il consumo di acqua e bevande rende conto di circa il 50% del ricambio idrico (Del Toma, II edizione). Ad esempio, un uomo del peso di 70 kg:
- è costituito da 42 litri di acqua (il 60% di 70);
- ogni giorno 2,52 litri di tale acqua (il 6% di 42) sono sottoposti a ricambio;
- 1,26 litri (il 50% di 2,52) sono “rimpiazzati” tramite il consumo di acqua e bevande.

Le funzioni dell’acqua nell’organismo umano (“perché è importante bere.
L’acqua nell’organismo umano svolge le seguenti funzioni:

· regolazione della temperatura corporea. All’interno dell’organismo umano si svolgono, ogni secondo, miliardi di miliardi di reazioni chimiche che tenderebbero ad innalzare la temperatura corporea fino a renderla incompatibile con la vita. L’acqua, tramite i processi di sudorazione e traspirazione, elimina l’eccesso di calore: l’evaporazione (cioè il passaggio dallo stato liquido a quello di vapore) di 1 grammo di sudore dalla pelle determina la sottrazione all’organismo di circa 0,58 calorie (Casella – volume primo-, 1980);

· incremento dei fenomeni di anabolismo muscolare (cioè di costruzione di massa muscolare da parte dell’organismo): sia perché tutte le reazioni chimiche che si svolgono nell’organismo umano avvengono in ambiente acquoso (comprese quelle anaboliche), sia perché una adeguata idratazione contrasta gli effetti catabolici dell’ormone cortisolo (1) (Henry, 1996; Lombardi, 2005);

· favorisce il dimagramento: l’acqua favorisce tutte le reazioni chimiche, comprese quelle che ossidano i grassi (cioè trasformano il grasso corporeo in anidride carbonica ed acqua che sono allontanate dall’organismo mediante: sudorazione, urina, espirazione, traspirazione);

· svolge una funzione emuntoria (cioè di allontanamento dall’organismo delle sostanze di rifiuto): si pensi, ad esempio, alle sostanze di rifiuto contenute nel sudore e nell’urina;

· svolge una funzione antiedematosa: una adeguata idratazione riduce gli edemi (es. caviglie gonfie, occhi gonfi).

Quanta acqua bere al giorno.
La quantità di acqua (anche sottoforma di bevande) da assumere al giorno è compresa tra 1 e 3 litri.
Si tratta di un valore medio che può variare in funzione di:
- livello di attività fisica e temperatura ambientale: la contrazione muscolare genera calore, per dissipare tale calore l’organismo incrementa i fenomeni di sudorazione e traspirazione. In condizioni di attività fisica intensa e climi caldi l’assunzione di acqua può superare i 7 litri al giorno (Marzatico/Pompei, 2006/2007);
Per attività fisiche che non siano particolarmente intense (ad esempio l’ora di “palestra” o aerobica) si consiglia di: bere un bicchiere di acqua prima di iniziare l’attività fisica, consumare da 250 ml a 500 ml di acqua durante l’attività fisica, consumare un bicchiere di latte parzialmente scremato o scremato assieme ad una fonte di carboidrati (esempio: una banana, una fetta di pane e marmellata) al termine dell’attività fisica (Lombardi, 2005; Shirreffs et al., 2007);
- condizioni patologiche: febbre, vomito, diarrea sono condizioni in cui il fabbisogno di acqua aumenta;
- la gravidanza e l’allattamento incrementano le necessita di acqua si raccomanda che una donna gravida consumi 2,3 litri di acqua al giorno, una donna che allatta 3,1 litri di acqua al giorno (Mayo Clinic Staff,2006).

LA SENSAZIONE DI SETE COME REGOLATORE DELLE NECESSITà DI ACQUA.
L’affidarsi alla sensazione di sete non è il modo migliore per regolare le proprie necessità idriche, in quanto:
- la sensazione di sete viene percepita quando la perdita di acqua è già stata eccessiva (c’è già stata una perdita di acqua pari al 3% del peso corporeo – “soglia di disidratazione”, Del Toma, II edizione-):
È pertanto buona norma cercare di anticipare la sensazione di sete bevendo, in maniera opportuna, anche quando non si ha sete.

consigli pratici finalizzati ad assicurare un adeguato bilancio idrico all’organismo.

· Bere almeno un paio di bicchieri di acqua durante i pasti principali (pranzo e cena). Un bicchiere da acqua ha un volume di circa 200 ml.

· Bere un bicchiere di acqua tra la colazione ed il pranzo (a circa tre ore dal termine della colazione) e tra il pranzo e la cena (a circa tre ore dal temine del pranzo).

· Bere un bicchiere di acqua appena alzati. bere al mattino a digiuno acqua tiepida favorisce la digestione dei residui del pasto della cena della sera prima e la peristalsi intestinale (è una misura che contrasta la stitichezza).

· Il consumo di acqua ghiacciata è sconsigliato: durante i pasti può causare problemi digestivi, lontano dai pasti può causare bruciori di stomaco e problemi intestinali, meglio bere acqua a temperatura ambiente anche in estate.

· Non bere in maniera eccessiva od ossessiva (consumando enormi quantità di acqua al giorno) pensando che “più bevo più dimagrisco”. Oltretutto il bere una quantità spropositata di acqua durante i pasti principali diluisce il succo gastrico rallentando la digestione.
Non trattenere le urine (ciò, tra l’altro, favorisce anche le infezioni urinarie, soprattutto nelle donne).

· Incrementare il consumo di alimenti ricchi in acqua, ad esempio:
- consumando un frutto fresco a colazione (o una spremuta);
- consumando un frutto fresco e/o uno yogurt come spuntino. Per “spuntini” si intendono i due pasti consumati nel periodo di tempo compreso tra la colazione ed il pranzo e nel periodo di tempo compreso tra il pranzo e la cena. È sempre buona norma attendere tre ore tra un pasto ed il successivo (“tempo di svuotamento gastrico”). Per cui, ad esempio, se la prima colazione è consumata alle 7 del mattino lo spuntino di metà mattina va consumato verso le 10.

Ridurre il consumo di alcol e caffè (che hanno effetto diuretico). Consumo di caffè non superiore a 3-4 tazzine di caffè al giorno (Nelson/Moxness/Jensen/Gastineau, VII edizione); bere con moderazione: non oltre 20 – 30 g di etanolo al giorno per l’uomo; non oltre 10- 20 g di etanolo al giorno di etanolo per la donna (100 ml di vino con gradazione di 12° contengono circa 10 g di etanolo).
Le bevande gassate possono causare sensazioni di “gonfiore” e di “stomaco pieno” impedendo un adeguato consumo di liquidi.

Il consumo di bevande zuccherate (es. aranciate, cole, gazzosa) non è indicato, per i seguenti motivi:

- durante i pasti principali riduce il senso di fame (in quanto gli zuccheri contenuti in tali bevande innalzano rapidamente la glicemia), tale riduzione è assolutamente di breve durata per cui la persona non consuma il pasto (o lo consuma in quantità minima) ma entro 2-3 ore ha di novo fame e generalmente ricorre al consumo di cibi spazzatura (snacks preconfezionati, merendine, ecc.);
- diversi studi scientifici hanno rilevato che il consumo ti tali bevande è associato ad u un incremento del peso corporeo (in definitiva che “il consumo di tali bevande fa ingrassare”) – Centers for Disease Control and Prevention, 2006).

In linea generale se:
- raramente si sente sete lontano dai pasti;
- si producono tra 1,5- 2 litri di urina incolore o leggermente gialla al giorno (in caso di disidratazione l’organismo riduce la quantità di acqua nelle urine che divengono concentrate e quindi assumono un colore giallo scuro);
il livello di idratazione è probabilmente adeguato.


Bibliografia

Casella C.
Principi di Fisiologia.
La Goliardica Pavese, 1980.

Centers for Disease Control and Prevention
Does Drinking Beverages with Added Sugars Increase the Risk of Overweight?
Division of Nutrition and Physical Activity, Research to Practices Series n° 3, 2006.

Dell’Orto.
Dieta Normocalorica.
Atti del Corso di Formazione “fondamenti di nutrizione umana” – Roma, Giugno/Luglio, 2005,
Corso inserito nell’ambito del Programma Nazionale di Educazione Continua in Medicina per la Formazione degli Operatori della Sanità – Promoter: Centro Studi per l’Evoluzione Umana/Brain Health Centre.

Del Toma E.
Dietoterapia e Nutrizione Clinica.
il pensiero scientifico editore – II° edizione-

Henry J.B.
Diagnosi clinica e sua gestione con metodi di laboratorio.
Piccin, 1996.

Lombardi A.
Corretta alimentazione per migliorare la performance dell’atleta.
Atti del Corso di Formazione “La Nutrizione Clinica”, A.M.I.E.C., Milano – Settembre/Dicembre 2005. Corso inserito nel Programma Nazionale di Educazione Continua in Medicina per Operatori Sanitari.

Marzatico/Pompei
Elementi Dietetica, Integrazione e supplementazione alimentare in campo sportivo.
Atti del “Master Universitario di Primo Livello in Scienze dello Sport e del Fitness”, Università degli Studi di Camerino – A.A. 2006/07.

Mayo Clinic Staff
Water: How much should you drink every day?
http://www.mayoclinic.com/health/water/NU00283 19 aprile 2008..

Ministero delle Politiche Agricole e Forestali/Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.
Linee guida per una sana alimentazione italiana.
http://www.inran.it/servizi_cittadino/stare_bene/guida_corretta_alimentazione/Linee%20Guida.pdf 2003.
Nelson/Moxness/Jensen/Gastineau
Dietologia il Manuale della Mayo Clinic.
centro scientifico editore VII edizione.

Shirreffs et al.
Milk as an effective post-exercise rehydration drink.
Br J Nutr. 2007 Jul;98(1):173-80.

Spataro/Rizzo
Elementi di Cardiologia e Cardiofitness.
Atti del “Master Universitario di Primo Livello in Scienze dello Sport e del Fitness”, Università degli Studi di Camerino – A.A. 2006/07.

Vannozzi G.
Manuale di Scienza dell’Alimentazione.
la nuova italia scientifica, 1993.
Zangara/Bianchi
Dietologia composizione e biochimica degli alimenti alimentazione e dieta nel sano e nel malato.
piccin II° edizione (1991).

venerdì 22 agosto 2008

ZANZARE : CHE FARE?

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ATTENZIONE
agli
INSETTICIDI CHIMICI

La guerra chimica effettuata contro le zanzare è divenuta una vera e propria mania, e molte Amministrazioni pubbliche e private fanno irrorare prodotti chimici su strade, case, giardini, orti, pensando di liberarsi del problema. Ma gli Entomologi continuano a ripetere che :

LE DISINFESTAZIONI AEREE SONO INUTILI
perché
“L’effetto abbattente è sempre parziale e di durata limitata nel tempo”

Per difendersi dalle zanzare in modo efficace occorre occuparsi di
“dove le zanzare vengono” e non di “dove le zanzare vanno”
e agire sulle
LARVE e non sugli ADULTI
Infatti solo eliminando i focolai si avranno risultati

Le zanzare si riproducono nell’acqua, anche in piccole quantità, e quindi
“è nell’acqua che vanno contrastate”
Nell’aria……… facciamoci aiutare dagli uccelli!

Non esistono prodotti ad azione selettiva sulle zanzare, perciò gli insetticidi chimici hanno sempre un considerevole impatto ambientale e sviluppano resistenza in tali insetti, che divengono più forti.
Inoltre, l’inquinamento da insetticidi nebulizzati o sparsi nell’ambiente, non è ancora stato tenuto
nella giusta considerazione e porta conseguenze a breve, medio e lungo termine, sulla salute.
Recenti ricerche in campo chimico, biochimico e medico, hanno dimostrato che questo tipo di sostanze nuoce sia al corretto funzionamento di tutti gli organismi animali e vegetali, sia al sistema di difesa di cui l’organismo umano è dotato.
Dette sostanze sono, tra l’altro, in grado di inibire la preziosa azione di alcuni enzimi contro il pericolo di stress ossidativo, considerato origine e concausa di molte gravi malattie (Alzheimer, Parkinson, Creuzfeld - Jacob, diabete 2, sclerosi a placche, alcune forme di cancro).

Per tutelarsi dalle punture estive è dunque opportuno preferire metodi naturali e atossici.

Alcuni Ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) in seguito alle numerose richieste loro pervenute per l’interesse suscitato dal Convegno

“ZANZARE - DISINFESTAZIONI – INFORMAZIONE”

hanno deciso di informare sui modi meno tossici e più equilibrati, per difendersi dalle zanzare, riferendo sia ciò che emerge dalla Ricerca Scientifica, sia raccogliendo Notizie, Dati, Pareri, Testimonianze e valutando le diverse Metodologie con i relativi effetti e conseguenze, nel sito:
http://www.infozanzare.info/