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9 aprile 2012

Malattie del gatto: leucemia felina FeLV

Il virus della Leucemia felina (FeLV) è stato identificato per la prima volta nel 1964 in Scozia in gattili dove si era sviluppata una vera e propria epidemia di tumori. Tale infezione è una delle principali cause di morte del gatto domestico, soprattutto quando è presente la coabitazione con più gatti (pensioni, allevamenti, gattili): circa il 33% delle morti causate da tumori è associata all’infezione da FeLV, mentre un numero ancora superiore di gatti FeLV positivi muore a seguito dell’immunosoppressione indotta dal virus. In alcuni casi (rari) il gatto non manifesta mai i sintomi della malattia. L’infezione da FeLV è più frequente nei gatti FIV positivi.
La via di contagio più comune è rappresentata dal contatto con i liquidi organici infetti, in particolar modo la saliva, in seguito a morsi del combattimento, la pulizia reciproca, la condivisione del cibo e delle stesse ciotole per l’acqua. E’ comunque possibile anche l’infezione attraverso l’assunzione del latte materno. Il virus è invece molto labile nell’ambiente esterno e viene inattivato dagli agenti atmosferici e dai comuni detergenti e disinfettanti. Il virus, una volta penetrato nell’animale per via oronasale, replica inizialmente a livello delle tonsille per poi diffondersi al tessuto linfoide, al midollo osseo, alla mucosa intestinale e respiratoria e alle ghiandole salivari (questo processo avviene in 2-4 settimane e rappresenta la fase viremica dell’infezione). A questo punto l’evoluzione dell’infezione da FeLV (con i diversi quadri clinici) dipenderà da diversi fattori: il ceppo virale, la dose infettante e la durata dell’esposizione, lo stato immunitario del soggetto e la sua età (la sensibilità all’infezione è infatti inversamente proporzionale all’età dell’animale).
Potremo quindi avere gatti con:
1. Viremia persistente (circa il 33%) con manifestazione dei segni clinici delle patologie correlate all’infezione; tali soggetti di solito muoiono entro 3-5 anni dalla diagnosi iniziale.
2. Viremia transitoria (infezione latente) in cui il virus si localizza a livello del midollo osseo (senza dare sintomi) ma che può riattivarsi in seguito a determinati stimoli o a trattamenti farmacologici immunodepressivi; di solito in tali animali comunque l’infezione si estingue nell’arco di 3 anni.
3. Viremia transitoria (estinzione del’infezione) in cui l’organismo è in grado di neutralizzare il virus con risoluzione dell’infezione in 4-6 settimane.
Da un punto di vista sintomatologico la prima fase viremica è spesso non osservata dai proprietari in quanto può essere presente solo una linfadenopatia generalizzata più o meno grave. Le patologie correlate all’infezione invece appaiono solo tardivamente (fino a 3 anni dall’infezione primaria) e possono determinare la comparsa di neoplasie linfoidi maligne (in circa il 25% dei gatti FeLV positivi), vari disordini a carico di tutti gli apparati/sistemi, infezioni a carico degli apparati respiratorio, gastro-enterico e urinario in seguito alla caduta dell’immunità. Un’altra lesione osservata frequentemente in gatti FeLV (ma anche FIV) positivi, sono le stomatiti ulcero-proliferative che spesso sono l’unico segno dell’infezione. Per la diagnosi della sono disponibili dei test di laboratorio che permettono di evidenziare la presenza o meno dell’infezione.
Bisogna però ricordarsi che alcuni soggetti FeLV positivi possono divenire in seguito negativi a causa dell’eliminazione del virus da parte dell’organismo e che alcuni, pur essendo FeLV positivi, non sviluppano mai dei sintomi e vivono una vita pressochè normale.
Al momento attuale non esiste un protocollo terapeutico efficace nei confronti di questa infezione in quanto la sintomatologia presente è dovuta dell’immunosoppressione e non ad un effetto diretto del virus. Il trattamento più efficace nei confronti di questa malattia potenzialmente mortale per il gatto è sicuramente la prevenzione: la sterilizzazione, evitando zuffe, accoppiamenti selvaggi e comportamenti a rischio (soprattutto in gatti che escono all’aperto), è un ottimo metodo sia di prevenzione che di limitazione della diffusione del virus. Esiste un vaccino ma vista la sua relativa pericolosità (tumori in sede di inoculo e frequenti reazioni avverse), si sconsiglia di praticarlo se non in situazioni veramente particolari.

19 settembre 2011

Gatti e vaccini

E' sempre consigliabile vaccinare il proprio gatto?
La risposta non è un sì scontato, perché esistono dei pro e dei contro da valutare attentamente.
Le vaccinazioni disponibili per i gatti sono quelle contro:
Herpesvirosi, calicivirosi, panleucopenia felina, clamidiosi, leucemia felina (FeLV), rabbia. Di solito i vaccini contro herpesvirosi (rinotracheite), calicivirosi e panleucopenia (gastroenterite virale) vengono somministrati con un'unica iniezione, detta trivalente.

Visto che non tutti i gatti sono uguali, la scelta di vaccinare o meno il gatto e di quali vaccini somministrare e quali evitare va fatta valutando sempre il rapporto rischio/beneficio, tenendo conto del fatto che si tratta sempre e comunque di farmaci potenzialmente pericolosi (non esenti da rischi per la salute) e considerando i seguenti fattori:
  • Stile di vita del gatto (sta in casa, esce all'aperto)
  • Ambiente di residenza (urbano o rurale)
  • Età e provenienza
  • Stato generale di salute
In teoria il veterinario dovrebbe poter scegliere la protezione più indicata per ciascun gatto, valutando tutti i fattori coinvolti. C'è però da dire che purtroppo molti veterinari (più interessati al guadagno che alla salute del micio) somministrano i vaccini con leggerezza, sottoponendo inutilmente il gatto ad un grave rischio per la salute. E' inutile per esempio vaccinare un gatto adulto adottato da un gattile o da una colonia felina: un gatto che proviene da una comunità deve aver sviluppato per forza una certa resistenza alle malattie, resistenza che sarà più che sufficiente a proteggerlo tra le comode e calde pareti domestiche. Malattie come la herpesvirosi (rinotracheite), panleucopenia (gastroenterite virale) e calicivirosi, raramente colpiscono i gatti al di sopra dei 10 mesi d'età e se dovesse succedere, le conseguenze non sono di solito drammatiche come invece avviene nei gatti più giovani. L’età giusta per la prima vaccinazione è attorno ai 3 mesi, quando gli anticorpi trasmessi al gattino per via materna iniziano a diminuire drasticamente. A questa segue di solito un secondo richiamo dopo 2 o 4 settimane dal primo vaccino. Bisogna valutare attentamente i rischi/benefici dei richiami annuali che in alcuni casi per i gatti adulti, soprattutto anziani o debilitati, potrebbero rappresentare un inutile stress se non essere addirittura pericolosi.

Il vaccino contro la Leucemia felina (FeLV) sembra essere associato alla comparsa di tumori in sede di inoculo (sarcomi da inoculo); tale vaccino è pertanto sconsigliato a meno che non sussistano particolari condizioni di rischio (da valutare caso per caso). Il vaccino antirabbico va fatto se e solo se esistono reali ed accertati rischi di contagio (NON basta che il gatto viva in campagna perchè esista un rischio effettivo di contrarre la rabbia).
Prima di vaccinare il gatto è necessario sottoporlo ad accurata visita veterinaria per escludere l'eventuale presenza di patologie in atto.
Un soggetto che al momento della vaccinazione non sia in piena forma, non solo non produrrà una difesa immunitaria sufficiente a proteggerlo, ma potrebbe avere un peggioramento dello stato di salute da stress vaccinale.
ATTENZIONE: i gatti sono animali molto sensibili e mal tollerano i farmaci (che potrebbero causare facilmente squilibri a livello di reni e fegato), pertanto questi, vaccini compresi, vanno somministrati solo in caso di accertata necessità, valutando sempre attentamente rischi e benefici.