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23 aprile 2012

Malattie del gatto: panleucopenia felina

La panleucopenia o enterite infettiva felina (FIE) è causata da un virus. Questo virus mostra un’affinità per le cellule in rapida suddivisione del midollo osseo e dell’epitelio intestinale del gatto. La via di trasmissione più probabile è quella oro-fecale; il periodo di incubazione previsto è di 2-9 giorni. Durante la fase acuta della malattia, attraverso le feci vengono eliminate grandi quantità di virus. I gattini possono contrarre l’infezione nel periodo prenatale, negli ultimi due terzi della gestazione; la madre di solito non manifesta alcun segno clinico della malattia. Il virus è in grado di causare una malattia significativa nei gatti non immuni di qualsiasi età anche se raramente causa la morte negli adulti. I gattini ed i gatti giovani presentano spesso febbre, vomito ad insorgenza acuta o iperacuta, prostrazione e disidratazione. Inizialmente, può non essere presente la diarrea liquida. L’addome può risultare dolente alla palpazione. Le anse intestinali sono talvolta ispessite e spesso contengono fluidi e gas. Si può avere una grave perdita idrica, che può portare a morte gli animali. I gattini colpiti dall’infezione intrauterina possono essere espulsi prematuramente (aborto spontaneo) o, se sopravvivono, manifestare una disfunzione cerebellare non progressiva. Si riscontrano atassia (perdita di coordinazione nei movimenti) ed ipermetria (disturbo neurologico a carico della motilità, che consiste nella esecuzione di movimenti di un’ampiezza eccessiva rispetto al fine che si propongono) con assunzione di una stazione ad arti divaricati (ampia base d’appoggio). La prevalenza della malattia è massima nei gatti con meno di un anno di vita, fra i quali gli esiti letali possono arrivare al 50 -90%. Si verificano delle infezioni subcliniche, solitamente nei gatti adulti o nei gattini meno giovani. I portatori sani della malattia possono svolgere la funzione di serbatoio del virus. Di solito, la malattia si riscontra in gatti non vaccinati che vivono in condizioni di stress o sovraffollamento, come nei ricoveri per animali; la panleucopenia è comunque meno diffusa che in passato.
Segni clinici: la malattia va sospettata nei gattini e gatti giovani che presentano febbre, inappetenza e vomito (saliva gialla o verde, anche a digiuno).

Cosa fare

ATTENZIONE: soprattutto se si tratta di individui molto giovani è importantissimo rivolgersi tempestivamente al veterinario ai primi segni di inappetenza e vomito ripetuto anche a digiuno (giallo-verdognolo). I gattini si disidratano velocemente e possono morire nel giro di 24 ore.

Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi
  • Osservazione dei segni clinici
  • Esame emocromocitometrico: la panleucopenia (carenza di tutte le serie di leucociti) è un riscontro costante. Entro pochi giorni dall’infezione si può arrivare ad un valore minimo di 100 200 leucociti/µl. La prognosi peggiora con l’aggravarsi della leucopenia.
  • Diagnosi differenziale con avvelenamenti, toxoplasmosi ed enterite batterica. La toxoplasmosi di solito è associata ad una componente respiratoria e causa raramente una grave leucopenia. L’enterite batterica primaria (Escherichia coli, salmonellosi) si può presentare con quadri clinici e leucopenici simili.
Interventi terapeutici primari
  • Fluido terapia: la fluido terapia endovenosa deve essere finalizzata a garantire la copertura dei fabbisogni di mantenimento e la correzione delle perdite in atto a causa del vomito della diarrea. Nella maggior parte dei casi, risulta adeguata una soluzione elettrolitica bilanciata come quella di Ringer lattato con destrosio al 5%. La fluido terapia sottocutanea è sufficiente solo nei casi più lievi.
  • Antibiotici: spesso a causa della presenza della leucopenia e di infezioni batteriche associate si effettua un trattamento antimicrobico ad ampio spettro. La somministrazione di antibiotici per via orale è inizialmente da evitare a causa del vomito. Dopo 24-48 ore, se non induce un aggravamento dell’emesi (vomito), si può offrire dell’acqua l’animale.
  • Inizialmente può essere presente la febbre. Man mano che la malattia progredisce, alcuni gattini divengono ipotermici a causa della perdita idrica e dell’endotossiemia. il veterinario monitorerà la temperatura corporea. Può essere necessario coprire l’animale e riscaldarlo con l’aiuto di una bottiglietta di acqua calda rivestita da un panno morbido.
Prognosi
Con un’adeguata e precoce terapia di supporto, la maggior parte dei gatti e dei gattini sopravvive alla panleucopenia. Le complicazioni che aggravano la prognosi sono la sepsi da batteri gram-negativi e lo shock endo-tossico.

15 aprile 2012

Malattie del gatto: infezione delle vie aeree superiori

Cause delle infezioni delle vie aeree superiori nel gatto sono batteri, virus e miceti. Qui verranno prese in considerazione le malattie più comuni, ovvero quelle provocate da Herpesvirus felino (virus della rinotracheite), del Calicivirus felino e da Chlamydia psittaci. Recenti acquisizioni indicano che anche Bordetella bronchiseptica, l’agente eziologico della tosse dei canili nel cane, può essere una causa significativa di infezione delle vie aeree superiori nel gatto. I 2 virus citati (Herpesvirus e Calicivirus) determinano l’80% circa della totalità dei processi infettivi della specie felina. Si tratta di virus altamente contagiosi e spesso endemici nei nuclei familiari dove vivono più animali e nei gattili. Entrambi possono facilmente indurre uno stato di portatore, caratterizzato da una eliminazione intermittente, stress-indotta (Herpesvirus) o continua (Calicivirus) del virus. Gli anticorpi di origine materna (se presenti) svaniscono all’età di circa 5-7 settimane, per cui i gattini che vivono negli ambienti sopra citati sono di solito esposti all’infezione. I segni clinici più costanti sono rappresentati dagli starnuti; altre manifestazioni comuni sono la febbre, la congiuntivite, lo scolo nasale ed oculare, l’ulcera corneale ed orale e l’ipersalivazione. Febbre, ulcere orali e congestione nasale portano alla comparsa di anoressia, fino a determinare disidratazione e morte. Manifestazioni insolite causate da questi virus sono l’aborto, le ulcere ai cuscinetti plantari e degli spazi interdigitali e l’artrite.
NB: l’infezione NON viene trasmessa all’uomo.



Infezioni delle vie aeree superiori: nei gatti colpiti si riscontrano comunemente starnuti, scolo nasale ed oculare.

Alcuni gatti sviluppano ulcere corneali, che possono lasciare esiti cicatriziali anche importanti (fino alla cecità) se non curate adeguatamente. In alcuni casi possono anche cronicizzare.


Cosa fare

Se vi capitano dei gattini con uno scolo nasale e/o oculare e gli occhi gonfi, infiammati e chiusi (congiuntivite), nell’attesa del veterinario, pulite bene (ma sempre con estrema cautela e delicatezza) le narici e soprattutto gli occhi con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e camomilla tiepida (se necessari con qualche goccia d’olio d’oliva, emolliente). Cercate di aprire gli occhi del gattino, per evitare che si incollino le palpebre. Consultate comunque sempre il veterinario, che vi prescriverà la cura adatta, di solito antibiotici per via iniettiva associati ad una pomata oftalmica antibiotica che dovrà essere applicata 3-4 volte al giorno dopo la pulizia degli occhi, fino a guarigione completa. QUI potete leggere come si fa. Tali malattie, se non curate adeguatamente, non solo possono essere letali ma spesso lasciano danni permanenti agli occhi e/o all’apparato respiratorio. Ricordate che tali malattie sono altamente contagiose per gli altri gatti, quindi se ne avete di sani, è buona norma l'isolamento del/dei malati in una stanza a parte, osservando alcune norme igieniche fondamentali come lavarsi bene le mani prima di toccare altri gatti, lavare scrupolosamente gli ambienti, le superfici e gli oggetti contaminati (bastano acqua e candeggina), se possibile areare e lasciare entrare il sole nelle stanze.
NB: tali affezioni sono tipiche del gatto e non vengono trasmesse all'uomo né ad altre specie animali.


Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi

Anamnesi e segni clinici: anche se esistono diverse cause di starnuti, il fatto che essi persistano per più di 48 ore è fortemente indicativo di infezione alle vie aeree superiori. Di solito sono presenti alcuni o molti dei segni clinici sopracitati. I segni clinici di tutte queste infezioni sono molto simili. Quando sono presenti infezioni batteriche secondarie, è impossibile differenziare i vari agenti patogeni sulla base delle manifestazioni cliniche. Poiché il trattamento di tutte queste infezioni è essenzialmente identico, in pratica la differenziazione eziologica è di solito inutile.

Trattamento
Interventi terapeutici primari

  • Antibiotici: queste infezioni vengono rapidamente complicate dai batteri. Mentre le forme virali sono autolimitanti in pochi giorni, i processi di origine batterica, se trascurati, possono diventare potenzialmente letali.
  • Idratazione: quando si sviluppa la disidratazione, le secrezioni nasali ed oculari tendono ad addensarsi. Per evitare questo ulteriore disagio, il gatto deve essere sottoposto ad una fluido terapia reidratante e di mantenimento mediante soluzioni elettrolitiche bilanciate.
  • Sostegno nutrizionale: l’anoressia è molto comune e costituisce la complicazione più grave delle infezioni delle vie aeree superiori nel gatto. Bisogna fornire costantemente e ripetutamente al gatto del brodo tiepido da fargli bere a piccolissimi sorsi attraverso una siringa senza ago, introdotta lateralmente nella bocca.



Interventi terapeutici secondari

  • Antibiotici per uso oftalmico: sono indicati in caso di congiuntivite. E’ consigliabile non utilizzare prodotti contenenti corticosteroidi, perché esiste il rischio di ulcera corneale.



Prognosi

La prognosi è buona se non insorgono l’anoressia e la disidratazione o se queste vengono trattate adeguatamente. In gatti che non rispondono alla terapia appropriata entro 4-6 giorni si dovrebbe sospettare uno stato di immunosoppressione determinata dai virus dell’immunodeficienza felina (FIV) e/o leucemia felina (FeLV).







14 aprile 2012

La toxoplasmosi nel gatto

Toxoplasma gondii è il protozoo responsabile della toxoplasmosi. Infesta la maggior parte degli animali a sangue caldo. I felini domestici e selvatici sono gli unici ospiti in cui si può completare il ciclo vitale (ospiti definitivi). Esistono tre stadi dell’infestazione:
1. Tachizoiti, che vivono nei tessuti dell’organismo
2. Bradizoiti, che vivono nei tessuti dell’organismo e
3. Oocisti, che vengono eliminate con le feci
Anche se infestazione può essere contratta in diversi modi, nella maggior parte dei casi la causa è rappresentata dall’ingestione di tessuti di mammiferi parassitati. Il ciclo vitale più comune inizia con l’ ingestione delle cisti tissutali. Queste vengono digerite, liberando i bradizoiti, che penetrano nella parete del tenue. Si ha quindi una serie di generazioni asessuate seguite da un ciclo sessuato (solo nei felini), che infine produce le oocisti. Queste vengono eliminate con le feci. Tuttavia, non sono infestanti finché non sono state esposte all’aria e non hanno sporulato per almeno un giorno. L’intero ciclo vitale può essere completato entro tre giorni dall’ingestione delle cisti tissutali. Se il ciclo vitale inizia con ingestione di tachizoiti o di oocisti, per il suo completamento occorrono 3 settimane. La maggior parte dei gatti infestati da Toxoplasma gondii non mostra alcun segno clinico. Tuttavia, in seguito alla penetrazione nella parete del tenue il microrganismo può diffondere ai linfonodi o ad altri organi per via linfatica o ematica. Se a livello degli organi bersaglio si sviluppano focolai necrotici, si osserva la comparsa di segni clinici riferibili all’interessamento degli organi e degli apparati colpiti. Quelli interessati più comunemente sono i polmoni ed il fegato. I segni clinici più frequenti sono rappresentati da anoressia, letargia e dispnea da polmonite. Al secondo posto in ordine di frequenza si collocano l’uveite e le emorragie retiniche. Anche se alcuni gatti muoiono a causa dell’infestazione, la maggior parte dei soggetti colpiti guarisce e sviluppa un’immunità. Si ignora perché alcuni soggetti vengano a morte mentre altri restino asintomatici. La toxoplasmosi può essere una grave malattia nella specie umana, nel periodo della gravidanza, tuttavia è dimostrato che il gatto non ha un ruolo particolarmente rilevante nella trasmissione della malattia (per approfondimenti si rimanda all’articolo apposito). I gatti eliminano tipicamente una gran quantità di oocisti solo per uno o due settimane e di solito per una sola volta nella vita. Se l’eliminazione recidiva, il numero di oocisti immesse nell’ambiente è quasi insignificante. La presenza delle oocisti nelle feci è massima nei gattini di 6-14 settimane di vita. Una volta nell’ambiente, le oocisti resistono ai disinfettanti, al congelamento dall’essiccazione. Possono essere uccise mediante esposizione alla temperatura di 70° per 10 min o più. Un episodio di eliminazione di oocisti non è correlato alla produzione di anticorpi. La negatività dei test sierologici indica la mancata esposizione e la suscettibilità all’infezione. L’esito positivo indica invece che il gatto probabilmente ha eliminato le oocisti nell’ambiente in passato e, quindi, è molto meno probabile che torni a farlo in futuro rispetto di un soggetto sieronegativo.
Diagnosi: cosa fa di solito il veterinario
  • Esame radiografico: l’organo più frequentemente colpito è il polmone. Nelle radiografie si osservano aree o chiazze di epatizzazione polmonare.
  • Enzimi epatici: possono essere aumentati quando è colpito il fegato; tuttavia, si tratta di un riscontro aspecifico e comune a molte malattie nel gatto.
  • Titoli anticorpali (IgM) questi anticorpi compaiono nelle fasi iniziali dell’infestazione e sono presenti per circa tre mesi. Sono correlati ad un’infestazione recente o in atto.
  • Titoli anticorpali (IgG): questi anticorpi compaiono a partire dalla quarta settimana dopo l’infestazione e persistono per mesi o anni. Generalmente, riflettono infezione pregressa.

Prognosi
La prognosi è generalmente buona per le forme non aggressive (la stragrande maggioranza) e comunque è buona se la condizione viene diagnosticata e trattata nelle fasi iniziali.
Prevenzione della trasmissione agli umani
  • Manipolazione delle carni: gli utensili e le superfici che vengono a contatto con le carni crude devono essere lavati con acqua e sapone. Le carni devono essere cotte a 70° o congelate prima della cottura. Evitare il contatto diretto con le feci del gatto, eliminare le deiezioni dalla lettiera ogni giorno (le oocisti diventano infestanti dopo almeno 24 h), lavarsi accuratamente le mani dopo aver cambiato le lettiere. La malattia decorre quasi sempre asintomatica e non comporta alcun problema, tranne nelle persone fortemente immunocompromesse (malati di AIDS, chi assume farmaci immunosoppressori) e nelle donne in gravidanza, poichè pericolosa per il feto.
  • Donne gravide: che la donna gravida non debba avere nessun contatto con i gatti è una leggenda metropolitana senza alcun fondamento scientifico e va sfatata. E’ sufficiente seguire le basilari norme d’igiene ed attenersi ai consigli sopra descritti per preservare la propria salute e quindi quella del nascituro. Per maggiori informazioni sulla toxoplasmosi in gravidanza ed il ruolo dei gatti, riferirsi al post dedicato (usare la funzione ricerca in homepage!)

13 aprile 2012

Malattie della gatta: piometra

Si definisce piometra una raccolta di materiale purulento, solitamente settico, all’interno del lume dell’utero. La condizione è la conseguenza di un processo prolungato, che inizia con molteplici cicli estrali estrogeno-secernenti, senza ovulazione. In parole semplici accade quando la gatta ha ripetuti estri (calori) senza mai potersi accoppiare e rimanere gravida. Tale processo esita in una iperplasia endometriale (crescita dell’endometro dell’utero) e determina la formazione di un ambiente uterino favorevole alla crescita batterica; i microorganismi più comunemente isolati sono E. coli e Streptococcus spp. La maggior parte delle gatte colpite da piometra ha almeno 4 anni d’età. I segni clinici sono anoressia (mancanza di appetito), letargia o irrequietezza, pallore delle mucose, scolo vaginale purulento, distensione addominale. In genere i segni clinici esordiscono entro 2 mesi dopo un ciclo estrale (calore). Essendo il gatto un animale molto dedito alla pulizia, le perdite vaginali possono non essere visibili ed i sintomi molto subdoli. E’ importantissimo sterilizzare le femmine prima dei 3 anni d’età (soprattutto se non hanno mai avuto un parto) proprio per evitare questa pericolosissima malattia, che se non riconosciuta e trattata tempestivamente dal veterinario può essere letale nel giro di poche ore.
Cosa fareSe si osservano i sintomi elencati sopra o si riscontrano alterazioni di qualunque tipo in una gatta non sterilizzata contattare al più presto il veterinario. Lo scolo vaginale e gli altri sintomi in una femmina non sterilizzata che ha presentato di recente un calore, devono far nascere il sospetto di piometra.
Cosa fa di solito il veterinarioIl veterinario verifica la presenza o meno di tensione addominale alla palpazione, e può fare un’ecografia per evidenziare la presenza di fluidi all’interno dell’utero. Generalmente i segni clinici e l’anamnesi sono sufficienti a fare una diagnosi. Le analisi del sangue (emocromo) possono confermare nella maggior parte dei casi un aumento dei leucociti (neutrofilia, lieve anemia).
Interventi terapeuticiOvarioisterectomia (sterilizzazione), antibiotici e fluidi a seconda della gravità dell’infezione.
Prognosi
La prognosi è generalmente buona se prima del trattamento non si è instaurata una sepsi avanzata. Esiste un rischio di mortalità post-intervento, dovuta a shock settico. E’ importante un intervento tempestivo (la gatta dev’essere operata d’urgenza, senza temporeggiare con la somministrazione di antibiotici) ed una adeguata terapia antibiotica post-operatoria.

12 aprile 2012

Parassitosi del gatto: coccidiosi

I coccidi sono protozoi parassiti del tenue e, occasionalmente, del crasso, caratterizzati da una bassa patogenicità. Anche se talvolta negli animali infestati (soprattutto se si tratta di gattini) si osservano diarrea, mucochezia (muco nelle feci), ematochezia (sangue nelle feci) ed anche morte, la maggior parte di questi microrganismi non determina la comparsa di segni clinici. Esistono diverse specie di coccidi, Cryptosporidium spp. e Cystoisospora spp. infestano il gatto. Per quanto riguarda il coccidio Toxoplasma gondii, si rimanda a trattazione specifica nello stesso sito. I parassiti vengono assunti dall’animale attraverso l’ingestione di ospiti intermedi (in cui sono presenti in stadi extra intestinali) o di feci infestate. In generale, nel gatto non si osserva un coinvolgimento extra intestinale e non si verificano infestazioni transplacentari e transmammarie. L’esame clinico può risultare normale o evidenziare diarrea e perdita di peso. Cryptosporidium spp. merita una considerazione particolare. I coccidi di questo genere sono capaci di causare una grave diarrea con perdita di peso, debolezza e disidratazione. I gatti infestati da Cryptosporidium sono spesso colpiti da processo patologico primario predisponente (come un linfoma alimentare, un’infiammazione intestinale o un’infezione da FeLV o FIV) che merita un approfondimento.
Cosa fare
In caso di diarrea persistente o di presenza di sangue e muco nelle feci contattare immediatamente il veterinario.

Cosa fa di solito il veterinario
  • Esame microscopico delle feci ( flottazione) per la ricerca delle oocisti
  • Striscio diretto in soluzione fisiologica: talvolta consente di visualizzare le oocisti al microscopio

Prognosi
Qualora l’infestazione non sia, come accade in certi casi, autolimitante, il veterinario prescrive dei farmaci. La prognosi relativa alla guarigione è di solito buona.

11 aprile 2012

Malattie renali nei gatti

I reni dei felini sono particolarmente vulnerabili: la patologia renale è purtroppo un riscontro molto frequente in gatti di tutte le età ed entrambi i sessi, anche se è molto più frequente nei gatti con più di 6 anni d’età. Alla base dell’isufficienza renale cronica possono esserci diverse cause, tra le quali alcune patologie a carattere genetico (nefropatia policistica), malattie croniche acquisite (nefrite tubulo-interstiziale, glomerulonefrite, pielonefrite, amiloidosi, ecc.) ad eziologia sconosciuta, oppure semplicemente l’invecchiamento. Fattori scatenanti possono essere le intossicazioni, i farmaci, lo stress, l’alimentazione troppo ricca di sali e/o la scarsità d’acqua, la sterilizzazione, un’ anestesia somministrata in eccesso e/o interventi chirurgici prolungati, altre patologie concomitanti. La cosa non è scientificamente spiegata ma è certo che qualcosa scatena la malattia sulla base di una vulnerabilità costituzionale.I segni clinici più comuni sono rappresentati da perdita di peso, anoressia, letargia, polidipsia (il gatto beve molto) e a volte poliuria. In assenza di terapia adeguata, più tardivamente compaiono vomito e disidratazione, il gatto diventa emaciato, emana un cattivo odore e presenta ulcere sulle mucose della bocca. La morte sopraggiunge di solito in pochi giorni. Quanto prima ci si accorge di una patologia renale in atto, tanto più si riuscirà ad intervenire con una terapia ed un’alimentazione adeguate che eviteranno un peggioramento dello stato di salute del gatto.

Segni precoci di patologia renale
L’insufficienza renale può esordire nel gatto con una serie di segni e comportamenti tipici, che per esperienza ho visto sottovalutare da molte persone, compresi alcuni veterinari. Tali segni possono comparire anche diversi anni prima dell’esordio della malattia, quando il gatto appare ancora in buona salute. Un’ osservazione attenta del comportamento del gatto può aiutare ad individuare precocemente un’insufficienza renale nelle primissime fasi e di conseguenza, correggendo l’alimentazione del gatto ed adottando alcuni accorgimenti, è possibile ritardare e nella migliore delle ipotesi, scongiurare, la comparsa di sintomi più gravi. Vediamo quali sono i comportamenti potenzialmente a rischio, che possono indicare l’esordio di una patologia renale cronica:
  • Il gatto “scava” con la zampa anteriore nella ciotola dell’acqua o immerge le zampe in acqua
  • Il gatto passa molto tempo a bere e staziona come “in contemplazione” della ciotola dell’acqua, aspettando che gliela cambiate, poi beve nuovamente
  • Quando aprite il rubinetto dell’acqua il gatto corre a bere, immerge la testa sotto l’acqua o addirittura tutto il corpo sotto il getto d’acqua, incurante di bagnarsi



Quando si sospetta una patologia renale nelle fasi iniziali è consigliabile richiedere al vet un esame della funzionalità renale: in caso di malattia renale aumentano i livelli sierici di creatinina e l’azoto ureico. Alla palpazione il vet rileva sovente dei reni piccoli o morfologicamente anomali, ma non sempre. Una dieta adeguata (crocchette specifiche a basso tenore di fosforo e di proteine, pesce crudo, calamari crudi) ed una terapia a lungo termine di solito hanno successo e la malattia non peggiora.

La malattia renale solitamente ha una prima fase compensata in cui il gatto beve moltissimo ed urina molto (urine pallide, poco concentrate). Nella seconda fase il gatto può smettere di bere (insufficienza renale scompensata) e ciò di solito si associa ad un più o meno rapido deterioramento della salute del gatto. E' importante che i gatti abbiano sempre acqua fresca a disposizione, anche se non soffrono di patologie renali.

Quando il gatto è già disidratato e sviluppa i primi segni eclatanti (anoressia, polidipsia, perdita di peso, letargia, ecc.) ed il vet ha diagnosticato una patologia renale, di solito l’instaurarsi delle misure dietetiche e terapeutiche a lungo termine è preceduto da una terapia di reidratazione (flebo sotto cute o endovenosa per somministrare soluzione fisiologica) che dura 7-10 giorni. Con la reidratazione la funzione renale dovrebbe migliorare ed il gatto recupera l’appetito e la vitalità. Il recupero dipende però da diversi fattori tra cui l’età del gatto, il grado di compromissione renale ed eventuali patologie concomitanti.

Se la patologia è stata diagnosticata tardivamente, un recupero completo è molto improbabile, tuttavia, per evitare sofferenze al gatto è utile reidratarlo (flebo sotto cute di soluzione fisiologica), offrirgli cibi appetitosi e leggeri (di solito freschi e crudi), non fargli assolutamente mai mancare l'acqua fresca (va cambiata il più spesso possibile, anche ogni ora, per incoraggiarlo a bere) e lasciarlo tranquillo.

10 aprile 2012

Infestazione da ascaridi nel gatto: Toxocara cati

Toxocara cati è un Nematelminta (Classe di vermi a corpo cilindrico non segmentato) lungo da 4 a 8 cm. che si localizza nell’intestino tenue del gatto, formando talvolta noduli che possono causare irritazione intestinale (a volte ostruzione). I gatti possono essere infestati assumendo le uova del parassita nell’ambiente esterno o le larve attraverso il latte della madre, nei primi giorni di vita.


I gatti infestati ospitano le larve nei tessuti del corpo, compresi i tessuti mammario e muscolare, per l’intera durata della vita. Per motivi ignoti le larve si riattivano verso la fine della gravidanza e producono ascaridi intestinali adulti. Alcune larve migrano nelle ghiandole mammarie, da cui vengono trasferite nei gattini tramite il latte. Le uova vengono espulse attraverso le feci nell’ambiente esterno. Le microscopiche uova sono molto resistenti al freddo secco ed ai disinfettanti, possono sopravvivere nel terreno fino a 3 anni. Una volta ingerite, le uova raggiungono l’intestino dove si schiudono le larve, che migrano al fegato ed ai polmoni prima di tornare all’intestino dove si sviluppano allo stadio adulto. Il ciclo dura circa 6 settimane.

Cosa fare

E' sufficiente somministrare un vermifugo sotto indicazione del veterinario. Non somministrare vermifughi ai gatti anziani o debilitati, a meno che la parassitosi non pregiudichi gravemente lo stato di salute del gatto. Per i gattini esistono dei vermifughi specifici.

24 marzo 2012

Scolo nasale cronico e congiuntivite nei gatti

Scolo nasale cronico
Viene considerato cronico uno scolo nasale che dura da più di 30 giorni. Esistono almeno 8 tipi di malattie che possono essere responsabili di questa manifestazione. La natura dello scolo (muco, pus, sangue, ecc.) non è indicativa della sua eziologia (causa). I gatti colpiti, di solito mostrano periodicamente intensi episodi di starnuti.



Congiuntivite
Nei gattini (raramente negli adulti) è frequente l'irritazione oculare dovuta ad infezioni delle alte vie respiratorie (Calicivirus e Herpesvirus felini, Chlamydia). Gli occhi possono presentarsi arrossati, pieni di muco e pus, inoltre possono essere molto gonfi. Le palpebre tendono a chiudersi e ad incollarsi e se non si interviene tempestivamente con un'accurata pulizia ed con una terapia adeguata, il gattino perde gli occhi (nel vero senso della parola).


 

Cosa fare

Se si rinviene un gatto o un gattino con uno scolo nasale e/o oculare, nell’attesa del veterinario, pulire bene il naso e soprattutto gli occhi con un batuffolo di cotone inumidito con l’acqua tiepida, camomilla e un po’ olio d’oliva (emolliente). Se gli occhi sono chiusi cercare di aprirli delicatamente di modo che le palpebre non rimangano incrostate ed incollate. Il tutto dev’essere eseguito con molta delicatezza. Contattare il veterinario. Per il primo soccorso di gattini con gli occhi gonfi leggere QUI.
Cosa fa di solito il veterinario

Visita generale. Eventualmente esami radiografici per osservare i seni paranasali, indagini colturali, sierologiche, ecc.
Diagnosi differenziale

  • Infezioni virali: Herpesvirus o Calicivirus felini
  • Infezioni batteriche: Pseudomonas aeruginosa, Proteus mirabilis, Staphylococcus aureus, ecc.
  • Infezioni micotiche: Cryptococcus neoformans, Histoplsma capsulatum
  • Neoplasie: Adenocarcinoma, linfosarcoma, ecc.
  • Polipi infiammatori
  • Corpi estranei
  • Allergia alimentare
  • Atopia

Nei gatti in cui il problema si manifesta prima dei 6 anni d’età sono più probabili le infezioni virali o batteriche. In quelli con più di 10 anni, è invece più probabile una neoplasia (che determina in genere una deformazione monolaterale del dorso del naso o dell’intera area nasale). Le altre malattie non sono correlate all’età.

Trattamento
  • Antibiotici: nella maggior parte dei casi gli antibiotici possono alleviare temporaneamente le manifestazioni cliniche, perché in genere la situazione è complicata da infezioni batteriche secondarie.
  • Idratazione: la fluido terapia, è utilissima in caso di disidratazione, anche per fluidificare le secrezioni nasali.

22 marzo 2012

Anemia nel gatto

L’anemia, definita come una diminuzione del numero di eritrociti (globuli rossi) circolanti e dell’ emoglobina fino a valori al di sotto del limite della norma, può avere nel gatto numerose cause. A seconda della cronicità dell’anemia, l’anamnesi può indicare un calo di attività o una riduzione della tolleranza all’attività fisica. I segni possono essere pallore delle mucose, aumento dello sforzo respiratorio sotto stress, tachicardia (battito cardiaco accelerato), lieve soffio sistolico (rilevabile dal veterinario all’auscultazione). Il veterinario presterà attenzione alle dimensioni dei linfonodi periferici e della milza. E’ importante che il veterinario verifichi se si tratta di un’anemia rigenerativa o arigenerativa: ogni volta che l’ematocrito (la parte corpuscolata del sangue) risulta inferiore al 20%, verrà effettuato il conteggio dei reticolociti, o globuli rossi immaturi, per valutare la risposta midollare all’anemia. In generale, le forme rigenerative (presenza di reticolo citi in circolo) sono associate a perdita ematica o emolisi (rottura dei globuli rossi), mentre le non rigenerative dipendono da un calo della produzione di globuli rossi, per malattie del midollo osseo o un disordine extra-midollare. Il gatto è una specie animale con caratteristiche uniche perché può presentare 2 tipi di reticolociti, che possono far capire al veterinario se c’è stata una risposta rigenerativa recente.
Cosa fa di solito il veterinario: diagnosi differenziale

Anemia rigenerativa

Emolisi
(distruzione degli eritrociti) dovuta a
  • Parassiti eritrocitari: Haemobartonella felis , Cytauxzoon felis, Babesia spp.
  • Distruzione immuno-mediata
  • Anemia emolitica a corpi di Heinz
  • Danno ossidativo: blu di metilene, acetaminofene, benzocaina, fenazopiridina, altri avvelenamenti
  • Isoeritrolisi neonatale

Perdita ematica
  • Traumi o interventi chirurgici
  • Infestazione cronica da pulci

Anemia non rigenerativa


Intramidollare
  • Anemia emopoietica associata o meno ad infezione da virus della leucemia felina (FeLV) o all’immunodeficienza felina (FIV).Forme linfoproliferative, Forme mieloproliferative
  • Aplasia eritrocita ria
Extramidollare
  • Nefropatia cronica
  • Infiammazione cronica, stati infettivi cronici
  • Neoplasie
  • Stato nutrizionale scadente o digiuno prolungato

Indagini diagnostiche principali
  • Analisi del sangue (esame emocromocitometrico) che permette di valutare il numero di eritrociti, il valore dell’ematocrito. Vengono valutati anche gli strisci di sangue al microscopio per rilevare l’eventuale presenza di globuli rossi parassitati, di corpi di Heinz o altre anomalie morfologiche. A causa delle ridotte dimensioni degli eritrociti felini, all’esame microscopico non è rilevabile la sferocitosi, indice di una distruzione immunomediata dei globuli rossi.
  • Conteggio dei reticolociti, un esame di non facile interpretazione. Il conteggio dei reticolo citi deve essere corretto in funzione dell’ematocrito.
  • Screening per le infezioni virali del gatto (FIV, FeLV)
Prognosi e cure

La prognosi nei gatti anemici dipende dalla causa dell'anemia, dall’identificazione e efficace trattamento della causa primaria. In generale, la prognosi è migliore nei casi acuti che nelle forme non rigenerative.

19 marzo 2012

Se il gatto perde l'appetito e non mangia

La perdita d’appetito o anoressia nel gatto, può essere dovuta a diverse cause, patologiche o non, quali disordini metabolici , gastroenterici e neurologici, malattie infiammatorie/infettive, reazioni a farmaci/tossine, neoplasie, febbre, dolore, stress ambientale e scarsa appetibilità della dieta. Poiché il numero delle condizioni che possono portare alla perdita dell’appetito è così elevato, gli altri segni clinici che l’accompagnano sono estremamente variabili. Alcuni gatti presentano anoressia o anoressia/letargia/perdita di peso come unica manifestazione del processo patologico in atto. A differenza di altri mammiferi i felini sono carnivori obbligati, con esigenze nutrizionali speciali. Ciò è dovuto al fatto che questi animali consumano e disperdono in modo persistente alcuni principi nutritivi e ne sintetizzano altri in quantità inadeguata (vedere tabella). Di conseguenza, l’anoressia persistente o prolungata può portare a gravi alterazioni metaboliche, che complicano la situazione già in atto. Un ulteriore motivo di preoccupazione in caso di anoressia prolungata nel gatto è il potenziale rischio di lipidosi epatica. Di conseguenza il problema richiede un rapido consulto del veterinario, prima che si instauri uno stato di malnutrizione.


Princìpi nutritivi
Manifestazioni carenziali

Arginina
Ptialismo, iperestesia, vomito, tremori muscolari, atassia; i segni clinici possono comparire entro alcune ore o giorni.

Taurina
Degenerazione retinica, miocardiopatia dilatativa, problemi riproduttivi, scarso accrescimento nei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi. Per i gatti la Taurina è un aminoacido essenziale, non sono in grado di sintetizzarlo.

Vitamina A
Degenerazione retinica, debolezza, mantello secco trascurato, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.

Acido arachidonico
Dermatite, secchezza del pelo, anemia, problemi riproduttivi, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.


Cosa fare

Se il gatto non mangia e si comporta in modo strano (dorme spesso, si muove poco), consultare al più presto il veterinario. Se il gatto è inappetente ma sembra stare bene provate a cambiare cibi: è probabile che non gradisca un particolare tipo di cibo e/o sia necessario variare la sua alimentazione. L’alimentazione del gatto dev’essere il più possibile varia e comprendere alimenti freschi.

Cosa fa di solito il veterinario

Indagini diagnostiche principali

  • Anamnesi: il veterinario vi potrà porre alcune domande relative all’ambiente in cui vive il gatto (in casa o fuori), ad eventuali recenti variazioni (spostamenti, introduzione di nuovi animali o membri della famiglia), viaggi, somministrazione di farmaci, esposizioni a tossine, comparsa di segni riferibili ad altri processi patologici (ad es. se il gatto beve tanto, urina molto, ha vomito o diarrea) e modificazioni della dieta.



  • Esame clinico: il veterinario visiterà accuratamente il gatto per escludere la presenza di ferite o ascessi, masse patologiche interne o esterne, linfadenopatia (linfonodi ingrossati), anomalie all’auscultazione polmonare, irregolarità dei reni alla palpazione, dolore, ecc. Farà anche un esame della cavità orale per rilevare eventuali corpi estranei, malattie gengivali o dentali, ulcere, ecc. A volte il veterinario può rilevare i segni di una malattia infettiva/infiammatoria attraverso una visita oculistica (osservazione della camera anteriore e della retina dell’occhio).



  • Esami di laboratorio: analisi del sangue e delle urine per escludere l’insufficienza renale (molto frequente nei felini), malattie metaboliche, ecc.



  • Radiografia o ecografia addominale: per rilevare anomalie di dimensione ed architettura dei diversi organi, ostruzioni gastroenteriche o neoplasie.


Note: la presenza di tartaro e le malattie dentali sono a volte causa di anoressia. Generalmente se vi sono problemi dentali il gatto cerca di mangiare ma mastica male, sputa il cibo e/o si lamenta mentre mangia o prova a mangiare. Anche in presenza di tartaro il veterinario provvederà ad escludere altre cause più gravi prima di valutare una pulizia dei denti (l’anestesia potrebbe essere controindicata!). In nessun caso il veterinario dovrebbe sottoporre ad anestesia un gatto di cui non conosca lo stato di salute. Nel gatto è frequente la perdita di appetito associata alla temporanea perdita del senso dell’olfatto, legata ad infezioni delle alte vie respiratorie (ad es. rinotracheite).

Trattamento
  • Deve venir trattata la causa primaria, per ripristinare l’appetito.
  • Fluidoterapia di sostegno: in caso di disidratazione, flebo di soluzione fisiologica sottocutanee o endovenose (casi più gravi)
  • Supporto nutrizionale: è importantissimo incoraggiare il gatto a mangiare, offrendogli cibi appetibili (provare con diversi cibi particolarmente graditi: umidi di alta qualità, pollo cotto o crudo freschi, pesce fresco, ecc.). Se il gatto non mangia, fornirgli del brodo tiepido con una siringa senza ago inserita al lato della bocca, a piccole gocce. Se proprio non sopporta il cibo, fornire acqua allo stesso modo (anche poco è sempre meglio che niente).



18 marzo 2012

Obesità nel gatto

Si definisce come obesità l’eccesso di grasso corporeo che si accumula in seguito all’aumentata assunzione di energia (incremento dell’assunzione di cibo e/o della sua densità calorica) o al calo dell’impiego energetico (riduzione del livello di attività e/o riduzione della funzionalità tiroidea). Le cause più comuni di obesità nel gatto sono la sovralimentazione associata alla vita sedentaria ed alla sterilizzazione/castrazione.
L’obesità può complicare molte condizioni di interesse veterinario come la dispnea (difficoltà respiratoria), le affezioni cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete mellito e i problemi muscolo scheletrici. Inoltre, può aumentare il rischio connesso all’anestesia e agli interventi chirurgici, predisporre i felini alla lipidosi epatica e causare un’intolleranza al caldo.

Segni di obesità: se non si riescono ad apprezzare le costole con la palpazione e sono presenti notevoli depositi di grasso addominale e inguinale, il gatto è obeso.

Cosa fare

  • Aumentare il livello di attività fisica incrementando il gioco o adottando un altro gatto affinché possano giocare insieme.
  • Non esagerare con l’alimentazione, in particolare se il gatto è sterilizzato, non esce e tende ad avere una vita sedentaria, moderare l’apporto calorico.

Calcolo del fabbisogno calorico giornaliero di mantenimento, del gatto adulto con un livello di attività ridotto o moderato:

Kcal da somministrare = (peso corporeo in Kg x 30) + 70

Ai gatti obesi si dovrebbe somministrare il 66% del valore calcolato per il fabbisogno calorico di mantenimento fino al raggiungimento del peso ottimale. Si sconsigliano diete fai da te, è sempre meglio un consultare il veterinario, anche per escludere eventuali concomitanti patologie.

Note: nel gatto l’ipotiroidismo è estremamente raro e il vet non lo diagnostica se non in presenza di altri evidenti segni clinici specifici (alopecia del tronco, bradicardia, abbassamento della temperatura corporea, ipercolesterolemia a digiuno, anemia non rigenerativa di lieve entità).

17 marzo 2012

Se il gatto si gratta o perde il pelo (alopecia)

Per “alopecia” si intende l’assenza di pelo da zone di cute dove questo dovrebbe essere presente. Può essere la conseguenza di una scarsa produzione di pelo o più comunemente di una sua eccessiva perdita.
L’alopecia del tronco è tipicamente bilaterale e simmetrica. Si osserva comunemente nella parte ventrale dell’addome; successivamente può coinvolgere la superficie posteriore degli arti pelvici, soprattutto al di sopra del tarso. Altre zone che possono essere interessate sono l’area situata appena cranialmente alla base della coda e di fianchi. In alcuni gatti, risultano colpiti tutti questi settori e le lesioni possono confluire, determinando la comparsa di un’alopecia diffusa a tutta la metà caudale del tronco. Uno degli aspetti più importanti è stabilire se sia presente o meno il prurito, per rendersi conto se l’alopecia è autoindotta. È necessario osservare se il gatto tende a leccarsi, grattarsi, mordicchiarsi o toelettarsi in modo eccessivo. Tenendo conto che molti gatti assumono questi comportamenti solo quando non sono osservati, non è possibile stabilire con certezza la presenza del prurito. Tuttavia si tratta di un indizio utile ai veterinari per la diagnosi.


Alopecia autoindotta: possibili cause
  • Atopia
  • Dermatite da allergia alle pulci
  • Alopecia psicogena
  • Allergia alimentare
  • Dermatofitosi
  • Infestazione da Cheyletiella
  • Demodicosi
  • Accumulo di materiale nei sacchi anali
  • Infestazione da Sarcoptes
  • Localizzazione al tronco di acari auricolari

Alopecia non autoindotta: possibili cause
  • Stress: interventi chirurgici, malattie sistemiche, febbre, stress ambientali
  • Perdita anagena
  • Perdita telogena
  • Iperadrenocorticismo
  • Ipertiroidismo
  • Alopecia endocrina

Trattamento
La caduta del pelo a livello del tronco non è una condizione potenzialmente letale. Se non è presente il prurito, il problema è più estetico che clinico.
E’ importante che il veterinario identifichi la malattia primaria, per quanto possibile, ed eventualmente trattarla di conseguenza.
In alcuni gatti si riscontra l’alopecia di origine psicogena; non esiste alcun test che permetta di identificarla. Il veterinario formula la diagnosi per esclusione. L’alopecia psicogena può associarsi anche all’alopecia pruriginosa del tronco e complicarla.
Cosa fare

Se il problema non si risolve entro qualche settimana o il gatto manifesta contemporaneamente dei sintomi preoccupanti (dimagrimento, anoressia, letargia, ecc.), consultare il veterinario.

Cosa fa di solito il veterinario
  • Anamnesi: la distinzione fra alopecia autoindotta (comprese le forme dovute al prurito)e non autoindotta è di importanza fondamentale per il resto dell’indagine diagnostica.
  • Tricogramma: si tratta dell’esame microscopico delle estremità distali dei peli presenti all’interno dell’area alopecica. Il riscontro di punte spezzate indica che la caduta del pelo è autoindotta.
  • Risposta alla somministrazione di steroidi: si può presumere che i gatti che rispondono alla terapia con steroidi siano affetti da forme di natura pruriginosa. In questo caso il veterinario prenderà in considerazione le seguenti malattie: atopia, dermatite da allergia alle pulci, infestazione da Cheyletiella, demodicosi, infestazione da Sarcoptes e localizzazione al tronco di acari dell’orecchio. I gatti con allergia alimentare possono manifestare una risposta di breve durata (pochi giorni) dall’iniezione di steroidi ad azione deposito.
  • Test intradermico per la valutazione della reazione all’antigene delle pulci o rigoroso controllo dell’infestazione: questi test possono essere utilizzati per documentare una dermatite allergica da pulci.
  • Test intradermico con antigeni vari: utilizzato per la diagnosi dell’atopia.
  • Colture micotiche: la dermatofitosi può essere causa di lesioni cutanee e perdita di pelo, con aspetti clinici molto differenti.
  • Prove diagnostiche con diete speciali ipoallergiche: il gatto deve essere alimentato per almeno quattro settimane e preferibilmente per otto settimane con un prodotto che non ha mai assunto in precedenza. Dal momento che la componente della dieta che ha le maggiori probabilità di risultare antigenicamente attiva e quella proteica, e di importanza fondamentale utilizzare una fonte originale di proteine.
  • Preparati allestiti con nastro adesivo: da esaminare il microscopio per l’identificazione di Cheyletiella.
  • Se la prova con nastro adesivo risulta negativa, il veterinario può prendere in considerazione la somministrazione di un antielmintico, soprattutto se il gatto proviene da un ambiente affollato quale ad esempio un gattile o o vive all’aperto.
  • Raschiato cutaneo: per rilevare Demodex, Sarcoptex ed acari auricolari.
  • Svuotamento dei sacchi anali: nel gatto, le loro ascessualizzaione è rara. L’accumulo di materiale all’interno di queste strutture fa sì che l’animale si lecchi eccessivamente la zona intorno all’area perineale.
  • Determinazione dei livelli sierici totali di T4: il veterinario esclude così la presenza di un ipertiroidismo, soprattutto nei gatti con più di 10 anni di età.

Prognosi
La prognosi dipende dalla causa dell'alopecia, dalla corretta formulazione della diagnosi da parte del veterinario e dall’adeguato trattamento della malattia primaria. Comunque, non si tratta di una condizione patologica potenzialmente letale.

16 marzo 2012

Se il gatto ha la diarrea

Considerazioni generali
La diarrea è dovuta ad un eccesso di acqua nelle feci. Dal punto di vista fisiopatologico, se ne riconoscono quattro tipi: osmotica, secretoria, da alterazione della permeabilità (essudativa) o da alterazione della motilità. La prima è causata da un aumento dei soluti non assorbiti all’interno del lume gastroenterico, che porta ad un incremento del contenuto di acqua. Questo aumento dei soluti non assorbiti può essere dovuto a iper- alimentazione, maldigestione /malassorbimento (ad esempio in caso di insufficienza del pancreas esocrino o linfangectasia) ed affezioni della mucosa del tenue (ad esempio, in caso di infiammazioni intestinali). La diarrea secretoria è causata da un’eccessiva secrezione di fluidi nel lume gastroenterico. A sua volta, questa può essere dovuta a enterotossine batteriche, agenti agonisti colinergici, acidi biliari deconiugati ed idrossiacidi grassi. L’alterazione della permeabilità è provocata da un processo patologico che danneggia o distrugge la mucosa gastroenterica, portando alla comparsa di una maldigestione, malassorbimento e fuoriuscita di fluidi, elettroliti e particelle di grandi dimensioni nel tratto gastroenterico, con conseguente diarrea. Le alterazioni della permeabilità possono essere causate da ulcere /erosioni (ad esempio , da farmaci antinfiammatori non steroidei ed epatopatie) , infiammazioni (ad esempio in caso di enterite virale o infiammazione intestinale) e processi infiltrativi della mucosa (come nel linfoma). Le alterazioni della motilità esitano nella diarrea perché riducono l’assorbimento dei liquidi diminuendo la durata del periodo di contatto fra l’epitelio intestinale deputato all’assorbimento e il contenuto del viscere (riduzione del tempo di transito gastroenterico). Nella maggior parte dei casi, la causa è rappresentata da un calo della segmentazione ritmica o, molto meno comunemente, da un aumento della peristalsi. Le alterazioni della motilità possono innescare altri meccanismi della diarrea e solo raramente rappresentano il disordine primario responsabile della condizione, come nel caso della sindrome del colon irritabile e della disautonomia. Con la determinazione dei meccanismi fisiopatologici che provocano la diarrea, il veterinario identifica la migliore terapia di sostegno iniziale per il paziente. Classificare la diarrea in base a cronicità, gravità e localizzazione anatomica è per il veterinario clinicamente utile per stabilirne l’eziologia o la causa specifica. Ciò contribuisce ad orientare il veterinario verso il miglior approccio diagnostico iniziale ed inoltre permette di impostare un primo piano terapeutico. La diarrea va distinta in acuta e cronica, grave ma non grave e del tenue o del crasso. Il limite fra una diarrea acuta ed una cronica può essere fissato nella durata di 2-3 settimane. I parametri relativi alla gravità sono la perdita del 10% o più del peso corporeo, la disidratazione del 3-5% o più, il riscontro di significative compromissioni della mucosa (diarrea emorragica), la presenza di gravi disturbi elettrolitici ed una piressia (febbre) superiore a 40 °C. La valutazione dei pazienti con diarrea deve poi proseguire con la verifica delle specifiche malattie considerate probabili sulla base dei criteri precedentemente esposti. L’elenco delle possibili diagnosi differenziali comprende malattie sia gastroenteriche che non gastroenteriche, dal momento che molte malattie metaboliche, neoplastiche ed infettive/ infiammatorie si possono manifestare con segni di interessamento dell’apparato digerente anche se questo non è primariamente coinvolto.
Possibili cause di diarrea
Cause gastroenteriche:
Enterocolite aspecifica
Intolleranza alimentare
Allergia alimentare
Tossine
Malattie infettive (Salmonella, Campylobacter)
Parassitosi (Nematodi, Giardia, Cryptosporidium)
Infiammazioni intestinali
Neoplasie (linfoma, carcinoma ed altre)
Cause non gastroenteriche:
Ipertiroidismo
Insufficienza renale
Insufficienza del pancreas esocrino
Epatopatie
Neoplasie non gastroenteriche
Malattie FeLV/FIV-correlate
Cosa fareSe il gatto beve, mangia, non manifesta altri sintomi preoccupanti ed ha più di 7 mesi, prima di portarlo dal veterinario, provate a somministrargli dei fermenti lattici per 2 volte al giorno (enterogermina perchè priva di aromi ed additivi, mezza fiala al mattino e mezza alla sera) e modificate l'alimentazione che dev'essere il più possibile leggera e a base di carne cruda fresca, può essere utile qualche ora di digiuno. Evitare i cibi industriali (soprattutto le scatolette contenenti salse e sughi) ed i latticini. In caso il gatto abbia meno di 7 mesi e la diarrea sia particolarmente grave e/o associata a vomito ripetuto, consultate immediatamente il veterinario (i gattini si disidtratano in poche ore e ciò può condurli rapidamente a morte). Nel dubbio consultate comunque il veterinario, meglio un consulto in più che un gatto sulla coscienza.

Cosa fa di solito il veterinario
  • Dati di base (esame emocromocitometrico completo, profilo biochimico ed analisi dell’urina): il veterinario effettua una valutazione dei dati analitici di base per verificare l’eventuale presenza di epatopatie (iperbilirubinemia, diminuzione dell’azotemia, aumento di ALT, ALP e GGT e bilirubinuria), nefropatie (aumento dell’azotemia, dell’uremia e della creatininemia con diminuzione del peso specifico dell’urina), segni di ipertiroidismo aumento dei livelli di ALT o ALP, il lieve incremento dell’ematocrito, basso peso specifico dell’urina) e segni di linfoma (occasionale riscontro di linfoblasti circolanti ed anemia). L’enteropatia proteino-disperdente, che può essere dovuta a cause diverse, è un riscontro raro nei gatti con diarrea (ipoalbuminemia, ipoglobulinemia).
  • Esame coprologico: flottazione in solfato di zinco per la ricerca di nematodi e Giardia.
  • Determinazione dei livelli totali di T4: il veterinario dovrebbe eseguire questo test in tutti gatti con più di 10 anni di età che presentano diarrea, per verificare l’eventuale presenza di un ipertiroidismo.
  • Test FIV/FeLV: questi esami non confermano le specifiche malattie, ma sono buoni indicatori della probabilità che siano presenti altre affezioni.
  • Ricerca di Cryptosporidium nelle feci

Nei gatti con diarrea cronica e in quelli con diarrea acuta e grave è indicata un’indagine diagnostica completa. I pazienti colpiti da forme acute non gravi, invece, possono essere trattati con una semplice terapia di supporto, senza esami approfonditi, se l’esame delle feci e i test di valutazione rapida (determinazione di ematocrito, proteine totali, glicemia, azotemia ed esame delle urine mediante strisce reattive e misurazione del peso specifico dell’urina) non forniscono indicazioni particolari.
Trattamento
  • Trattamento della causa primaria: è la chiave per la risoluzione definitiva del problema.
  • Somministrazione di antielmintici: questi farmaci sono indicati sia nei gatti che vivono in casa che in quelli tenuti all’aperto, qualora l’esame coprologico risulti positivo o nel caso sia fortemente probabile un’infestazione da elminti. Si ricorda che gli antielmintici e tutti i farmaci in genere sono tossici (per il gatto in particolare) e vanno usati con cautela e solo se strettamente necessario, soprattutto in animali già debilitati o anziani.
  • Alimentazione: in caso di diarrea osmotica o da alterazione della permeabilità il veterinario potrebbe consigliare la sospensione dell’assunzione del cibo per 24-48 ore, con somministrazione per via orale di soluzioni glucosate, aminoacidiche ed elettrolitiche, oltre all’acqua. Se invece la diarrea è di tipo secretorio, la sospensione dell’assunzione del cibo non apporta alcun beneficio. In questo caso può essere opportuno offrire al gatto cibi freschi e leggeri (potrebbe essere indicata la carne fresca cotta al vapore).
  • Fluidi ed elettroliti: la somministrazione di fluidi di elettroliti mediante infusione endovenosa, sottocutanea o per os va basata sul grado di disidratazione e sulla quantità di fluidi persi con le feci.
  • Somministrazione di probiotici (fermenti lattici vivi) x os
  • Acidi grassi omega-3: è stato dimostrato che questi acidi grassi esercita un effetto antinfiammatorio sul tratto gastroenterico e possono risultare utili per il trattamento del infiammazioni intestinali. L’integrazione con acidi grassi omega-3 può essere normalmente inserita nella formulazione di alcuni alimenti commerciali per gatti o meglio ottenuta, qualora non controindicato, da una alimentazione ricca di pesce (in particolare salmone, trota, sgombro, acciuga).

15 marzo 2012

Quando il gatto vomita

Il vomito è l’eiezione forzata e riflessa del contenuto gastrico dallo stomaco attraverso la bocca. E’ accompagnato da nausea (salivazione, deglutizione, conati, irrequietezza, leccamento delle labbra) e contrazione dei muscoli addominali.

Cosa fare

Il vomito può essere un evento occasionale normale nel gatto oppure può essere indice di gravi patologie, a seconda della causa che lo provoca e dall’età e le condizioni fisiche del gatto. Può avere cause sia gastroenteriche che extra-gastroenteriche.

Vediamo quando il vomito deve allarmarci ed indurci a chiamare subito il veterinario:
  • Il vomito è ripetuto e si verifica anche a digiuno
  • Il gatto non mangia
  • Il gatto manifesta segnali di malessere (cambio improvviso di abitudini, sonnolenza, modificazioni del carattere, inappetenza, beve tanto, non si lava)

Se il gatto ha meno di 4 mesi d’età è importantissimo un tempestivo intervento terapeutico, i gattini possono infatti disidratarsi e morire nel giro di poche ore.

Non ci si deve preoccupare ma si deve consultare il veterinario se:
  • Nel vomito sono presenti vermi (il veterinario prescriverà un vermifugo)
  • Il gatto vomita saltuariamente ma non perde peso e si comporta normalmente (la causa potrebbero essere i tricobezoari ovvero il gomitolo di pelo)


Di solito non è il caso di preoccuparsi se:

  • Il vomito è occasionale, il gatto appare in salute, mangia e si comporta normalmentevomito si
  • Il verifica dopo aver mangiato erba (i cui residui si trovano al suo interno)
  • Il vomito contiene pelo (è il così detto “gomitolo”)


Diagnosi differenziale (possibili cause di vomito)


Vomito causato da malattie extragastroenteriche
  • Malattie metaboliche: insufficienza renale, ostruzione del tratto urinario, malattie epatobiliari, disordini elettrolitici ed acido/basici.
  • Endocrinopatie: ipertiroidismo, diabete mellito complicato
  • Malattie meno comuni: malattie neurologiche, cardiovascolari e pancreatiche, filariosi cardiopolmonare, malattie FeLV/FIV associate e grave stress.



Vomito causato da malattie gastroenteriche
  • Ostruzione: corpi estranei, neoplasie, stenosi, intussuscezionevirali (panleucopenia)
  • Gastroenteriti aspecifiche
  • Allergia alimentare
  • Infiammazioni intestinali
  • Gastroenteriti virali (panleucopenia)
  • Linfoma ed altre patologie gastroenteriche
  • Gastrite da Helycobacter
  • Costipazione ostinata
  • Disordini gastroenterici funzionali
Cosa fa di solito il veterinario

Il veterinario prende in considerazione le cause comuni di malattie extragastroenteriche (ad es. patologia renale, FIV, FeLV, ecc.) prima di iniziare le ricerche specifiche per quelle gastroenteriche primarie. Una volta escluse le comuni cause extragastroenteriche del vomito, è possibile prendere in considerazione quelle gastroenteriche primarie.
Trattamento
  • Trattamento della causa primaria
  • Tenere a riposo l’intestino: nulla per os per 24-48 ore
  • Correggere gli eventuali squilibri idrici, elettrolitici e/o acido-basici: somministrazione sottocutanea (o endovenosa nei casi più gravi) di fluidi
  • Dieta povera di grassi e facilmente digeribile, preferire alimenti freschi come carne cruda o cotta (se il gatto gradisce) o pesce fresco ben lavato e disossato (cotto o crudo).
  • Somministrazione di fermenti lattici