7 marzo 2008

Gatti donne in gravidanza e toxoplasmosi


Molti ginecologi spaventano le pazienti in dolce attesa con lo spauracchio della toxoplasmosi. Le donne in gravidanza,  seguendo le direttive di medici poco aggiornati e mal informati in materia, allontanano così da casa il/i proprio/i gatto/i evitando ossessivamente il contatto con i felini.  Nel corso di questo articolo vengono sfatati quelli che sono i più radicati quanto inutili (e dannosi) pregiudizi.
La toxoplasmosi è una malattia causata da un piccolo organismo, un protozoo che si chiama Toxoplasma gondii, una malattia che può essere pericolosa per il feto soprattutto se contratta nel primo quadrimestre di gravidanza. L’ospite definitivo di Toxoplasma è il gatto, che, se infestato, emette il parassita nell’ambiente attraverso le feci: da qui sono nati numerosi miti da sfatare, secondo cui le donne recettive (non già immuni) in gravidanza  non dovrebbero avere contatti con i gatti. Vediamo di seguito tutti i motivi scientificamente documentati per smantellare questi inutili “terrorismi medici”:
1- La toxoplasmosi non è una malattia propria del gatto ma è comune a quasi tutti i mammiferi, gli uccelli, i rettili e persino alcuni molluschi. Ci si può infestare ingerendo le carni crude o poco cotte degli animali infestati (soprattutto agnello, selvaggina, maiale da cui gli insaccati, a volte manzo), mangiando degli ortaggi mal lavati contaminati con le oocisti o facendo del semplice giardinaggio (la terra può facilmente essere contaminata da oocisti).  Infestarsi attraverso il contatto con le feci del gatto (che a sua volta dev’essere infestato) è possibile soltanto in determinate condizioni.
2- E’ stato ridimensionato il ruolo del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, la cui lettiera viene pulita frequentemente: sono necessarie infatti al minimo 24 ore affinché il parassita presente eventualmente nelle feci del gatto (sotto forma di oocisti) assuma una forma di resistenza e diventi quindi infestante per l’uomo. Il gatto normalmente emette le oocisti solo per 2 settimane durante la fase acuta della malattia. E’ inoltre molto remota la possibilità che un gatto che vive in casa si infesti con Toxoplasma, soprattutto se nella sua dieta non sono abitualmente presenti carni crude di roditori ed uccellini a loro volta portatori di Toxoplasma.
3- E’ sufficiente seguire dei piccoli accorgimenti per tutelare la propria salute e quella del nascituro:  cambiare frequentemente la lettiera (basta una volta al giorno), usare eventualmente i guanti e comunque lavarsi le mani dopo l’operazione. Evitare di consumare carni crude o poco cotte (compresi insaccati), lavare bene gli ortaggi  con acqua corrente e bicarbonato, usare i guanti quando si fa del giardinaggio.
Allontanare il proprio gatto dalla casa ed evitare ogni contatto con i felini quando si è in gravidanza è del tutto inutile, il rischio di contrarre la toxoplasmosi dal proprio gatto è infatti molto basso (praticamente nullo se si seguono i consigli sopra citati), molto più basso di quello che si corre mangiando carni crude o poco cotte (compresi insaccati), facendo del giardinaggio o mangiando degli ortaggi mal lavati.
Manuela Cassotta

Riferimenti bibliografici


Seipel Da Silva Azer, D., Bahia-Oliveira, L.M., Shen, S.K., Kwok, O.C., Lehman, T., Dubey, J.P. 2003. Prevalence of toxoplasma gondii in chickens from a highly endemic area to humans in southern brazil. Journal of Parasitology 89:394-396.
Hwang, Y.T., Pitt, J.A., Quirk, T.W., Dubey, J.P. 2007. Toxoplasma gondii in mesocarnivores in Canada. Journal of Parasitology 93:1370-1373. seroprevalence of toxoplasma gondii in mesocarnivore of the canadian prairies . Journal of Parasitology.
“Parassitologia veterinaria”, G.M. Urquhart; J.Armour; J.L.Duncan; A.M.Dunn; F.W. Jennings. Ed. italiana a cura di C. Genchi. Casa Ed. UTET.
Remington, Klein: “Infectious Diseases of fetus and newborn infant” ed. Saunders 1990 ; 1995 ; 2001.
H. Pelloux : Congenital toxoplasmosis: prevention in the pregnant woman and management of the neonate. Arch Pediatr , 206-12 , 2002.
R. Gangneux : Contribution of new techniques for the diagnosis of congenital Toxoplasmosis. Clin Lab , 47, 135-41, 2001.

4 commenti:

Tursiops ha detto...

Ciao Manu!! ottimo articolo come sempre :)
Ti ringrazio davvero perchè il tuo contributo è molto importante per una corretta e seria informazione.
Condivido tutto di quanto da te scritto in particolare gli aspetti tecnici della patologia. Purtroppo l'uomo medio tende a generalizzare molte cose, ad essere superficiale e a optare per scelte drastiche (il piu delle volte perchè sono comode o solo perchè "l'ha detto lui").
un sincero saluto!

Valentina ha detto...

Grazie anche da parte mia!! Io sono nelle prime settimane di gravidanza e tutti mi dicevano "e come fai con il gatto?" Adesso so cosa fare: La mia Minù resterà con me

brontolina ha detto...

Ciao sono in gravidanza circa 1 mese devo fare la I° eco a fine mese il ginecologo quando gli ho detto che ho il gatto in casa mi ha detto che se non ho la possibilità di darlo a qualcuno di starci lontana io non so cosa fare un po di paura per quello che si sente cel'ho come devo comportarmi ? help me grazie

Manuela Cassotta ha detto...

Se segue le basilari norme di igiene di cui si parla anche in questo articolo la probabilità di prendfere la toxo dal suo gatto è la stessa di trovare un ago in un pagliaio. Stia tranquilla. Consiglio: cambi ginecologo e ne trovi uno aggiornato. Buona fortuna! ;-)