Con il popolamento delle spiagge per le vacanze non è raro assistere a spiacevoli episodi di maltrattamento ai danni di granchi, pesci, stelle, cavallucci marini, meduse e, più in generale, di tutta la fauna marina da parte di adulti e soprattutto bambini e ragazzini. Dal semplice prelievo degli animali in questione dal loro ambiente naturale per trasferirli nei secchielli, o sulla sabbia bollente, ad episodi ben più gravi quali la mutilazione, la menomazione degli arti, se presenti, all’uccisione o all’utilizzo come improbabili souvenir.
E’ facilmente intuibile come prelevare dal loro habitat naturale animali e riporli, anche temporaneamente, in secchielli o simili, luoghi del tutto sconosciuti agli animali in questione ed inadeguati alle loro caratteristiche etologiche, sia per gli stessi fonte di grande stress, fino a causarne la morte.
Permettere tali atti, soprattutto a soggetti in età infantile o davanti ad essi, inoltre, non è solamente diseducativo ma compromette fortemente l’idea che i ragazzi (e quindi le future generazioni) si fanno sulla biodiversità, sul rispetto della stessa e sul mondo animale. Trattare qualsiasi animale, anche il più piccolo, come se fosse un giocattolo o una cosa, non educa di certo alla sensibilità ed al rispetto della biodiversità.
Oltre alla gravità del fatto in termini puramente etici (maltrattamento di animali) ed ecologici (impatto su specie protette particolarmente vulnerabili), il maltrattamento di animali è reato ai sensi dell’art. 544 del Codice penale, (chi contravviene rischia da tre mesi a un anno di reclusione o la multa da 3000 a 15000 euro, con aumento della metà in caso di morte dell’animale). Molte specie marine come ad esempio i cavallucci marini, alcuni bivalvi, gasteropodi ed altri invertebrati e vertebrati considerati di particolare interesse conservazionistico, sono inoltre protetti da convenzioni internazionali (Washington-CITES, Barcellona, Berna).
Invitiamo pertanto i genitori, gli insegnanti, le Capitanerie di Porto ed i Sindaci dei Comuni costieri a prendere provvedimenti, sia soprattutto a livello culturale (educazione e buon esempio) che a livello sociale (far rispettare le leggi a tutela della biodiversità e degli esseri viventi).
Biologia, divulgazione scientifica, soluzioni ecologiche e non cruente ai problemi con gli animali, consulenze in biosoluzioni, gatti ed altro
15 giugno 2011
4 marzo 2011
Per tutte le donne incinte che hanno paura di prendere la toxoplasmosi dal proprio gatto
Per tutte le donne incinte che hanno paura di prendere la toxoplasmosi dal proprio gatto: tranquillizzatevi, è molto più facile vincere al superenalotto! :)
Ecco la mia storia, che, associata ai più recenti studi, dovrebbe tranquillizzare una volta per tutte le donne incinte terrorizzate dai gatti perché qualche medico ignorante in materia ha detto loro che i gatti “portano” la toxoplasmosi… e magari ha anche suggerito di sbarazzarsi del povero innocente micio. Ne avessi il potere, medici simili li radierei dall’albo!
Ho vissuto da sempre, fin da neonata, a contatto stretto con i gatti. Mia madre mi racconta che io ed i gatti dormivamo assieme in culla e che la prima sillaba che pronunciai a pochi mesi fu “GA”(niente “MA… mamm… come di solito fanno i bebè ma “GA” come gatto!!!) e lo feci mentre fissavo ed indicavo estasiata il mitico Miu, uno dei gatti che avevamo allora. E’ un vizio di famiglia, avevamo un po’ tutti sempre a che fare con i gatti.
Poi gatti randagi, gatti di campagna, gatti sbaciucchiati, orecchie in bocca, morsicotti affettuosi con tanto di sputazzamento di peli che mi restavano in bocca, mangiare con loro, dormire con loro e chi più ne ha più ne metta. Poi mangiare le verdure dell’orto (ovviamente frequentato dai mici indisciplinati) lavandole alla buona (con la terra che fa crick crick tra i denti e le lumachine che navigano), per non parlare di tutto ciò che avrò messo in bocca quand’ero molto piccola giocando nella terra frequentata dai felini campagnoli!!!
Nel corso di accertamenti diagnostici, mi è capitato di fare il toxotest. Ero sicura di avere gli anticorpi anti Toxoplasma che confermano l’ immunità per la toxoplasmosi, l’avvenuto contatto. Un’immunità che davo per scontata, visti i precedenti con i felini. Scontata un piffero, sono risultata ricettiva, ovvero secondo le analisi non sarei mai entrata in contatto con il Toxoplasma gondii.
Io mai entrata in contatto con T. gondii? Io? Ma se non ci sono venuta a contatto io con sto cavolo di protozoo, cosa dovrebbe fare una donna incinta per riuscire a contrarre la toxo da un gatto?
Scusate la poca eleganza, ma a meno di non mangiarsi la cacca vecchia di 2 giorni di un gatto infestato ed in fase acuta, non vedo come si possa prendere la toxo dal proprio gatto!
… o io sono wonder woman o molto più probabilmente il gatto, con la trasmissione della toxoplasmosi c’entra ben poco. In effetti è proprio quello che affermano i più recenti studi.
Per concludere, donne incinte non fate come me che mangio la terra assieme al radicchio e sbaciucchio i gatti randagi (cmq non sono incinta, per il momento!)ma godetevi pure la gravidanza assieme al vostro micio, seguendo le elementari norme igieniche, senza esagerazioni.
Fonti:
http://gatti.felinesoul.com (lì trovate anche i riferimenti bibliografici e gli articoli scientifici sull'argomento),
BMJ 2000;321:142-147.
Ecco la mia storia, che, associata ai più recenti studi, dovrebbe tranquillizzare una volta per tutte le donne incinte terrorizzate dai gatti perché qualche medico ignorante in materia ha detto loro che i gatti “portano” la toxoplasmosi… e magari ha anche suggerito di sbarazzarsi del povero innocente micio. Ne avessi il potere, medici simili li radierei dall’albo!
Ho vissuto da sempre, fin da neonata, a contatto stretto con i gatti. Mia madre mi racconta che io ed i gatti dormivamo assieme in culla e che la prima sillaba che pronunciai a pochi mesi fu “GA”(niente “MA… mamm… come di solito fanno i bebè ma “GA” come gatto!!!) e lo feci mentre fissavo ed indicavo estasiata il mitico Miu, uno dei gatti che avevamo allora. E’ un vizio di famiglia, avevamo un po’ tutti sempre a che fare con i gatti.
Poi gatti randagi, gatti di campagna, gatti sbaciucchiati, orecchie in bocca, morsicotti affettuosi con tanto di sputazzamento di peli che mi restavano in bocca, mangiare con loro, dormire con loro e chi più ne ha più ne metta. Poi mangiare le verdure dell’orto (ovviamente frequentato dai mici indisciplinati) lavandole alla buona (con la terra che fa crick crick tra i denti e le lumachine che navigano), per non parlare di tutto ciò che avrò messo in bocca quand’ero molto piccola giocando nella terra frequentata dai felini campagnoli!!!
Nel corso di accertamenti diagnostici, mi è capitato di fare il toxotest. Ero sicura di avere gli anticorpi anti Toxoplasma che confermano l’ immunità per la toxoplasmosi, l’avvenuto contatto. Un’immunità che davo per scontata, visti i precedenti con i felini. Scontata un piffero, sono risultata ricettiva, ovvero secondo le analisi non sarei mai entrata in contatto con il Toxoplasma gondii.
Io mai entrata in contatto con T. gondii? Io? Ma se non ci sono venuta a contatto io con sto cavolo di protozoo, cosa dovrebbe fare una donna incinta per riuscire a contrarre la toxo da un gatto?
Scusate la poca eleganza, ma a meno di non mangiarsi la cacca vecchia di 2 giorni di un gatto infestato ed in fase acuta, non vedo come si possa prendere la toxo dal proprio gatto!
… o io sono wonder woman o molto più probabilmente il gatto, con la trasmissione della toxoplasmosi c’entra ben poco. In effetti è proprio quello che affermano i più recenti studi.
Per concludere, donne incinte non fate come me che mangio la terra assieme al radicchio e sbaciucchio i gatti randagi (cmq non sono incinta, per il momento!)ma godetevi pure la gravidanza assieme al vostro micio, seguendo le elementari norme igieniche, senza esagerazioni.
Fonti:
http://gatti.felinesoul.com (lì trovate anche i riferimenti bibliografici e gli articoli scientifici sull'argomento),
BMJ 2000;321:142-147.
Si è intolleranti con la biodiversità e poi si subisce da istituzioni, datori di lavoro, ecc.
Da IL PICCOLO di Trieste, Marzo 2011
Mi rivolgo a tutti coloro che ritengono “ingombrante” la presenza dei cinghiali e di tutti gli animali selvatici in genere, lamentandosi sempre o peggio invocando il loro “abbattimento” alla stregua della spazzatura. Chi ha la fortuna di abitare in contesti peri-urbani, nelle vicinanze di aree verdi, dovrebbe apprezzare di più ciò che ha ed essere contento di svegliarsi col canto degli uccellini ed il saluto di un capriolo, di respirare aria (e non smog) e di assaporare il silenzio, sempre più raro. Sono arcistufa di leggere proteste, solo per citare alcuni esempi, contro il capriolo che danneggia i germogli, il cinghiale che mangia le zucche, la cornacchia che attacca il bambino indifeso, i topi che rosicchiano i cavi elettrici, le api che si divertono a pungere la gente, le vipere che inseguono i bambini e potrei continuare all’infinito con le stupidaggini che si sentono in giro. Non dico che non sia vero che a volte esistono dei problemi con gli animali e che non sia giusto cercare delle soluzioni (rispettose della biodiversità) ma francamente mi sorgono spontanee delle domande: perché quando si tratta di infierire sugli animali e/o sulla natura sono tutti in prima linea mentre quando si tratta di protestare per degli abusi che avvengono notoriamente nella vita di ogni giorno (istituzioni, lavoro, ecc.) tutti subiscono? Il massimo che si fa è che si sbraita sfogandosi con il vicino o l’amico, poi il giorno dopo si torna a subire e si dice “così va il mondo”. Si è intolleranti con ciò che ci dà la vita (biodiversità) e si subisce dai carnefici. E poi ci domandiamo perché le cose non funzionano.
Mi rivolgo a tutti coloro che ritengono “ingombrante” la presenza dei cinghiali e di tutti gli animali selvatici in genere, lamentandosi sempre o peggio invocando il loro “abbattimento” alla stregua della spazzatura. Chi ha la fortuna di abitare in contesti peri-urbani, nelle vicinanze di aree verdi, dovrebbe apprezzare di più ciò che ha ed essere contento di svegliarsi col canto degli uccellini ed il saluto di un capriolo, di respirare aria (e non smog) e di assaporare il silenzio, sempre più raro. Sono arcistufa di leggere proteste, solo per citare alcuni esempi, contro il capriolo che danneggia i germogli, il cinghiale che mangia le zucche, la cornacchia che attacca il bambino indifeso, i topi che rosicchiano i cavi elettrici, le api che si divertono a pungere la gente, le vipere che inseguono i bambini e potrei continuare all’infinito con le stupidaggini che si sentono in giro. Non dico che non sia vero che a volte esistono dei problemi con gli animali e che non sia giusto cercare delle soluzioni (rispettose della biodiversità) ma francamente mi sorgono spontanee delle domande: perché quando si tratta di infierire sugli animali e/o sulla natura sono tutti in prima linea mentre quando si tratta di protestare per degli abusi che avvengono notoriamente nella vita di ogni giorno (istituzioni, lavoro, ecc.) tutti subiscono? Il massimo che si fa è che si sbraita sfogandosi con il vicino o l’amico, poi il giorno dopo si torna a subire e si dice “così va il mondo”. Si è intolleranti con ciò che ci dà la vita (biodiversità) e si subisce dai carnefici. E poi ci domandiamo perché le cose non funzionano.
18 settembre 2010
Decalogo del Cinghiale per Trieste
1 – CHI è il Cinghiale?
Il cinghiale (Sus scrofa Linnaeus, 1758) è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi. Per l’Italia sono state descritte le sottospecie Sus scrofa scrofa, Sus scrofa majori (Maremma), Sus scrofa meridionalis (Sardegna). Di fatto però, nell’Italia peninsulare l’identità genetica del cinghiale è compromessa dalle massicce e ripetute immissioni a scopo venatorio, effettuate, a partire dal secondo dopoguerra, con soggetti centro-europei (di taglia maggiore) o
ibridati con il maiale (più prolifici).
2 – DOVE
Originario dell’Eurasia e del Nordafrica, nel corso dei millenni il cinghiale è stato a più riprese decimato e reintrodotto in ampie porzioni del proprio areale.
3 – QUANDO
La forma autoctona (nativa) delle regioni settentrionali italiane scomparve prima che potesse essere caratterizzata dal punto di vista sistematico.
4 – COSA sta accadendo a Trieste?
Aumento numerico della popolazione di cinghiale sul Carso triestino e fenomeni di inurbamento (cinghiali in città): danni ad attività umane, problemi sociali, sicurezza pubblica.
5 – PERCHE’
E’ stata attuata un’enorme attività di foraggiamento degli animali con lo scopo di fermarli nell’area peri-urbana e di farne crescere a dismisura il numero. L’attività di foraggiamento, finalizzata ad avere un’enorme quantità di selvaggina in aree facilmente accessibili, è stata eseguita dal mondo venatorio, anche con il supporto dell’ allora Comitato Provinciale della Caccia. Un’altra importante causa di inurbamento degli animali è il progressivo abbandono dei campi coltivati (con conseguente rimboschimento delle aree peri-urbane) e l’espandersi delle città a ridosso dell’Altipiano carsico, con frammentazione dell’habitat naturale.
6 – COMPORTAMENTO – SICUREZZA
I cinghiali, se non molestati o feriti, sono animali tranquilli e non aggressivi nei confronti dell’uomo, ciò vale anche per le femmine con i cuccioli. Si avvicinano all’uomo in quanto animali semi-domestici (spesso ibridati coi maiali e molto simili a questi ultimi) ed abituati perciò alla nostra presenza.
Sono animali sociali la cui unità base è costituita dalle femmine con i piccoli dell’anno ed eventualmente i giovani dell’anno precedente, mentre i maschi adulti conducono vita solitaria.
7 – SITUAZIONE LEGISLATIVA
Legge nazionale: 157/92, norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Per la regione F.V.G. : L.R. 14/07. Compete alla Provincia o agli organi gestori di Parchi e Riserve naturali, rilevare le esigenze sul territorio, verificare lo stato di attuazione delle misure preventive dei danni (metodi incruenti ed ecologici) adottate, nonché proporre alla Regione l’adozione di un provvedimento in deroga. Sentito il parere dell’ISPRA la Regione potrà quindi autorizzare le azioni necessarie. L’abbattimento in deroga può venir autorizzato solo in caso di provata inefficacia dei metodi dissuasivi (incruenti) e deve essere giustificato da documentato pericolo per l’incolumità pubblica o in caso si prevedano ingenti danni economici. La L.R. 6/3/ 2008, n. 6 prevede un indennizzo per le opere non cruente di prevenzione dei danni da fauna selvatica (fondo per il miglioramento ambientale e la copertura di rischi, assegnato in parte alle province).
8 – SITUAZIONE ECOLOGICA
Al contrario di ciò che spesso si è portati a credere a causa di una scarsa e scorretta informazione, la presenza massiccia dei cinghiali nei boschi non è un problema ecologico (in natura non esiste il concetto di “troppi cinghiali”, il sistema infatti si autoregola) ma un problema sociale, di interazione tra questa specie ed alcuni esponenti della specie umana che lamentano danni a vigneti, orti e coltivazioni e/o sono colti da timori irrazionali ed infondati per gli animali.
9 – GESTIONE E CONTENIMENTO
1 – Recinzioni meccaniche o elettriche
I danni causati dai cinghiali a vigneti, frutteti ed orti potrebbero essere evitati con apposite recinzioni (ad es. rete interrata, recinzioni elettriche).
2 – Foraggiamento dissuasivo
Gli animali potrebbero essere allontanati dalle aree urbane allestendo delle stazioni di foraggio al di fuori dei centri abitati, o utilizzando delle coltivazioni esca, entrambi metodi validi e facilmente attuabili, già sperimentati con ottimi risultati in provincia di Pordenone. Questo metodo si è dimostrato valido anche per proteggere dai danni i campi coltivati.
3 – Repellenti chimici/biologici
Utilizzo di sostanze repellenti specie-specifiche che agiscono sul sistema olfattivo e gustativo. Siano esse di sintesi o di origine naturale, si reperiscono di solito in forma liquida e vanno applicate su stracci, corde, spugne, ecc. distribuite lungo il perimetro della zona interessata, si sono dimostrati particolarmente efficaci. Alcuni prodotti garantiscono la durata di diversi mesi.
4 – Gestione venatoria
Quando in un territorio viene abbattuto un certo numero di esemplari, il che avviene soprattutto in autunno ed in inverno, i sopravvissuti hanno un migliore apporto nutritivo. Gli animali così rinforzati si riproducono in primavera, prima e con un maggior numero di discendenti. Secondo recenti studi la caccia non rappresenta una soluzione valida per il contenimento dei cinghiali, tendendo anche a peggiorare la situazione a medio-lungo termine. Spaventando gli animali inoltre non si ottiene che soltanto un effetto temporaneo di allontanamento, presto compensato da altri individui.
10 – PER ULTERIORI INFORMAZIONI
MI.F.A. – Missione Fauna & Ambiente – onlus, sezione Trieste
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Amici A. Serrani F. 2004 Linee guida per la gestione del cinghiale (Sus scrofa) nella provincia di Viterbo, Università della Tuscia, Dipartimento di produzioni animali – Provincia di Viterbo, Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca -
Juan Herrero . Alicia García-Serrano , Sergio Couto ,Vicente M. Ortuño , Ricardo García-González 2006, Diet of wild boar Sus scrofa L. and crop damage in an intensive agroecosystem
Il Cinghiale, la specie, la sua gestione e la prevenzione dei danni, 2006. Regione Autonoma F.V.G. direzione centralerisorse agricole, naturali, forestali e montagna. Servizio tutela ambienti naturali e fauna. Ufficio studi faunistici.
Oliver Keuling, Norman Stier, Mechthild Roth, 2008. Commuting, shifting or remaining? Different spatial utilisation patterns of wild boar Sus scrofa L. in forest and field crops during summer
Checchi .A., Montroni C. Repellenti olfattivi e gustativi nella prevenzione dei danni in agricoltura
(Poster). Dipartimento di Economia ed Ingegneria Agrarie (DEIAGra) – Sezione di Ingegneria del territorio, costruzioni e fisica – Università di Bologna
18 marzo 2010
Per non investire gli animali sulle strade
Ogni anno milioni di animali muoiono investiti sulle strade, soltanto in Italia. Gli incidenti stradali che vedono coinvolta la fauna selvatica (e non solo) sono un fenomeno rilevante sia per la tutela degli animali e della biodiversità, sia per la sicurezza stradale. Purtroppo si tende spesso ad incolpare gli animali degli incidenti, a volte anche gravi, che si verificano ogni anno e si urla “al cinghiale e al capriolo assassini” ma le cose in realtà sono ben diverse e gli incidenti da imputarsi ad altre cause che con l'animale hanno ben poco a che fare: una grossa percentuale di impatti potrebbe essere evitata con un po’ di buon senso e con una minima conoscenza del comportamento animale. Questo piccolo vademecum dedicato al guidatore riassume le principali regole da adottare per evitare di investire gli animali e fornisce delle indicazioni sul da farsi nella malaugurata ipotesi che ciò accada. L’omissione di soccorso nei confronti di un animale incidentato, non soltanto è un atto immorale ma per l’art. 189-bis del riformato Codice della Strada costituisce anche un reato: la norma prevede salate sanzioni amministrative per i trasgressori.
Le 8 regole principali da seguire:
1. Evitare di attribuire la nostra logica al pensiero degli animali. Non facciamo il grosso errore di “umanizzare” il pensiero degli animali e credere che la nostra logica sia la loro1. Molti incidenti potrebbero essere evitati semplicemente considerando che un animale non è sempre in grado di percepire un’automobile come tale, ovvero come un pericolo. Noi invece possiamo immedesimarci nel loro punto di vista, quindi dobbiamo essere noi a stare attenti per loro, oltre che per noi stessi. Diverse sono le specie animali che potrebbero attraversare la strada e diversi possono essere i loro modi di reagire e di comportarsi. E’ bene sapere che gli animali che si accingono ad attraversare la strada possono comportarsi in modo estremamente imprevedibile all’arrivo di un mezzo motorizzato: possono rimanere fermi come abbagliati, cercare di tornare indietro oppure proseguire in avanti per poi lanciarsi improvvisamente di nuovo in mezzo alla carreggiata. Per questo motivo la cosa migliore da fare in assoluto è rallentare ed attendere che l’animale si allontani dalla strada per poi riprendere la marcia lentamente. La cosa più sbagliata da fare è pensare che “tanto si sposterà” oppure “tanto è lì e non si muove”: tale pensiero è assolutamente da evitare ed è purtroppo responsabile di molti incidenti2.
2. Velocità moderata. E’ importantissimo, oltre che per evitare di investire gli animali, anche per la nostra ed altrui sicurezza, tenere una velocità moderata. Ciò non significa soltanto rispettare i limiti di legge ma soprattutto i limiti dettati dal buon senso! Inutile per es. andare a 50 Km/h (e magari accelerare improvvisamente!) in una strada in mezzo al bosco di notte quando sappiamo che da un momento all’altro potrebbe sbucare un animale. Più alta è la velocità e meno è il tempo che abbiamo per reagire come è minore il controllo del veicolo. Alta velocità vuol dire anche maggiore distanza necessaria per fermarsi. Potrebbe sembrare banale, in realtà la velocità è un fattore importantissimo ed è la prima causa di incidenti con animali (e non solo).
3. Rispettare sempre la distanza di sicurezza. E' molto importante per evitare tamponamenti nel caso la vettura che ci sta davanti sia costretta a frenare bruscamente. Più aumenta la velocità più ampia dovrà essere la distanza di sicurezza. Ricordatevi che se venite tamponati per aver frenato la colpa non è vostra ma di chi sta dietro che evidentemente non ha rispettato la distanza di sicurezza oppure era distratto.
4. Riflessi sempre pronti. La nostra prontezza di riflessi è fondamentale durante la guida. Non basta pensare a guidare bene ma dobbiamo anche mettere in conto le imprevedibili mosse degli altri: bambini, animali, oggetti non identificati possono pararsi davanti a noi all’improvviso, per cui dobbiamo essere sempre molto vigili! Stando all’erta ed esercitando i nostri sensi a scorgere anche i piccoli segnali ci accorgeremo molto prima della presenza dell’animale, quando esso non è ancora sbucato, quindi sarà molto difficile sorprenderci impreparati3. Affinché i nostri riflessi funzionino al massimo è necessario che quando ci mettiamo alla guida non siamo particolarmente stanchi, ma soprattutto in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di qualche farmaco o sostanza che induce sonnolenza o alterazione della vigilanza e dei riflessi. La stanchezza da sola, entro certi limiti, non è in grado di compromettere i riflessi, nonostante diminuisca la vigilanza.
5. Non passate sopra a cose che non sapete cosa nascondono. Scatole apparentemente vuote, cumuli di foglie secche, pozzanghere, potrebbero nascondere la “sorpresa”. Spesso animali come ricci e rospi si mimetizzano nel fogliame che si raccoglie sul ciglio delle strade, mentre le pozzanghere delle strade di campagna (soprattutto nei mesi estivi) sono delle vere e proprie “oasi” per anfibi, rettili ed altri animali.
6. Evitate di gettare dai finestrini residui di cibo che cadendo sul ciglio della strada costituiscono una pericolosa attrattiva per gli animali. Spesso gli animali frequentano i cigli delle strade proprio perché vi trovano dei residui di cibo!
7. Attenzione ai punti di non visibilità quali curve, cunette, dossi, ciglio della strada, ecc.: non sapete cosa ci può essere oltre, quindi rallentate e preparate i riflessi.
8. Se possibile, fermatevi e togliete l’animale dalla strada. Altrimenti chi passerà dopo di voi potrebbe investirlo. E’ sempre consigliabile usare un paio di guanti o comunque non toccarli a mani nude, per la nostra e per la loro sicurezza.
Cosa fare e cosa non fare
Vedete un animale immobile in mezzo alla strada? Cosa bisogna fare? Dipende, non è semplice, visto che sono molti i fattori implicati: velocità, tipologia e caratteristiche del vostro mezzo, condizioni dell’asfalto (bagnato o asciutto, liscio o ruvido), specie animale, posizione dell’animale sulla carreggiata e rispetto a voi, eventuale presenza di vetture nella corsia opposta. L’unica variabile su cui possiamo incidere è la velocità, che quando è bassa ci permette un più ampio margine di errore. Ecco perché insisto sul fatto che la velocità deve sempre essere tale da poter controllare il più possibile il veicolo nel caso di un imprevisto.
Nel caso non sia consigliabile evitare l’animale con un repentino cambio di direzione, frenate con forza, e se non avete ABS evitate di bloccare le ruote. Difficile, lo sappiamo, ma è l’unico modo che avete di rallentare e quindi, se impatto deve essere, che sia a velocità ridotta, sulla vostra corsia.
Cambiare direzione repentinamente nell’intento di evitare l’animale può essere utile in molti casi (può essere l’unica chance se l’animale sbuca di colpo davanti a voi) ma può risultare particolarmente pericoloso qualora la vostra velocità sia elevata, il substrato bagnato , il vostro mezzo abbia poca tenuta e/o siano presenti vetture o altri ostacoli nella corsia opposta.
Tenete sempre d’occhio il ciglio delle strade: al primo movimento, rallentate, perché gli animali attraversano dove capita e dove meno ve lo aspettate e non sempre associano il pericolo alle strade, rimanendo come ipnotizzati ed abbagliati dalla forte ed improvvisa luce emessa dai fari.
NOTE:
1 Per molti animali (detti per questo macro-osmici) l’olfatto rappresenta il senso più importante e la percezione che hanno del mondo circostante è basata su “immagini olfattive” più che su immagini visive come invece accade per l’uomo e per molti uccelli (micro-osmici). Sensi usati in modo differente ed aree del cervello sviluppate in modo diverso danno origine a diverse percezioni della stessa realtà. Quello che per noi appare una percezione di grande significato può essere insignificante per una volpe e viceversa.
2 Soprattutto i ricci, insettivori prevalentemente notturni, quando avvertono un pericolo non fuggono ma si raggomitolano su se stessi rimanendo immobili: se questa tattica di difesa si rivela provvidenziale per evitare l’attacco dei predatori, risulta invece disastrosa se applicata per “difendersi” dai pirati della strada.
3 Guidando, mi è capitato diverse volte di scorgere al lato della carreggiata a qualche decina di metri da me, la sagoma mimetizzata di diversi animali pronti ad attraversare la strada nella notte. Ho notato con amarezza che mentre io rallentavo, i guidatori che mi precedevano per poco non li investivano. Da allora ho pensato a quanti incidenti potrebbero essere evitati se solo si imparasse ad usare un po’ di più i sensi e ad essere più “svegli” mentre si guida.
Troppa igiene ci fa ammalare
L’ IGIENE MANIACALE DEI NOSTRI TEMPI
Neonati che vivono in ambienti asettici, sterilizzazione maniacale di biberon e tettarelle, bambini che non giocano più all’aria aperta e che hanno scarsi o nulli contatti ravvicinati con la terra, le piante e gli animali. Uso eccessivo ed inopportuno di antibiotici, detergenti antibatterici, detersivi e disinfettanti. Beviamo acqua disinfettata, assumiamo alimenti pastorizzati, sterilizzati, conservati.
Se da un lato le basilari norme di igiene dettate dal buon senso si rivelano utili alla salvaguardia della salute, l’igiene eccessiva dei nostri tempi rischia di diventare più pericolosa degli stessi batteri che temiamo tanto e che vorremmo combattere.
Perché l’ eccessivo ricorso alle pratiche igieniche è dannoso per salute?
Perché la natura ci ha dotato di un sistema di difesa, il sistema immunitario, che è programmato per distruggere gli invasori (batteri, funghi, virus, parassiti, ecc.) e funziona grazie all’esistenza di delicati equilibri. Il sistema immunitario è un sistema dinamico, dotato di memoria e capacità di distinguere quelli che sono gli invasori (“non self”) da quello che invece è innocuo e ci appartiene (“self”). Durante tutto l’arco della vita e soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, il sistema immunitario impara a riconoscere i “nemici” (antigeni) e risponde con la produzione di anticorpi o particolari cellule specifiche in grado di difenderci. Affinché il sistema si sviluppi in modo armonico ed efficiente è necessario però un adeguato contatto con gli “invasori”.
Cosa accade al sistema immunitario quando esageriamo con l’igiene e quali sono le conseguenze sulla nostra salute?
1- Riducendo drasticamente il contatto dell’organismo con i batteri ed altri “nemici” naturali ma anche con agenti innocui (quali ad esempio pollini, polvere, pelo e/o saliva di animali, ecc.), ostacoliamo l’”addestramento” del nostro sistema di difesa a riconoscere gli agenti responsabili delle malattie e a distinguerli da quelli che invece sono inoffensivi.
2- Essendo il sistema immunitario programmato ad incontrare, riconoscere ed eventualmente distruggere una grande quantità di agenti estranei , nel caso in cui tale possibilità sia preclusa o fortemente limitata da un’ eccessiva igiene, il sistema immunitario tende a compensare lo squilibrio dirigendo la sua naturale aggressività nei confronti degli agenti più disparati, anche se normalmente innocui per un organismo sano (pollini, pelo, animali, piante, alimenti, ecc.). Ed ecco le allergie, malattie non a caso sempre più frequenti nell’ambito delle società industrializzate moderne.
3- Esistono degli studi scientifici che dimostrano che i bambini che sono stati infestati almeno una volta da elminti intestinali (vermi), hanno una più bassa probabilità di sviluppare da adulti una malattia allergica; esiste anche l’ipotesi che lo stesso valga per le malattie autoimmuni. Altri studi dimostrano come l’incidenza e la prevalenza delle malattie allergiche siano bassissime nelle persone esposte al contatto abituale con animali, soprattutto se fin dalla tenera età.
4- Un’ eccessiva igiene personale altera la naturale barriera idrolipidica della nostra cute e distrugge la flora batterica utile con il risultato di esporci maggiormente ad infezioni, dermatiti, allergie.
5- L’esagerata igiene della casa e l’uso abituale di disinfettanti e antibatterici crea dei fenomeni di “resistenza” nei batteri, che diventano sempre più aggressivi ed è perciò necessario immettere sul mercato sempre nuovi prodotti, innescando una catena senza fine a danno della nostra salute e dell’ambiente.
Conclusioni
Non lasciamoci prendere dal furore igienista ma affidiamoci ad un sano buon senso. Anche se non disinfettiamo la casa e non sterilizziamo a tutti i costi gli accessori del neonato, anche se dividiamo il letto con Micio e nostro figlio da un bacio a Fido, ciò non costituisce un pericolo per la salute, anzi, è utile a lungo termine a preservarla.
Bibliografia
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Bibi H, Shoseyov D, Feigenbaum D, Nir P, et al. Comparison of positive allergy skin tests among asthmatic children from rural and urban areas living within small geographic area. Ann Allergy Asthma Immunol 2002;88:416-20.
Braun-Fahrländer C. The role of the farm environment and animal contact for the devolepment of asthma and allergies. Clin Exp Allergy 2001;31:1799-1803.
Braun-Fahrländer C, Lauener R. Farming and protective agents against allergy and asthma (Editorial). Clin Exp Allergy 2003;33:409-11.
Coulie P. Reasons for the increase in the Prevalence of Allergies. ACI Internat 2002;14:288-9.
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Caccia di selezione. No, cacca di selezione!
Caccia di selezione = piano preordinato di uccisione (dicono “abbattimento” ma a casa mia si abbattono i rifiuti tossici, non gli esseri viventi!), diviso per classi di sesso e di età e redatto in base a censimenti e stime secondo un criterio che i grand. lup. mann. enorm. pezz. di merd definiscono “scientifico”. Un tipo di caccia quindi, che consente al cacciatore di operare una scelta dell’animale da uccidere. I così detti cacciatori considerano la selezione come una parte essenziale della gestione delle popolazioni di ungulati selvatici. Il fine ultimo della caccia programmata in modo selettivo è quindi il mantenimento della densità e della struttura prefissata in una popolazione selvatica, prelevandone esclusivamente l'incremento annuo, la "rendita", senza intaccarne le potenzialità di sviluppo, il "capitale", suddividendo gli assassinii nelle diverse classi di sesso e di età. Solo così il tasso di fertilità delle femmine e le probabilità di sopravvivenza dei cuccioli aumentano e la popolazione produce molti più individui da ammazzare.
La scusa dei cacciatori però è sempre un’altra: “gli ungulati, vale a dire soprattutto caprioli mangiano i germogli teneri e distruggono il sottobosco, inoltre provocano incidenti stradali” e la caccia serve a salvare i boschi e la gente, è “ecologica”. “I caprioli che mangiano i germogli sono dei terroristi allora diamogli la caccia… se poi qualcuno li investe, poverino si rovina la macchina” parola di Homo sapiens, un animale che invece non fa nessun danno al pianeta, non distrugge nulla, non è neppure piromane e non manda ogni anno in fumo solo con le sue stronzate ettari ed ettari di foreste… lo dice Homo sapiens che non osa proliferare troppo, infatti in Italia ci sono soltanto circa 60 milioni di individui, e sul pianeta solo qualche miliardo… Il gasolio che ha avvelenato il Lambro in questi giorni ovviamente l’hanno prodotto nutrie e gamberi killer! cosa volete che faccia l’uomo in confronto a quei terroristi di animali che si riproducono senza ritegno (per chi non l’avesse capito _non si sa mai_ è ironia)!!!
Ora basta con le battute lo dico chiaro e tondo, sarebbe più onesto e meno patetico dire che la caccia di selezione/controllo fa comodo all’uomo per motivi economici (tanto per cambiare) e di gulash col capriolo, piuttosto che cercare, in modo ipocrita, di farla sembrare un’ operazione fatta “per il bene dell’ecologia”! Giuro che quando qualcuno della specie Homo sapiens (sapiens per modo di dire… J ) vuole fare il paladino dell’ecologia in questi termini, mi viene sempre la battuta cattiva: “vuoi pensare proprio in termini puramente ecologici? Allora pensa un po’ a quanto sei dannoso tu ( e tutti noi) a livello ecologico e indovina un po’ su quale specie andrebbe fatta “la caccia di selezione”… indovina un po’ a quali uccelli bisognerebbe sparare, e così gli faccio passare la voglia di fare il paladino ecologico, sempre che non cada come un disco rotto sulla solita frase preconfezionata e vecchia come il cucco (che ha proprio stufato) “ma gli uomini sono uomini e gli animali sono animali”.
25 maggio 2009
Commento all' articolo de IL PICCOLO di Ts: coppia assalita da un cinghiale
Trieste. Coppia assalita da un cinghiale si salva dandogli da mangiare la pizza
L'animale è sbucato da un cespuglio al Ferdinandeo e ha puntato i due che stavano cenando ad un tavolo
Il titolo è esageratamente allarmistico e assolutamente fuori luogo: si sta strumentalizzando l’ignoranza e la paura della gente per scatenare l’odio contro i cinghiali e la conseguente approvazione delle azioni dei cacciatori, a cui si sa, piace molto apparire come i paladini dell’ecologia e i salvatori delle povere coppiette oppresse dai cinghiali.
TRIESTE (23 maggio 2009) - Hanno lasciato la pizza sul tavolo e grazie a questo stratagemma si sono salvati dagli attacchi di un cinghiale.
Attacchi di un cinghiale? Fantascientifico. I cinghiali non attaccano l’uomo se non in circostanze particolari ed estreme (molestie, incapacità di fuga, ferimento) e anzi sono solitamente animali di indole pacifica. Pertanto quanto affermato non ha alcun senso se non quello di creare ingiustificati allarmismi.
È accaduto nella sera di giovedì al Ferdinandeo di Trieste, una zona boschiva poco fuori dal centro città.
E’ accaduto quindi in un’area boschiva e “di solito” le aree boschive sono frequentate da animali selvatici, soprattutto al crepuscolo o di sera. Chi non ha dimestichezza con i boschi ed è terrorizzato alla vista degli animali, vada in un pub, non in un bosco!
Protagonisti dell'avventura, raccontata oggi dal Piccolo di Trieste, P. P. e il suo fidanzato. I due stavano mangiando la pizza all'aperto quando un cinghiale di grosse dimensioni è sbucato da un cespuglio e si è avvicinato minaccioso alla coppia.
A cosa si riferisce l’aggettivo “minaccioso”? Esistono prove tangibili che giustifichino un tale allarmismo? NO. I cinghiali possono avvicinarsi all’uomo per curiosità ma mai e poi mai lo attaccherebbero, a meno che non vengano molestati. Gli animali selvatici, compresi i cinghiali, non cercano mai lo scontro con l’uomo, anzi lo evitano volentieri. Questi dati sono il frutto di osservazioni dirette e di studi etologici, non racconti fantastici privi di qualunque prova e fondamento scientifico.
“Siamo saliti sul tavolo e io mi sono messa a urlare”- racconta la P.P. -.
Reazione isterica ed esagerata tipica di una persona che non ha mai visto un animale selvatico in vita sua (questi sono i danni della mancanza di un rapporto sano con la natura, piaga sociale).
I due hanno provato a scagliargli contro le bottiglie delle bibite che avevano con loro, ma questo non ha fatto che far arrabbiare ancora di più il bestio.
Chiarito tutto, il cinghiale è stato molestato: un cinghiale viene verso di loro curioso e loro che fanno? Urlano e lanciano bottiglie contro l’animale! Complimenti. La gente approccia gli animali in modo violento e poi si lamenta se loro, osano innervosirsi. Molestano gli animali spingendoli ad aggredire e poi se succede qualcosa scatta la solita polemica che si conclude con il dichiarare guerra all’intera specie. Il fatto che nonostante le molestie non sia successo nulla conferma ancora di più che il cinghiale è un animale pacifico.
«Allora ho capito cosa voleva realmente, la pizza - spiega la P. -. Mentre l'animale mangiava la pizza, la coppia ha potuto finalmente mettersi in salvo.
Macché pizza! il cinghiale assassino e famelico avrebbe voluto gustarsi la carne umana, meglio se di una tenera coppietta! Ovviamente, meglio precisare che è ironia, non si sa mai.
È da mesi che i cinghiali sono stati segnalati nella periferia della città di Trieste.
E’ da decenni che la “periferia” si espande sempre di più verso le aree boschive sottraendo spazio vitale e risorse agli animali. Troppe concessioni edilizie a ridosso del Carso, troppa gente intollerante che non sa convivere con la rara ed unica realtà naturalistica di Trieste.
L'animale è sbucato da un cespuglio al Ferdinandeo e ha puntato i due che stavano cenando ad un tavolo
Il titolo è esageratamente allarmistico e assolutamente fuori luogo: si sta strumentalizzando l’ignoranza e la paura della gente per scatenare l’odio contro i cinghiali e la conseguente approvazione delle azioni dei cacciatori, a cui si sa, piace molto apparire come i paladini dell’ecologia e i salvatori delle povere coppiette oppresse dai cinghiali.
TRIESTE (23 maggio 2009) - Hanno lasciato la pizza sul tavolo e grazie a questo stratagemma si sono salvati dagli attacchi di un cinghiale.
Attacchi di un cinghiale? Fantascientifico. I cinghiali non attaccano l’uomo se non in circostanze particolari ed estreme (molestie, incapacità di fuga, ferimento) e anzi sono solitamente animali di indole pacifica. Pertanto quanto affermato non ha alcun senso se non quello di creare ingiustificati allarmismi.
È accaduto nella sera di giovedì al Ferdinandeo di Trieste, una zona boschiva poco fuori dal centro città.
E’ accaduto quindi in un’area boschiva e “di solito” le aree boschive sono frequentate da animali selvatici, soprattutto al crepuscolo o di sera. Chi non ha dimestichezza con i boschi ed è terrorizzato alla vista degli animali, vada in un pub, non in un bosco!
Protagonisti dell'avventura, raccontata oggi dal Piccolo di Trieste, P. P. e il suo fidanzato. I due stavano mangiando la pizza all'aperto quando un cinghiale di grosse dimensioni è sbucato da un cespuglio e si è avvicinato minaccioso alla coppia.
A cosa si riferisce l’aggettivo “minaccioso”? Esistono prove tangibili che giustifichino un tale allarmismo? NO. I cinghiali possono avvicinarsi all’uomo per curiosità ma mai e poi mai lo attaccherebbero, a meno che non vengano molestati. Gli animali selvatici, compresi i cinghiali, non cercano mai lo scontro con l’uomo, anzi lo evitano volentieri. Questi dati sono il frutto di osservazioni dirette e di studi etologici, non racconti fantastici privi di qualunque prova e fondamento scientifico.
“Siamo saliti sul tavolo e io mi sono messa a urlare”- racconta la P.P. -.
Reazione isterica ed esagerata tipica di una persona che non ha mai visto un animale selvatico in vita sua (questi sono i danni della mancanza di un rapporto sano con la natura, piaga sociale).
I due hanno provato a scagliargli contro le bottiglie delle bibite che avevano con loro, ma questo non ha fatto che far arrabbiare ancora di più il bestio.
Chiarito tutto, il cinghiale è stato molestato: un cinghiale viene verso di loro curioso e loro che fanno? Urlano e lanciano bottiglie contro l’animale! Complimenti. La gente approccia gli animali in modo violento e poi si lamenta se loro, osano innervosirsi. Molestano gli animali spingendoli ad aggredire e poi se succede qualcosa scatta la solita polemica che si conclude con il dichiarare guerra all’intera specie. Il fatto che nonostante le molestie non sia successo nulla conferma ancora di più che il cinghiale è un animale pacifico.
«Allora ho capito cosa voleva realmente, la pizza - spiega la P. -. Mentre l'animale mangiava la pizza, la coppia ha potuto finalmente mettersi in salvo.
Macché pizza! il cinghiale assassino e famelico avrebbe voluto gustarsi la carne umana, meglio se di una tenera coppietta! Ovviamente, meglio precisare che è ironia, non si sa mai.
È da mesi che i cinghiali sono stati segnalati nella periferia della città di Trieste.
E’ da decenni che la “periferia” si espande sempre di più verso le aree boschive sottraendo spazio vitale e risorse agli animali. Troppe concessioni edilizie a ridosso del Carso, troppa gente intollerante che non sa convivere con la rara ed unica realtà naturalistica di Trieste.
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