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23 aprile 2012

Malattie del gatto: panleucopenia felina

La panleucopenia o enterite infettiva felina (FIE) è causata da un virus. Questo virus mostra un’affinità per le cellule in rapida suddivisione del midollo osseo e dell’epitelio intestinale del gatto. La via di trasmissione più probabile è quella oro-fecale; il periodo di incubazione previsto è di 2-9 giorni. Durante la fase acuta della malattia, attraverso le feci vengono eliminate grandi quantità di virus. I gattini possono contrarre l’infezione nel periodo prenatale, negli ultimi due terzi della gestazione; la madre di solito non manifesta alcun segno clinico della malattia. Il virus è in grado di causare una malattia significativa nei gatti non immuni di qualsiasi età anche se raramente causa la morte negli adulti. I gattini ed i gatti giovani presentano spesso febbre, vomito ad insorgenza acuta o iperacuta, prostrazione e disidratazione. Inizialmente, può non essere presente la diarrea liquida. L’addome può risultare dolente alla palpazione. Le anse intestinali sono talvolta ispessite e spesso contengono fluidi e gas. Si può avere una grave perdita idrica, che può portare a morte gli animali. I gattini colpiti dall’infezione intrauterina possono essere espulsi prematuramente (aborto spontaneo) o, se sopravvivono, manifestare una disfunzione cerebellare non progressiva. Si riscontrano atassia (perdita di coordinazione nei movimenti) ed ipermetria (disturbo neurologico a carico della motilità, che consiste nella esecuzione di movimenti di un’ampiezza eccessiva rispetto al fine che si propongono) con assunzione di una stazione ad arti divaricati (ampia base d’appoggio). La prevalenza della malattia è massima nei gatti con meno di un anno di vita, fra i quali gli esiti letali possono arrivare al 50 -90%. Si verificano delle infezioni subcliniche, solitamente nei gatti adulti o nei gattini meno giovani. I portatori sani della malattia possono svolgere la funzione di serbatoio del virus. Di solito, la malattia si riscontra in gatti non vaccinati che vivono in condizioni di stress o sovraffollamento, come nei ricoveri per animali; la panleucopenia è comunque meno diffusa che in passato.
Segni clinici: la malattia va sospettata nei gattini e gatti giovani che presentano febbre, inappetenza e vomito (saliva gialla o verde, anche a digiuno).

Cosa fare

ATTENZIONE: soprattutto se si tratta di individui molto giovani è importantissimo rivolgersi tempestivamente al veterinario ai primi segni di inappetenza e vomito ripetuto anche a digiuno (giallo-verdognolo). I gattini si disidratano velocemente e possono morire nel giro di 24 ore.

Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi
  • Osservazione dei segni clinici
  • Esame emocromocitometrico: la panleucopenia (carenza di tutte le serie di leucociti) è un riscontro costante. Entro pochi giorni dall’infezione si può arrivare ad un valore minimo di 100 200 leucociti/µl. La prognosi peggiora con l’aggravarsi della leucopenia.
  • Diagnosi differenziale con avvelenamenti, toxoplasmosi ed enterite batterica. La toxoplasmosi di solito è associata ad una componente respiratoria e causa raramente una grave leucopenia. L’enterite batterica primaria (Escherichia coli, salmonellosi) si può presentare con quadri clinici e leucopenici simili.
Interventi terapeutici primari
  • Fluido terapia: la fluido terapia endovenosa deve essere finalizzata a garantire la copertura dei fabbisogni di mantenimento e la correzione delle perdite in atto a causa del vomito della diarrea. Nella maggior parte dei casi, risulta adeguata una soluzione elettrolitica bilanciata come quella di Ringer lattato con destrosio al 5%. La fluido terapia sottocutanea è sufficiente solo nei casi più lievi.
  • Antibiotici: spesso a causa della presenza della leucopenia e di infezioni batteriche associate si effettua un trattamento antimicrobico ad ampio spettro. La somministrazione di antibiotici per via orale è inizialmente da evitare a causa del vomito. Dopo 24-48 ore, se non induce un aggravamento dell’emesi (vomito), si può offrire dell’acqua l’animale.
  • Inizialmente può essere presente la febbre. Man mano che la malattia progredisce, alcuni gattini divengono ipotermici a causa della perdita idrica e dell’endotossiemia. il veterinario monitorerà la temperatura corporea. Può essere necessario coprire l’animale e riscaldarlo con l’aiuto di una bottiglietta di acqua calda rivestita da un panno morbido.
Prognosi
Con un’adeguata e precoce terapia di supporto, la maggior parte dei gatti e dei gattini sopravvive alla panleucopenia. Le complicazioni che aggravano la prognosi sono la sepsi da batteri gram-negativi e lo shock endo-tossico.

15 aprile 2012

Malattie del gatto: infezione delle vie aeree superiori

Cause delle infezioni delle vie aeree superiori nel gatto sono batteri, virus e miceti. Qui verranno prese in considerazione le malattie più comuni, ovvero quelle provocate da Herpesvirus felino (virus della rinotracheite), del Calicivirus felino e da Chlamydia psittaci. Recenti acquisizioni indicano che anche Bordetella bronchiseptica, l’agente eziologico della tosse dei canili nel cane, può essere una causa significativa di infezione delle vie aeree superiori nel gatto. I 2 virus citati (Herpesvirus e Calicivirus) determinano l’80% circa della totalità dei processi infettivi della specie felina. Si tratta di virus altamente contagiosi e spesso endemici nei nuclei familiari dove vivono più animali e nei gattili. Entrambi possono facilmente indurre uno stato di portatore, caratterizzato da una eliminazione intermittente, stress-indotta (Herpesvirus) o continua (Calicivirus) del virus. Gli anticorpi di origine materna (se presenti) svaniscono all’età di circa 5-7 settimane, per cui i gattini che vivono negli ambienti sopra citati sono di solito esposti all’infezione. I segni clinici più costanti sono rappresentati dagli starnuti; altre manifestazioni comuni sono la febbre, la congiuntivite, lo scolo nasale ed oculare, l’ulcera corneale ed orale e l’ipersalivazione. Febbre, ulcere orali e congestione nasale portano alla comparsa di anoressia, fino a determinare disidratazione e morte. Manifestazioni insolite causate da questi virus sono l’aborto, le ulcere ai cuscinetti plantari e degli spazi interdigitali e l’artrite.
NB: l’infezione NON viene trasmessa all’uomo.



Infezioni delle vie aeree superiori: nei gatti colpiti si riscontrano comunemente starnuti, scolo nasale ed oculare.

Alcuni gatti sviluppano ulcere corneali, che possono lasciare esiti cicatriziali anche importanti (fino alla cecità) se non curate adeguatamente. In alcuni casi possono anche cronicizzare.


Cosa fare

Se vi capitano dei gattini con uno scolo nasale e/o oculare e gli occhi gonfi, infiammati e chiusi (congiuntivite), nell’attesa del veterinario, pulite bene (ma sempre con estrema cautela e delicatezza) le narici e soprattutto gli occhi con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e camomilla tiepida (se necessari con qualche goccia d’olio d’oliva, emolliente). Cercate di aprire gli occhi del gattino, per evitare che si incollino le palpebre. Consultate comunque sempre il veterinario, che vi prescriverà la cura adatta, di solito antibiotici per via iniettiva associati ad una pomata oftalmica antibiotica che dovrà essere applicata 3-4 volte al giorno dopo la pulizia degli occhi, fino a guarigione completa. QUI potete leggere come si fa. Tali malattie, se non curate adeguatamente, non solo possono essere letali ma spesso lasciano danni permanenti agli occhi e/o all’apparato respiratorio. Ricordate che tali malattie sono altamente contagiose per gli altri gatti, quindi se ne avete di sani, è buona norma l'isolamento del/dei malati in una stanza a parte, osservando alcune norme igieniche fondamentali come lavarsi bene le mani prima di toccare altri gatti, lavare scrupolosamente gli ambienti, le superfici e gli oggetti contaminati (bastano acqua e candeggina), se possibile areare e lasciare entrare il sole nelle stanze.
NB: tali affezioni sono tipiche del gatto e non vengono trasmesse all'uomo né ad altre specie animali.


Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi

Anamnesi e segni clinici: anche se esistono diverse cause di starnuti, il fatto che essi persistano per più di 48 ore è fortemente indicativo di infezione alle vie aeree superiori. Di solito sono presenti alcuni o molti dei segni clinici sopracitati. I segni clinici di tutte queste infezioni sono molto simili. Quando sono presenti infezioni batteriche secondarie, è impossibile differenziare i vari agenti patogeni sulla base delle manifestazioni cliniche. Poiché il trattamento di tutte queste infezioni è essenzialmente identico, in pratica la differenziazione eziologica è di solito inutile.

Trattamento
Interventi terapeutici primari

  • Antibiotici: queste infezioni vengono rapidamente complicate dai batteri. Mentre le forme virali sono autolimitanti in pochi giorni, i processi di origine batterica, se trascurati, possono diventare potenzialmente letali.
  • Idratazione: quando si sviluppa la disidratazione, le secrezioni nasali ed oculari tendono ad addensarsi. Per evitare questo ulteriore disagio, il gatto deve essere sottoposto ad una fluido terapia reidratante e di mantenimento mediante soluzioni elettrolitiche bilanciate.
  • Sostegno nutrizionale: l’anoressia è molto comune e costituisce la complicazione più grave delle infezioni delle vie aeree superiori nel gatto. Bisogna fornire costantemente e ripetutamente al gatto del brodo tiepido da fargli bere a piccolissimi sorsi attraverso una siringa senza ago, introdotta lateralmente nella bocca.



Interventi terapeutici secondari

  • Antibiotici per uso oftalmico: sono indicati in caso di congiuntivite. E’ consigliabile non utilizzare prodotti contenenti corticosteroidi, perché esiste il rischio di ulcera corneale.



Prognosi

La prognosi è buona se non insorgono l’anoressia e la disidratazione o se queste vengono trattate adeguatamente. In gatti che non rispondono alla terapia appropriata entro 4-6 giorni si dovrebbe sospettare uno stato di immunosoppressione determinata dai virus dell’immunodeficienza felina (FIV) e/o leucemia felina (FeLV).







14 aprile 2012

La toxoplasmosi nel gatto

Toxoplasma gondii è il protozoo responsabile della toxoplasmosi. Infesta la maggior parte degli animali a sangue caldo. I felini domestici e selvatici sono gli unici ospiti in cui si può completare il ciclo vitale (ospiti definitivi). Esistono tre stadi dell’infestazione:
1. Tachizoiti, che vivono nei tessuti dell’organismo
2. Bradizoiti, che vivono nei tessuti dell’organismo e
3. Oocisti, che vengono eliminate con le feci
Anche se infestazione può essere contratta in diversi modi, nella maggior parte dei casi la causa è rappresentata dall’ingestione di tessuti di mammiferi parassitati. Il ciclo vitale più comune inizia con l’ ingestione delle cisti tissutali. Queste vengono digerite, liberando i bradizoiti, che penetrano nella parete del tenue. Si ha quindi una serie di generazioni asessuate seguite da un ciclo sessuato (solo nei felini), che infine produce le oocisti. Queste vengono eliminate con le feci. Tuttavia, non sono infestanti finché non sono state esposte all’aria e non hanno sporulato per almeno un giorno. L’intero ciclo vitale può essere completato entro tre giorni dall’ingestione delle cisti tissutali. Se il ciclo vitale inizia con ingestione di tachizoiti o di oocisti, per il suo completamento occorrono 3 settimane. La maggior parte dei gatti infestati da Toxoplasma gondii non mostra alcun segno clinico. Tuttavia, in seguito alla penetrazione nella parete del tenue il microrganismo può diffondere ai linfonodi o ad altri organi per via linfatica o ematica. Se a livello degli organi bersaglio si sviluppano focolai necrotici, si osserva la comparsa di segni clinici riferibili all’interessamento degli organi e degli apparati colpiti. Quelli interessati più comunemente sono i polmoni ed il fegato. I segni clinici più frequenti sono rappresentati da anoressia, letargia e dispnea da polmonite. Al secondo posto in ordine di frequenza si collocano l’uveite e le emorragie retiniche. Anche se alcuni gatti muoiono a causa dell’infestazione, la maggior parte dei soggetti colpiti guarisce e sviluppa un’immunità. Si ignora perché alcuni soggetti vengano a morte mentre altri restino asintomatici. La toxoplasmosi può essere una grave malattia nella specie umana, nel periodo della gravidanza, tuttavia è dimostrato che il gatto non ha un ruolo particolarmente rilevante nella trasmissione della malattia (per approfondimenti si rimanda all’articolo apposito). I gatti eliminano tipicamente una gran quantità di oocisti solo per uno o due settimane e di solito per una sola volta nella vita. Se l’eliminazione recidiva, il numero di oocisti immesse nell’ambiente è quasi insignificante. La presenza delle oocisti nelle feci è massima nei gattini di 6-14 settimane di vita. Una volta nell’ambiente, le oocisti resistono ai disinfettanti, al congelamento dall’essiccazione. Possono essere uccise mediante esposizione alla temperatura di 70° per 10 min o più. Un episodio di eliminazione di oocisti non è correlato alla produzione di anticorpi. La negatività dei test sierologici indica la mancata esposizione e la suscettibilità all’infezione. L’esito positivo indica invece che il gatto probabilmente ha eliminato le oocisti nell’ambiente in passato e, quindi, è molto meno probabile che torni a farlo in futuro rispetto di un soggetto sieronegativo.
Diagnosi: cosa fa di solito il veterinario
  • Esame radiografico: l’organo più frequentemente colpito è il polmone. Nelle radiografie si osservano aree o chiazze di epatizzazione polmonare.
  • Enzimi epatici: possono essere aumentati quando è colpito il fegato; tuttavia, si tratta di un riscontro aspecifico e comune a molte malattie nel gatto.
  • Titoli anticorpali (IgM) questi anticorpi compaiono nelle fasi iniziali dell’infestazione e sono presenti per circa tre mesi. Sono correlati ad un’infestazione recente o in atto.
  • Titoli anticorpali (IgG): questi anticorpi compaiono a partire dalla quarta settimana dopo l’infestazione e persistono per mesi o anni. Generalmente, riflettono infezione pregressa.

Prognosi
La prognosi è generalmente buona per le forme non aggressive (la stragrande maggioranza) e comunque è buona se la condizione viene diagnosticata e trattata nelle fasi iniziali.
Prevenzione della trasmissione agli umani
  • Manipolazione delle carni: gli utensili e le superfici che vengono a contatto con le carni crude devono essere lavati con acqua e sapone. Le carni devono essere cotte a 70° o congelate prima della cottura. Evitare il contatto diretto con le feci del gatto, eliminare le deiezioni dalla lettiera ogni giorno (le oocisti diventano infestanti dopo almeno 24 h), lavarsi accuratamente le mani dopo aver cambiato le lettiere. La malattia decorre quasi sempre asintomatica e non comporta alcun problema, tranne nelle persone fortemente immunocompromesse (malati di AIDS, chi assume farmaci immunosoppressori) e nelle donne in gravidanza, poichè pericolosa per il feto.
  • Donne gravide: che la donna gravida non debba avere nessun contatto con i gatti è una leggenda metropolitana senza alcun fondamento scientifico e va sfatata. E’ sufficiente seguire le basilari norme d’igiene ed attenersi ai consigli sopra descritti per preservare la propria salute e quindi quella del nascituro. Per maggiori informazioni sulla toxoplasmosi in gravidanza ed il ruolo dei gatti, riferirsi al post dedicato (usare la funzione ricerca in homepage!)

24 marzo 2012

Scolo nasale cronico e congiuntivite nei gatti

Scolo nasale cronico
Viene considerato cronico uno scolo nasale che dura da più di 30 giorni. Esistono almeno 8 tipi di malattie che possono essere responsabili di questa manifestazione. La natura dello scolo (muco, pus, sangue, ecc.) non è indicativa della sua eziologia (causa). I gatti colpiti, di solito mostrano periodicamente intensi episodi di starnuti.



Congiuntivite
Nei gattini (raramente negli adulti) è frequente l'irritazione oculare dovuta ad infezioni delle alte vie respiratorie (Calicivirus e Herpesvirus felini, Chlamydia). Gli occhi possono presentarsi arrossati, pieni di muco e pus, inoltre possono essere molto gonfi. Le palpebre tendono a chiudersi e ad incollarsi e se non si interviene tempestivamente con un'accurata pulizia ed con una terapia adeguata, il gattino perde gli occhi (nel vero senso della parola).


 

Cosa fare

Se si rinviene un gatto o un gattino con uno scolo nasale e/o oculare, nell’attesa del veterinario, pulire bene il naso e soprattutto gli occhi con un batuffolo di cotone inumidito con l’acqua tiepida, camomilla e un po’ olio d’oliva (emolliente). Se gli occhi sono chiusi cercare di aprirli delicatamente di modo che le palpebre non rimangano incrostate ed incollate. Il tutto dev’essere eseguito con molta delicatezza. Contattare il veterinario. Per il primo soccorso di gattini con gli occhi gonfi leggere QUI.
Cosa fa di solito il veterinario

Visita generale. Eventualmente esami radiografici per osservare i seni paranasali, indagini colturali, sierologiche, ecc.
Diagnosi differenziale

  • Infezioni virali: Herpesvirus o Calicivirus felini
  • Infezioni batteriche: Pseudomonas aeruginosa, Proteus mirabilis, Staphylococcus aureus, ecc.
  • Infezioni micotiche: Cryptococcus neoformans, Histoplsma capsulatum
  • Neoplasie: Adenocarcinoma, linfosarcoma, ecc.
  • Polipi infiammatori
  • Corpi estranei
  • Allergia alimentare
  • Atopia

Nei gatti in cui il problema si manifesta prima dei 6 anni d’età sono più probabili le infezioni virali o batteriche. In quelli con più di 10 anni, è invece più probabile una neoplasia (che determina in genere una deformazione monolaterale del dorso del naso o dell’intera area nasale). Le altre malattie non sono correlate all’età.

Trattamento
  • Antibiotici: nella maggior parte dei casi gli antibiotici possono alleviare temporaneamente le manifestazioni cliniche, perché in genere la situazione è complicata da infezioni batteriche secondarie.
  • Idratazione: la fluido terapia, è utilissima in caso di disidratazione, anche per fluidificare le secrezioni nasali.

19 marzo 2012

Se il gatto perde l'appetito e non mangia

La perdita d’appetito o anoressia nel gatto, può essere dovuta a diverse cause, patologiche o non, quali disordini metabolici , gastroenterici e neurologici, malattie infiammatorie/infettive, reazioni a farmaci/tossine, neoplasie, febbre, dolore, stress ambientale e scarsa appetibilità della dieta. Poiché il numero delle condizioni che possono portare alla perdita dell’appetito è così elevato, gli altri segni clinici che l’accompagnano sono estremamente variabili. Alcuni gatti presentano anoressia o anoressia/letargia/perdita di peso come unica manifestazione del processo patologico in atto. A differenza di altri mammiferi i felini sono carnivori obbligati, con esigenze nutrizionali speciali. Ciò è dovuto al fatto che questi animali consumano e disperdono in modo persistente alcuni principi nutritivi e ne sintetizzano altri in quantità inadeguata (vedere tabella). Di conseguenza, l’anoressia persistente o prolungata può portare a gravi alterazioni metaboliche, che complicano la situazione già in atto. Un ulteriore motivo di preoccupazione in caso di anoressia prolungata nel gatto è il potenziale rischio di lipidosi epatica. Di conseguenza il problema richiede un rapido consulto del veterinario, prima che si instauri uno stato di malnutrizione.


Princìpi nutritivi
Manifestazioni carenziali

Arginina
Ptialismo, iperestesia, vomito, tremori muscolari, atassia; i segni clinici possono comparire entro alcune ore o giorni.

Taurina
Degenerazione retinica, miocardiopatia dilatativa, problemi riproduttivi, scarso accrescimento nei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi. Per i gatti la Taurina è un aminoacido essenziale, non sono in grado di sintetizzarlo.

Vitamina A
Degenerazione retinica, debolezza, mantello secco trascurato, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.

Acido arachidonico
Dermatite, secchezza del pelo, anemia, problemi riproduttivi, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.


Cosa fare

Se il gatto non mangia e si comporta in modo strano (dorme spesso, si muove poco), consultare al più presto il veterinario. Se il gatto è inappetente ma sembra stare bene provate a cambiare cibi: è probabile che non gradisca un particolare tipo di cibo e/o sia necessario variare la sua alimentazione. L’alimentazione del gatto dev’essere il più possibile varia e comprendere alimenti freschi.

Cosa fa di solito il veterinario

Indagini diagnostiche principali

  • Anamnesi: il veterinario vi potrà porre alcune domande relative all’ambiente in cui vive il gatto (in casa o fuori), ad eventuali recenti variazioni (spostamenti, introduzione di nuovi animali o membri della famiglia), viaggi, somministrazione di farmaci, esposizioni a tossine, comparsa di segni riferibili ad altri processi patologici (ad es. se il gatto beve tanto, urina molto, ha vomito o diarrea) e modificazioni della dieta.



  • Esame clinico: il veterinario visiterà accuratamente il gatto per escludere la presenza di ferite o ascessi, masse patologiche interne o esterne, linfadenopatia (linfonodi ingrossati), anomalie all’auscultazione polmonare, irregolarità dei reni alla palpazione, dolore, ecc. Farà anche un esame della cavità orale per rilevare eventuali corpi estranei, malattie gengivali o dentali, ulcere, ecc. A volte il veterinario può rilevare i segni di una malattia infettiva/infiammatoria attraverso una visita oculistica (osservazione della camera anteriore e della retina dell’occhio).



  • Esami di laboratorio: analisi del sangue e delle urine per escludere l’insufficienza renale (molto frequente nei felini), malattie metaboliche, ecc.



  • Radiografia o ecografia addominale: per rilevare anomalie di dimensione ed architettura dei diversi organi, ostruzioni gastroenteriche o neoplasie.


Note: la presenza di tartaro e le malattie dentali sono a volte causa di anoressia. Generalmente se vi sono problemi dentali il gatto cerca di mangiare ma mastica male, sputa il cibo e/o si lamenta mentre mangia o prova a mangiare. Anche in presenza di tartaro il veterinario provvederà ad escludere altre cause più gravi prima di valutare una pulizia dei denti (l’anestesia potrebbe essere controindicata!). In nessun caso il veterinario dovrebbe sottoporre ad anestesia un gatto di cui non conosca lo stato di salute. Nel gatto è frequente la perdita di appetito associata alla temporanea perdita del senso dell’olfatto, legata ad infezioni delle alte vie respiratorie (ad es. rinotracheite).

Trattamento
  • Deve venir trattata la causa primaria, per ripristinare l’appetito.
  • Fluidoterapia di sostegno: in caso di disidratazione, flebo di soluzione fisiologica sottocutanee o endovenose (casi più gravi)
  • Supporto nutrizionale: è importantissimo incoraggiare il gatto a mangiare, offrendogli cibi appetibili (provare con diversi cibi particolarmente graditi: umidi di alta qualità, pollo cotto o crudo freschi, pesce fresco, ecc.). Se il gatto non mangia, fornirgli del brodo tiepido con una siringa senza ago inserita al lato della bocca, a piccole gocce. Se proprio non sopporta il cibo, fornire acqua allo stesso modo (anche poco è sempre meglio che niente).



15 marzo 2012

Quando il gatto vomita

Il vomito è l’eiezione forzata e riflessa del contenuto gastrico dallo stomaco attraverso la bocca. E’ accompagnato da nausea (salivazione, deglutizione, conati, irrequietezza, leccamento delle labbra) e contrazione dei muscoli addominali.

Cosa fare

Il vomito può essere un evento occasionale normale nel gatto oppure può essere indice di gravi patologie, a seconda della causa che lo provoca e dall’età e le condizioni fisiche del gatto. Può avere cause sia gastroenteriche che extra-gastroenteriche.

Vediamo quando il vomito deve allarmarci ed indurci a chiamare subito il veterinario:
  • Il vomito è ripetuto e si verifica anche a digiuno
  • Il gatto non mangia
  • Il gatto manifesta segnali di malessere (cambio improvviso di abitudini, sonnolenza, modificazioni del carattere, inappetenza, beve tanto, non si lava)

Se il gatto ha meno di 4 mesi d’età è importantissimo un tempestivo intervento terapeutico, i gattini possono infatti disidratarsi e morire nel giro di poche ore.

Non ci si deve preoccupare ma si deve consultare il veterinario se:
  • Nel vomito sono presenti vermi (il veterinario prescriverà un vermifugo)
  • Il gatto vomita saltuariamente ma non perde peso e si comporta normalmente (la causa potrebbero essere i tricobezoari ovvero il gomitolo di pelo)


Di solito non è il caso di preoccuparsi se:

  • Il vomito è occasionale, il gatto appare in salute, mangia e si comporta normalmentevomito si
  • Il verifica dopo aver mangiato erba (i cui residui si trovano al suo interno)
  • Il vomito contiene pelo (è il così detto “gomitolo”)


Diagnosi differenziale (possibili cause di vomito)


Vomito causato da malattie extragastroenteriche
  • Malattie metaboliche: insufficienza renale, ostruzione del tratto urinario, malattie epatobiliari, disordini elettrolitici ed acido/basici.
  • Endocrinopatie: ipertiroidismo, diabete mellito complicato
  • Malattie meno comuni: malattie neurologiche, cardiovascolari e pancreatiche, filariosi cardiopolmonare, malattie FeLV/FIV associate e grave stress.



Vomito causato da malattie gastroenteriche
  • Ostruzione: corpi estranei, neoplasie, stenosi, intussuscezionevirali (panleucopenia)
  • Gastroenteriti aspecifiche
  • Allergia alimentare
  • Infiammazioni intestinali
  • Gastroenteriti virali (panleucopenia)
  • Linfoma ed altre patologie gastroenteriche
  • Gastrite da Helycobacter
  • Costipazione ostinata
  • Disordini gastroenterici funzionali
Cosa fa di solito il veterinario

Il veterinario prende in considerazione le cause comuni di malattie extragastroenteriche (ad es. patologia renale, FIV, FeLV, ecc.) prima di iniziare le ricerche specifiche per quelle gastroenteriche primarie. Una volta escluse le comuni cause extragastroenteriche del vomito, è possibile prendere in considerazione quelle gastroenteriche primarie.
Trattamento
  • Trattamento della causa primaria
  • Tenere a riposo l’intestino: nulla per os per 24-48 ore
  • Correggere gli eventuali squilibri idrici, elettrolitici e/o acido-basici: somministrazione sottocutanea (o endovenosa nei casi più gravi) di fluidi
  • Dieta povera di grassi e facilmente digeribile, preferire alimenti freschi come carne cruda o cotta (se il gatto gradisce) o pesce fresco ben lavato e disossato (cotto o crudo).
  • Somministrazione di fermenti lattici

23 settembre 2011

Come NON dare una pillola al gatto :)

Ecco cosa NON fare per dare una pillola ad un gatto, poi ovviamente vi dirò come fare (punto 15).

1. Prendere il gatto e cullarlo nell’incavo del braccio sinistro come se fosse un bebè.
Posizionare l’indice ed il pollice sinistri sui lati della bocca del gatto ed applicare una leggera
pressione alle guance tenendo la pillola nella mano destra. Appena il gatto apre la bocca, sparare la
pillola in bocca. Lasciate che il gatto chiuda la bocca ed inghiotta.
2. Recuperare la pillola dal pavimento ed il gatto da dietro il divano. Cullare il gatto nel braccio
sinistro e ripetere il processo.
3. Recuperare il gatto dalla camera da letto e gettare la pillola ciancicata.
4. Prendere una nuova pillola dalla confezione e cullare il gatto nel braccio sinistro, tenendo con
fermezza le zampe posteriori con la mano sinistra. Forzare l’apertura della bocca e premere
la pillola in fondo alla bocca con l’indice destro...Tenere la bocca del gatto chiusa e contare fino a
10
5. Recuperare la pillola dalla boccia del pesce rosso ed il gatto dall’ armadio. Chiamare il
consorte dal giardino.

6. Inginocchiarsi sul pavimento col gatto stretto tra le ginocchia, tenendo tutte e quattro le zampe.
Ignorare i leggeri grugniti emessi dal gatto. Fate tenere al consorte la testa del gatto con
fermezza, forzando un righello di legno in bocca al gatto. Lasciar cadere la pillola e sfregare
vigorosamente la gola del gatto.
7. Recuperare il gatto dalla riloga delle tende, prendete un’altra
pillola dal pacchetto, prendete nota di comprare un nuovo righello e di riparare le tende.
Raccogliete da terra con cura la tappezzeria strappata per incollarla più tardi.
 8. Avvolgete il gatto in un asciugamano e fate sedere il consorte sul gatto con la testa che sbuca appena dall’avambraccio del consorte. Mettere la pillola sulla punta di una cannuccia, forzare l’apertura della bocca del gatto con una matita e soffiate nella cannuccia per sparare la pillola in gola
9. Controllate che la pillola non sia tossica per l’uomo, bevete un bicchiere d’acqua per mandar
via il saporaccio. Applicate un cerotto all’avambraccio del consorte e rimuovete il sangue
dal tappeto con acqua fredda e sapone.
10. Recuperate il gatto dalla tettoia dei vicini. Prendete un’altra pillola. Mettete il gatto in
na pentola e chiudete col coperchio lasciando fuori la testa.
Aprite la bocca del gatto con un cucchiaino, lanciate la pillola in gola con un elastico.
11. Prendete un cacciavite dal garage e rimettete la porta nei cardini. Applicate compresse
fredde sulla guancia e controllate quando avete fatto l’ ultima antitetanica. Buttate la maglietta
e prendetene una nuova dalla vostra stanza.
 12. Chiamate i pompieri per riprendere il gatto dall’albero dall’altro lato della strada. Scusatevi col vicino che si è schiantato contro la recinzione sterzando bruscamente per evitare il gatto. Prendete l’ultima pillola dal pacchetto.
13. Legate le zampe del gatto e legatelo alle gambe del tavolo. Trovate dei guanti da lavoro
robusti. Tenete la bocca del gatto aperta con una pinza. Premete la pillola in bocca con un bel pezzo
di bistecca di filetto, tenete la testa verticale e versate dell’acqua per far scendere la pillola.
14. Portate il consorte al pronto soccorso e attendete pazientemente mentre il medicoutura le dita e le braccia e rimuove i resti della pillola dall’ occhio destro. Mentre tornate a casa fermatevi al negozio di mobili per comprare un nuovo tavolo
15. Leggete QUI come si fa a dare una pillola al gatto ed imparate