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23 aprile 2012

Malattie del gatto: panleucopenia felina

La panleucopenia o enterite infettiva felina (FIE) è causata da un virus. Questo virus mostra un’affinità per le cellule in rapida suddivisione del midollo osseo e dell’epitelio intestinale del gatto. La via di trasmissione più probabile è quella oro-fecale; il periodo di incubazione previsto è di 2-9 giorni. Durante la fase acuta della malattia, attraverso le feci vengono eliminate grandi quantità di virus. I gattini possono contrarre l’infezione nel periodo prenatale, negli ultimi due terzi della gestazione; la madre di solito non manifesta alcun segno clinico della malattia. Il virus è in grado di causare una malattia significativa nei gatti non immuni di qualsiasi età anche se raramente causa la morte negli adulti. I gattini ed i gatti giovani presentano spesso febbre, vomito ad insorgenza acuta o iperacuta, prostrazione e disidratazione. Inizialmente, può non essere presente la diarrea liquida. L’addome può risultare dolente alla palpazione. Le anse intestinali sono talvolta ispessite e spesso contengono fluidi e gas. Si può avere una grave perdita idrica, che può portare a morte gli animali. I gattini colpiti dall’infezione intrauterina possono essere espulsi prematuramente (aborto spontaneo) o, se sopravvivono, manifestare una disfunzione cerebellare non progressiva. Si riscontrano atassia (perdita di coordinazione nei movimenti) ed ipermetria (disturbo neurologico a carico della motilità, che consiste nella esecuzione di movimenti di un’ampiezza eccessiva rispetto al fine che si propongono) con assunzione di una stazione ad arti divaricati (ampia base d’appoggio). La prevalenza della malattia è massima nei gatti con meno di un anno di vita, fra i quali gli esiti letali possono arrivare al 50 -90%. Si verificano delle infezioni subcliniche, solitamente nei gatti adulti o nei gattini meno giovani. I portatori sani della malattia possono svolgere la funzione di serbatoio del virus. Di solito, la malattia si riscontra in gatti non vaccinati che vivono in condizioni di stress o sovraffollamento, come nei ricoveri per animali; la panleucopenia è comunque meno diffusa che in passato.
Segni clinici: la malattia va sospettata nei gattini e gatti giovani che presentano febbre, inappetenza e vomito (saliva gialla o verde, anche a digiuno).

Cosa fare

ATTENZIONE: soprattutto se si tratta di individui molto giovani è importantissimo rivolgersi tempestivamente al veterinario ai primi segni di inappetenza e vomito ripetuto anche a digiuno (giallo-verdognolo). I gattini si disidratano velocemente e possono morire nel giro di 24 ore.

Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi
  • Osservazione dei segni clinici
  • Esame emocromocitometrico: la panleucopenia (carenza di tutte le serie di leucociti) è un riscontro costante. Entro pochi giorni dall’infezione si può arrivare ad un valore minimo di 100 200 leucociti/µl. La prognosi peggiora con l’aggravarsi della leucopenia.
  • Diagnosi differenziale con avvelenamenti, toxoplasmosi ed enterite batterica. La toxoplasmosi di solito è associata ad una componente respiratoria e causa raramente una grave leucopenia. L’enterite batterica primaria (Escherichia coli, salmonellosi) si può presentare con quadri clinici e leucopenici simili.
Interventi terapeutici primari
  • Fluido terapia: la fluido terapia endovenosa deve essere finalizzata a garantire la copertura dei fabbisogni di mantenimento e la correzione delle perdite in atto a causa del vomito della diarrea. Nella maggior parte dei casi, risulta adeguata una soluzione elettrolitica bilanciata come quella di Ringer lattato con destrosio al 5%. La fluido terapia sottocutanea è sufficiente solo nei casi più lievi.
  • Antibiotici: spesso a causa della presenza della leucopenia e di infezioni batteriche associate si effettua un trattamento antimicrobico ad ampio spettro. La somministrazione di antibiotici per via orale è inizialmente da evitare a causa del vomito. Dopo 24-48 ore, se non induce un aggravamento dell’emesi (vomito), si può offrire dell’acqua l’animale.
  • Inizialmente può essere presente la febbre. Man mano che la malattia progredisce, alcuni gattini divengono ipotermici a causa della perdita idrica e dell’endotossiemia. il veterinario monitorerà la temperatura corporea. Può essere necessario coprire l’animale e riscaldarlo con l’aiuto di una bottiglietta di acqua calda rivestita da un panno morbido.
Prognosi
Con un’adeguata e precoce terapia di supporto, la maggior parte dei gatti e dei gattini sopravvive alla panleucopenia. Le complicazioni che aggravano la prognosi sono la sepsi da batteri gram-negativi e lo shock endo-tossico.

15 marzo 2012

Quando il gatto vomita

Il vomito è l’eiezione forzata e riflessa del contenuto gastrico dallo stomaco attraverso la bocca. E’ accompagnato da nausea (salivazione, deglutizione, conati, irrequietezza, leccamento delle labbra) e contrazione dei muscoli addominali.

Cosa fare

Il vomito può essere un evento occasionale normale nel gatto oppure può essere indice di gravi patologie, a seconda della causa che lo provoca e dall’età e le condizioni fisiche del gatto. Può avere cause sia gastroenteriche che extra-gastroenteriche.

Vediamo quando il vomito deve allarmarci ed indurci a chiamare subito il veterinario:
  • Il vomito è ripetuto e si verifica anche a digiuno
  • Il gatto non mangia
  • Il gatto manifesta segnali di malessere (cambio improvviso di abitudini, sonnolenza, modificazioni del carattere, inappetenza, beve tanto, non si lava)

Se il gatto ha meno di 4 mesi d’età è importantissimo un tempestivo intervento terapeutico, i gattini possono infatti disidratarsi e morire nel giro di poche ore.

Non ci si deve preoccupare ma si deve consultare il veterinario se:
  • Nel vomito sono presenti vermi (il veterinario prescriverà un vermifugo)
  • Il gatto vomita saltuariamente ma non perde peso e si comporta normalmente (la causa potrebbero essere i tricobezoari ovvero il gomitolo di pelo)


Di solito non è il caso di preoccuparsi se:

  • Il vomito è occasionale, il gatto appare in salute, mangia e si comporta normalmentevomito si
  • Il verifica dopo aver mangiato erba (i cui residui si trovano al suo interno)
  • Il vomito contiene pelo (è il così detto “gomitolo”)


Diagnosi differenziale (possibili cause di vomito)


Vomito causato da malattie extragastroenteriche
  • Malattie metaboliche: insufficienza renale, ostruzione del tratto urinario, malattie epatobiliari, disordini elettrolitici ed acido/basici.
  • Endocrinopatie: ipertiroidismo, diabete mellito complicato
  • Malattie meno comuni: malattie neurologiche, cardiovascolari e pancreatiche, filariosi cardiopolmonare, malattie FeLV/FIV associate e grave stress.



Vomito causato da malattie gastroenteriche
  • Ostruzione: corpi estranei, neoplasie, stenosi, intussuscezionevirali (panleucopenia)
  • Gastroenteriti aspecifiche
  • Allergia alimentare
  • Infiammazioni intestinali
  • Gastroenteriti virali (panleucopenia)
  • Linfoma ed altre patologie gastroenteriche
  • Gastrite da Helycobacter
  • Costipazione ostinata
  • Disordini gastroenterici funzionali
Cosa fa di solito il veterinario

Il veterinario prende in considerazione le cause comuni di malattie extragastroenteriche (ad es. patologia renale, FIV, FeLV, ecc.) prima di iniziare le ricerche specifiche per quelle gastroenteriche primarie. Una volta escluse le comuni cause extragastroenteriche del vomito, è possibile prendere in considerazione quelle gastroenteriche primarie.
Trattamento
  • Trattamento della causa primaria
  • Tenere a riposo l’intestino: nulla per os per 24-48 ore
  • Correggere gli eventuali squilibri idrici, elettrolitici e/o acido-basici: somministrazione sottocutanea (o endovenosa nei casi più gravi) di fluidi
  • Dieta povera di grassi e facilmente digeribile, preferire alimenti freschi come carne cruda o cotta (se il gatto gradisce) o pesce fresco ben lavato e disossato (cotto o crudo).
  • Somministrazione di fermenti lattici

13 marzo 2012

Sviluppo e crescita dei gattini

Alla nascita
La madre lecca il gattino appena nato e in questo modo lo libera dalla placenta. Ciò ha una funzione di stimolazione e di risveglio del cucciolo e si prolunga ben oltre il momento della nascita. La prima attività del piccolo consiste nel trovare le mammelle della madre, soprattutto attraverso i primi sensi sviluppati, il tatto e l'olfatto (al momento della nascita, il gattino ha già un olfatto piuttosto sviluppato, che gli consente di ritrovare la madre in un raggio di 50 cm). Il gattino alla nascita è incapace di regolare la propria temperatura corporea, è molto fragile e strettamente dipendente dalla madre, che mantiene calda la cuccia/tana.
Al momento della nascita il gattino possiede un apparato digerente adatto alla digestione del latte materno. Il latte di gatta è ricco di proteine, di sostanze grasse e contiene lattosio, lo zucchero del latte. Grazie ad un enzima, la lattasi, il piccolo è in grado di digerire il lattosio. Le capacità digestive del cucciolo aumentano progressivamente ed è così che molti gatti adulti, che hanno ormai perduto tale enzima, non riescono a digerire il lattosio e quindi il latte. Il lattosio non digerito attraversa l'intestino tenue e raggiunge l'intestino crasso, dove fermenta grazie a dei batteri. Questa fermentazione può causare diarree acide.
Quando le capacità di digestione del lattosio del latte diminuiscono, il gattino acquisisce progressivamente altre attività enzimatiche, come l'amilasi, un enzima che consente la digestione degli amidi. La partecipazione delle proteine al valore energetico del latte è già un presagio, nel gattino, del carattere di carnivoro assoluto che apparterrà al gatto adulto. Il gatto è incapace di risparmiare proteine, quindi bisogna che la sua dieta ne sia ricca.
La gatta allatta i piccoli fino a 6-7 settimane di vita, ma la capacità di masticare alimenti solidi compare verso la quarta o quinta settimana, contemporaneamente alla capacità di digerire alimenti solidi. Il gattino, a quest'età, si orienta spontaneamente verso lo svezzamento.
Tra la nascita e l'età adulta, il gattino acquisisce numerose capacità. I principali cambiamenti si osservano prima dello svezzamento, vale a dire quando il cucciolo prende ancora il latte della madre.

I sensi

Il piccolo nasce cieco e sordo ed acquisisce l'uso di vista e udito quasi contemporaneamente. L'udito compare verso i 5 giorni di vita, ma solo dopo 14 giorni il gattino potrà orientarsi in rapporto ai suoni ed acquisirà le stesse capacità di un adulto verso il primo mese di vita, quando riconoscerà perfettamente la voce della madre.

Il gattino apre gli occhi dopo 10-12 giorni dalla nascita ma dovranno passare ancora 3 o 4 giorni prima che acquisisca la nozione della profondità di campo. L'adattamento all'acquisizione simultanea della vista e dell'udito richiede alcuni giorni. Il gattino dimostra molto presto un grande senso dell'equilibrio, anche se è ancora un po' goffo. Il cucciolo coordina difficilmente i movimenti prima delle 2 settimane di vita; dopo 17 giorni comincia a coordinare la camminata a quattro zampe e verso le 3 settimane di vita diventa abbastanza agile da grattarsi l'orecchio con una delle zampe posteriori.



La maturazione dentale

I denti da latte (decidui) cominciano ad apparire a 2 settimane fino a completarsi a circa 2 mesi. I denti permanenti invece appaiono: gli incisivi 3,5-4 mesi, premolari 5-6 mesi, canini 5-6 mesi. Dentizione completa 6 mesi.
La data di comparsa dei denti da latte e dei denti definitivi consente di stabilire con una certa facilità l'età di un gattino.


Sviluppo delle proporzioni corporee

Le grandi regioni anatomiche si sviluppano con tempi diversi. Il gattino, infatti, ha alla nascita una testa relativamente grossa; in seguito si assiste ad un allungamento delle membra: il cucciolo sembra tutto gambe, e questo gli conferisce un'andatura dinoccolata. Per ultimo si allunga il resto del corpo, fino a raggiungere le proporzioni tipiche dell'animale adulto.
La normale crescita del gattino, dal concepimento all'età adulta, avviene in 3 fasi:
  • Il periodo neonatale dura all'incirca 4 giorni dopo la nascita, durante i quali il ritmo di crescita è estremamente variabile, soprattutto in rapporto alle condizioni del parto. I gattini che hanno sofferto al momento della nascita possono avere un periodo di stagnazione del peso, ma una perdita di peso è un evento eccezionale.
  • Durante il periodo di allattamento esclusivo, rappresentato dalle prime 4 settimane di vita, la crescita è regolare, lineare, e consente infatti di prevedere il peso in funzione dell'età. Il peso a 7-10 giorni è uguale al doppio del peso alla nascita; il peso a 4 settimane è uguale a quattro volte il peso alla nascita. La crescita in periodo d'allattamento rispecchia in modo diretto la qualità della lattazione e le cure materne dedicate ai gattini.
  • Il periodo di pre-svezzamento: periodo di transizione alimentare che va dalle 4 alle 7 settimane di vita. Verso la quarta, quinta settimana, è possibile costatare un rallentamento del ritmo di crescita, corrispondente ad una diminuzione della lattazione associata ad un minor consumo di alimenti transitorio. Verso la settima settimana, si osserva una ripresa del ritmo di crescita, che segnala la fine dello sezzamento: il gattino consuma ormai una quantità di alimenti solidi sufficiente a consentire una ripresa della crescita. Attenzione: anche durante questo periodo di transizione, il cucciolo continua ad aumentare di peso. A 8 settimane il peso è generalmente il doppio del peso registrato a 4 settimane, vale a dire 8 volte il peso alla nascita.
  • Il periodo di post-svezzamento, dopo 8 settimane, segna l'inizio del periodo di autonomia del gattino, corrispondente all'espressione delle potenzialità genetiche. La diversità individuale si esprime allora pienamente. Il cucciolo si nutre da solo e a volontà, e cresce fino a raggiungere la taglia di giovane adulto. Verso i 10-12 mesi lo sviluppo è completo, anche se i maschi col tempo tendono a divenire più corpulenti e ad assumere la tipica fisionomia maschile (testa grossa, spalle robuste e muscolose), di solito completa verso i 3 anni d'età. Ciò non avviene invece nei maschi sterilizzati entro l'anno d'età, che tendono a conservare una corporatura meno muscolosa e tratti più "femminili"

 
Fattori che influenzano la crescita dei gattini
  • Stress ambientale. Il periodo dell'allattamento è faticoso per la madre e delicato per il gattino. Se la madre viene continuamente disturbata, la poppata ne soffrirà: è importante lasciare in pace madre e piccoli il più possibile. La crescita del gattino avviene, come in tutti i piccoli, durante il sonno. Nei primi giorni di vita il gattino dorme quasi continuamente e prende il latte della madre quando questa lo sveglia leccandolo. Crescendo, il cucciolo comincerà a passare più tempo giocando o esplorando l'ambiente circostante e meno tempo a dormire. La qualità del suo sonno, tuttavia, conserva un ruolo fondamentale. Lo stress può indurre la secrezione di ormoni che possono gravemente alterare l'equilibrio ormonale e la crescita. Perciò, un ambiente che generi stress può nuocere al benessere dei piccoli e a quello della madre, compromettendo anche una crescita che si preannunciava ottimale. L'ambiente che circonda la cuccia e la cucciolata dev'essere protetto da qualunque tipo di cambiamento traumatico (sbalzi di temperatura, presenze inconsuete, rumori, bambini invadenti, ecc.). I gattini non andrebbero toccati né tanto meno manipolati, soprattutto nei primi 10 giorni di vita, sono molto delicati e piccoli.
  • Le dimensioni della cucciolata. I gattini di cucciolate numerose pesano generalmente meno di quelli appartenenti a cucciolate più limitate. Questa differenza di peso tende ad aumentare durante le prime settimane di vita: una cucciolata numerosa significa infatti che la quantità di latte dev'essere divisa fra un maggior numero di cuccioli. I piccoli di cucciolate numerose (6 o più gattini) sono più leggeri fino a circa due mesi di vita. Solo dopo lo svezzamento, quando il gattino comincia ad assumere alimenti solidi, la differenza tende ad attenuarsi.
  • Fattori nutrizionali. L'alimentazione della madre durante la gestazione influisce sul peso alla nascita dei gattini. Dalla nascita allo svezzamento, l'alimentazione del cucciolo si limita al latte materno, la cui qualità e quantità sono pertanto fattori determinati della crescita e della salute dei gattini. L'alimentazione materna e l'alimentazione del cucciolo vanno entrambe prese in considerazione. Spesso la gatta manifesta voglie particolari che, salvo contriondicazioni mediche particolari, vanno rispettate, ad esempio, alcune richiedono la panna montata (senza zucchero!). E' importantissimo che la gatta abbia sempre a disposizione acqua fresca e se lo desidera anche latte diluito con l'acqua o brodo tiepido: durante la lattazione aumenta il fabbisogno di liquidi.
Apprendimento ed interazioni con la madre

Anche dopo lo svezzamento i gattini continuano ad interagire tra loro e con la madre, con la quale esiste una comunicazione molto complessa, basata su un vasto repertorio di suoni, atteggiamenti, interpretazione di odori ed emozioni. I gattini imparano così a socializzare, a dosare la forza dei morsi e a coordinare i movimenti: giocando alla lotta, a prendere la coda di mamma gatta e a rincorrersi imparano le fondamenta di quelli che saranno i comportamenti adulti di predazione, difesa del territorio, ecc.
Per questo è molto importante che i cuccioli rimangano il più possibile insieme ed accanto alla madre, almeno fino a 2 mesi e mezzo e anche oltre, pena uno sviluppo non armonioso con possibili turbe del comportamento nel gatto adulto.



8 marzo 2012

Gravidanza parto e allattamento nella gatta


Gravidanza

La gravidanza della gatta dura dai 58 ai 63 giorni.


Parto (nascita)

La secrezione del latte inizia diversi giorni prima della nascita. Subito prima del parto, la femmina diventa nervosa, e spesso si ritira nel nido preparato per lei, o in quello che ha precedentemente scelto lei stessa per partorire. E' molto importante che la "tana" sia in un posto intimo, riparato da sbalzi termici, rumori e presenze disturbanti (gente, bambini, cani, ecc.). Il parto dura circa 6 ore, con un periodo da 10 a 60 minuti fra una espulsione e l'altra. Il numero medio di gattini per cucciolata è da 3 a 5. Di solito le gatte giovani al primo parto (primipare) partoriscono da 1 a 3 gattini. Per il gatto soriano, il peso medio alla nascita è di circa 100 g. e varia in funzione di svariati fattori, che sono:
  • Il sesso: le femmine pesano un po' meno dei maschi.
  • Le dimensioni della cucciolata: quando i piccoli sono più numerosi, alcuni sono più leggeri.
  • L'alimentazione della madre durante la gestazione: gatte ipernutrite tendono a mettere al mondo cuccioli più grossi e cucciolate più numerose.

Una gatta può avere 5 cucciolate in 2 anni. La madre taglia il cordone ombelicale e lecca vigorosamente ogni gattino. Di solito ingerisce le placente ma a volte non lo fa, specie se ben nutrita e viziata. Rimane nello stesso posto dalle 24 alle 48 ore. I gattini cominciano a succhiare il latte da una a due ore dopo la nascita. Sarà bene offrirle un po' d'acqua fresca da bere.
Nei primi giorni seguenti il parto la gatta respira velocemente, è agitata e può essere aggressiva, soprattutto nei confronti dei gatti maschi (di solito mai con gli umani, a meno che non senta minacciata l'incolumità dei propri gattini): questo effetto è amplificato dall'ormone ossitocina, prodotto durante il parto e l'allattamento. E' abbastanza frequente che la gatta dopo qualche giorno cerchi di spostare i gattini, a volte le gatte non si sentono sicure e preferiscono cambiare più volte giaciglio, soprattutto se si sentono disturbate.


Allattamento 

La gatta si sdraia sul fianco in modo da rendere accessibili le mammelle. Le prime poppate del gattino non gli apportano latte ma il colostro, che ha un aspetto e una composizione diversi da quelli del latte e soprattutto contiene numerosi anticorpi che il gattino è in grado di assorbire a dosi massicce durante le prime 16 ore di vita. Sono proprio tali anticorpi che lo proteggeranno dalle infezioni per un periodo che va da pochi giorni a qualche settimana. Dopo qualche giorno, attaccandosi alla mammella, il gattino riceverà invece del latte. Il latte di gatta è comunque sempre ricco di anticorpi. Quando il gattino non ha potuto ricevere il colostro materno, se possibile è bene somministrargli del latte di gatta nelle prime 16 ore di vita (farlo adottare da una gatta disponibile), per permettergli di acquisire gli anticorpi, anche se il colostro è sempre preferibile poiché, oltre agli anticorpi, contiene altri elementi assenti nel latte. Un gattino che non riceve il colostro e/o il latte materno per un tempo sufficiente, può andare incontro a gravi infezioni e/o squilibri immunitari.

Grafico: composizione media (%) del latte di gatta.  


Nel corso delle prime 48 ore, la gatta non lascia i suoi piccoli. Questi succhiano frequentemente, all'incirca ogni 20 minuti e ingeriscono dai 2 ai 3 mL circa di latte alla volta. Il peso dei gattini aumenta molto rapidamente (dovrebbe raddoppiare in 7 giorni). Dopo ogni sessione di allattamento la gatta lecca i gattini, con particolare attenzione alla loro regione ano-genitale. La consumazione di un pasto, insieme alla stimolazione della lingua materna, induce i gattini ad eliminare urina e feci, che vengono mangiate dalla madre. All'inizio i gattini non si muovono molto e i loro occhi sono chiusi. Aprono gli occhi fra il decimo e il quattordicesimo giorno. Quando hanno all'incirca 3 settimane, i gattini iniziano ad esplorare e imparano rapidamente a fare i propri bisogni fuori dal nido. Se i gattini vengono esposti a cibi solidi, proveranno ad ingerirli. Gradualmente, il consumo di cibi solidi prolunga il tempo intercorso fra sessioni di allattamento. Lo svezzamento è in genere completo da 2 mesi, due mesi e mezzo dalla nascita, anche se i gattini tendono a cercare di succhiare il latte anche per mesi dopo lo svezzamento, anche se più per scopi emotivi e ludici che per scopi alimentari, finchè la gatta ad un certo punto li respinge. Il mantenimento e la secrezione del latte dipendono dalla stimolazione delle mammelle durante l'allattamento.
Bisogna fare molta attenzione se sono presenti dei gatti maschi interi (non castrati) nei paraggi: durante la fase di allattamento il maschio può uccidere i gattini per anticipare il ritorno in calore della gatta, in quanto l’estro ricompare generalmente 4 settimane dopo il parto, proprio quando la gatta sta ancora allattando. 




30 ottobre 2011

Adottare un gatto



Chi adotta un micio da un gattile, ne salva in realtà due, quello che viene adottato e quell’altro che può venir accolto al suo posto. Nonostante le campagne di sterilizzazione e la sensibilizzazione contro l’abbandono, continuano ad essere molti i mici che cercano una casa, sia nei gattili che per le strade.
Se adottate il micio in un gattile, preferite uno già adulto se avete bambini o se il gatto verrà adottato da una persona di una certa età (così non si faranno male a vicenda!). Prendete il gatto con cui sentite di avere più feeling, lasciate che sia lui a scegliere voi e non viceversa.
Quando ne trovate uno per la strada, accertatevi che voglia davvero venire a casa con voi (molti gatti hanno un temperamento poco adatto a vivere in casa) e che non appartenga a qualcuno (case vicine) e comunque lasciate sempre un bigliettino dove scriverete che l’avete adottato voi. Molto probabilmente appartiene a qualche colonia felina nei paraggi: chi lo nutre, non vedendolo più potrebbe preoccuparsi e rattristarsi credendo che abbia fatto una brutta fine… invece sarà felice quando verrà a sapere che Voi lo avete adottato dandogli un futuro migliore. Non asportate cuccioli “da latte” o intere cucciolate: se vedete i micini tranquilli, magari dormienti, significa che la madre è nei paraggi. Non toccateli, la madre potrebbe allarmarsi avvertendo un odore sconosciuto ed arrivare nel peggiore dei casi ad abbandonarli. Qualora doveste constatare che i micini miagolano per ore ed ore o per un giorno intero, è il caso di preoccuparsi, la gatta non ritorna perchè potrebbe esserle accaduto qualcosa, solo allora potrete prenderli e consegnarli al Gattile, all’Enpa o a chi se ne può prendere cura e/o farli adottare. Mai accettare se qualcuno insiste nel davi un gattino che prende ancora il latte dalla gatta e non è svezzato, non pensate di sostituirvi alla madre perchè mettereste in serio pericolo la salute e la vita del gattino: aspettate qualche mese e lo prenderete in seguito, quando sarà ben svezzato. Una separazione precoce dalla madre può causare permanenti problemi di salute ai gattini, problemi comportamentali e a volte la morte. Quanto più precoce è la separazione tanto è maggiore il rischio e tante più attenzioni dovranno essere dedicate al gattino. E’ importantissimo far stare i micetti il più possibile con la gatta per garantire un sano ed equilibrato sviluppo fisico e comportamentale. Quindi se adottate un gattino di cui conoscete la madre e sapete che è presente, aspettate che abbia 2,5-3 mesi (almeno 2 mesi) prima di portarlo via. Una volta adottato, se l’avete preso in strada, è buona prassi farlo vedere dal veterinario che controllerà lo stato di salute ed eventualmente provvederà alla sverminatura (quasi tutti i gattini nati da madri che vivono all’aperto sono infatti infestati da vermi).
Quando adottate il gatto da un gattile o da altro luogo molto affollato, c’è la possibilità che abbia in incubazione qualche malattia che potrebbe manifestarsi dopo alcuni giorni che lo avrete preso, perciò ai primi sintomi andate da un veterinario: ricordate che lo stress del cambiamento può scatenare malattie nei gatti, di lieve o grave entità. Se vi accorgete di non trovarvi bene con quel micio e avete cambiato idea, nel senso che non lo volete più e nessuno lo vuole adottare, restituitelo a chi ve lo ha dato; non essendo questo possibile, affidatelo ad un gattile, oppure parlate con un/una gattara responsabile di qualche colonia felina e chiedete se ve lo può accogliere. Non lasciatelo mai per strada! Al contrario di ciò che alcuni pensano, il gatto in una città non si arrangia.
Sappiate che prendere un gatto è un impegno, il micio non è un giocattolo da regalare ai bambini o agli adulti, se è piccolo crescerà, è probabile che si affilerà le unghie sul vostro divano, che vi farà la pipì in giro o che non avrà il carattere che desiderate (per es. potrebbe essere schivo). Quando e se si ammalerà dovrete portarlo dal veterinario e occuparvi di lui, ricordate… adottare un micio è una decisione importante, se lo fate, dovrete essere sicuri di garantirgli una vita dignitosa (un gatto domestico può vivere anche oltre 20 anni) e di non abbandonarlo o sbolognarlo a gente impreparata. 

11 ottobre 2011

Gattini con occhi malati: come aiutarli


A volte i gattini, specie quelli che vivono in comunità o colonie feline, possono sviluppare delle infezioni che si evidenziano con occhi gonfi, arrossati e pieni di muco, a volte chiusi. La congiuntivite può essere anche accompagnata da scolo nasale, stranuti, deperimento. Si può trattare di infezioni virali e/o batteriche (di solito da Calicivirus, Herpes virus e/o Chlamydia) sovente complicate da sovrainfezioni di vario tipo. Tali affezioni oculari necessitano di un tempestivo, duraturo e costante trattamento poiché nella migliore delle ipotesi esitano in cecità totale o parziale permanente, inoltre l'infezione può determinare immunosoppressione esponendo i gattini ad ulteriori gravi infezioni o estendersi ad altri organi come i polmoni, determinando frequentemente la morte dei gattini.

E' sempre consigliabile consultare un veterinario ma nell'attesa del suo intervento o nel caso questo non fosse accessibile ecco cosa bisogna fare:
  • Pulire delicatamente ed accuratamente gli occhi del gattino con un batuffolo di ovatta bagnato con acqua appena tiepida (o camomilla) ed olio. Bisogna cercare di aprire delicatamente le palpebre del gattino di modo che non rimangano incollate ed incrostate. Si ammorbidisce con l'olio e si pulisce meglio che si può: in questo modo impediremo che gli occhi restino chiusi e che la situazione peggiori ulteriormente.

  • A questo punto dovreste consultare un veterinario che vi prescriverà una crema antibiotica per gli occhi del gattino e dovrete applicare la crema 3 volte al giorno, ogni giorno (sempre dopo aver pulito gli occhi come spiegato sopra!) fino a completa guarigione. Possono essere necessarie anche diverse settimane per una guarigione completa. Se non avete la possibilità di raggiungere un veterinario che vi possa fare la ricetta, potete procurarvi l'unguento oftalmico "colbiocin", una crema antibiotica per uso anche umano: la trovate in farmacia per pochi euro o ve la può prescrivere il medico di base. E' importante non sospendere la pulizia ed il trattamento prima della completa guarigione perché sono frequenti le ricadute e gli esiti cicatriziali sulle cornee.

Come applicare l'unguento

Il farmaco deve essere applicato nell'occhio precedentemente pulito, all'interno della palpebra inferiore con l'aiuto del dito ben lavato (su cui avrete precedentemente versato una quantità abbondante di unguento). L'unguento va distribuito chiudendo delicatamente le palpebre del gattino e massaggiando quel poco che serve per distribuire il farmaco all'interno. Per svolgere al meglio questa operazione, soprattutto se non siete pratici e/o se il gattino non collabora, sarebbe meglio essere in due: uno tiene fermo il gattino per la collottola e l'altro applica l'unguento. Se si è soli bisogna compiere le stesse operazioni con una sola mano, ricordandosi di versare sul dito l'unguento prima di prendere il gattino per la collottola. Non cercate di applicare la crema direttamente dal tubetto poiché oltre ad inquinare il prodotto rendendolo poi inutilizzabile, rischiereste seriamente di acciecare il gattino con il beccuccio.

Se avete a che fare con intere cucciolate e solo alcuni mici presentano gli occhi malati, tenete sotto osservazione tutti poiché queste patologie sono molto contagiose nei gattini: più tempestiva è la cura e più sarà rapida la guarigione con minor probabilità di conseguenze negative durature o permanenti.