Costruzione di una rete interrata per difendere il proprio orto o campo dagli ungulati (cinghiali, caprioli, cervi, ecc.)
Gli ungulati, in particolare i cinghiali sono dotati di grande forza, capaci di scavare buche profonde anche 50 cm o di caricare le normali recinzioni nel tentativo di forzarle. Una semplice staccionata o una rete tradizionale potrebbe non essere sufficiente a scoraggiare questi grossi ungulati ad accedere alle vostre coltivazioni. Una recinzione seminterrata deve raggiungere una profondità di circa 50 cm, deve possedere un sistema di dissuasione allo scavo e deve essere molto solida. Se deve impedire l’ingresso ad animali saltatori come caprioli, daini e cervi, la rete dovrà essere alta almeno 2 m, altrimenti potrà essere di circa 120-150 cm. Una rete interrata e a maglie strette vi proteggerà non soltanto dalle incursioni dei cinghiali e di altri ungulati ma impedirà l’accesso anche ad altri animali quali roditori, talpe, gatti, ecc.
Materiale occorrente:
- pali di legno appuntiti
- catrame o altro impregnante e pennello per impermeabilizzare
- rete metallica a maglie strette a scelta
- filo di ferro di buon diametro
- rete a maglia stretta a scelta
- cemento, sabbia e assi per formare eventuali casseri
- chiodi a U, tondini di ferro
Scavo e messa in opera dei pali
La prima operazione è l’impermeabilizzazione dei pali di legno per almeno 60 cm. Si pennellano con il catrame liquido (per esempio) e solo quando asciutti si possono utilizzare.Scavata la trincea, profonda almeno 50 cm, a 2 metri uno dall’altro si effettuano con una vanga da giardinaggio buchi quadrati di circa 30 cm di lato, profondi altrettanto. Sul fondo di ogni buco andranno infissi, per almeno 20 cm, i pali utilizzando una trivella per fare il primo foro d’invito. Conviene porre sempre un’asse di legno sulla testa del palo, così da ridurre i rischi di fessurazione mentre si utilizza la mazza per infiggerlo nel terreno, e/o posizionare una robusta fascetta a circa 3 cm dalla sommità del palo. Una volta verificato l’allineamento dei pali, nei fori quadrati si getta il cemento. Nel caso di terreno sabbioso o poco consistente si dovrà formare con assi di recupero un piccolo cassero. Una volta che il cemento avrà fatto presa si impermeabilizza col catrame il punto di raccordo fra palo e blocco di cemento.
Fissare la rete
Il filo di ferro va teso fra un palo e l’altro in almeno tre punti: alla sommità, qualche centimetro sopra il livello del terreno, qualche centimetro sopra i blocchi di cemento; meglio inserirne un quarto a metà dell’altezza fuori terra. Si fissa ai pali con i chiodi a U. A questo punto si stende la rete, si fissa ai pali e si ferma ai fili di ferro tesi orizzontalmente.
Dissuasori dello scavo
Per rendere più difficile l’operazione di scavo di animali dalla grande forza e dal carattere caparbio come i cinghiali si deve intervenire in due modi. Il primo, molto semplice, consiste nell’addossare sul lato esterno della rete tutti i sassi che sono emersi durante lo scavo della trincea ed eventuali altri detriti disponibili. Il secondo è una vera e propria barriera. Si taglia la rete in fogli lunghi circa 50 cm e li si dispone sul terreno a una profondità di 10 cm, dopo avere parzialmente riempito la trincea di scavo. Per fissarla ancora di più si tagliano delle sbarre in ferro, si piegano a U e si infiggono nel terreno sul lato verso l’esterno.
A questo punto la rete sarà a prova di cinghiale, nonché di istrice, talpa, tasso, roditori, ecc.
Per terminare
Come rifinitura, pennellare di catrame la testa dei pali di legno e ricoprirli con dei cupolini così che l’acqua sgrondi e non sia assorbita. Chi ama il colore può utilizzare pali di legno di castagno già pelati, colorarli con una vernice all’acqua e rifinirli con un impermeabilizzante. Il legno di castagno così trattato ha una durata sorprendente.
Manuela Cassotta per MI.F.A. Biosoluzioni http://biosoluzioni.mifaonlus.com
Biologia, divulgazione scientifica, soluzioni ecologiche e non cruente ai problemi con gli animali, consulenze in biosoluzioni, gatti ed altro
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15 agosto 2011
2 maggio 2008
Intervento della Associazione degli agricoltori biologici elbani
Intervento della Associazione degli agricoltori biologici elbani nel quale si critica certo isterismo nel volersi liberare dal fastidio rappresentato dalle zanzare. C'è anche infatti chi, per uccidere questi insetti, non esita ad usare in zone abitate e coltivate notevoli quantità di pesticidi che hanno gravi... "effetti collaterali". E arrivata la primavera e con i primi caldi, si sa, giungono le zanzare. C'è fobia in tutti gli esseri umani per questo insetto. Di insetti potenzialmente pericolosi ("potenzialmente"! non "effettivamente", ciò significa che dipende molto da circostanze specifiche) per l'uomo ce ne sono, ma siamo noi spesso ad esasperare le situazioni immaginando catastrofi inesistenti. La nostra Associazione di agricoltori biologici, si occupa tra l'altro di tutela della biodiversità, materia con cui lavoriamo giornalmente, perché la biodiversità è tutto ciò che ci circonda, buono e cattivo, bello e brutto, pericoloso e non pericoloso, velenoso e non velenoso. Perché il bello e il brutto sono in ciò che vediamo (insetti, uccelli, mammiferi, fiori, erbe, piante) ma il pericolo è tanto in quello che vediamo, quanto in ciò che non vediamo (virus e batteri) pur essendo tuttavia parte del ciclo vitale. Molti insetti e animali sono pericolosi, ma lo sono anche certe piante e certi fiori che contengono particolari alcaloidi utili in medicina ma pericolosi alla salute in dosi massicce (spartanina, reserpina, atropina). Ciò che genera in noi agricoltori biologici profondo risentimento è il proliferare di fobie e trattamenti effimeri contro la zanzara, con massiccio impiego della lotta chimica. Queste pratiche ci fanno seriamente arrabbiare e ci preoccupano perchè a noi che, in quanto agricoltori biologici, non facciamo uso di sostanza chimiche, a noi che nel nostro piccolo cerchiamo di difendere il buono e il cattivo facendo interventi biologici solo quando la soglia di attacco di malattie crittogame o di insetti supera un certo limite (cioè l'infestazione totale), a noi che cerchiamo di preservare al meglio l'ambiente e la sua biodiversità, a noi... dà fastidio che qualcuno distrugga il nostro lavoro e i nostri mezzi con cui riusciamo a fare agricoltura biologica. Per questo siamo poco disposti a tollerare che qualcuno, colpito dal calore estivo in un tardo pomeriggio o ancor peggio alle prime luci dell'alba, ti svegli, con il suo micidiale lanciapesticida e decida di fare "l'ammazzazanzare" distruggendo in un battibaleno quello che tu hai faticosamente costruito offrendo quel piccolo, ma sostanziale contributo all'ambiente e alla salute delle persone. E' bene infatti sottolineare, ai distratti e agli assatanati del "pesticida" che "l'ammazzazanzare" non ammazza solo le zanzare, ma tutto ciò che c'è intorno, senza distinzione di specie e di età. Evidentemente le responsabilità non sono solo di chi in proprio ha deciso di fare "l'ammazzazanzare", ma di tutti i soggetti della catena sino agli amministratori dei vari enti pubblici che dovrebbero impegnarsi per la primavera/l'estate a fare delle mappe e proibire i trattamenti di lotta chimica almeno vicino alle aziende biologiche nelle aree parco, o per lo meno preavvisare le Associazioni referenti perché si possano organizzare limitando i danni. Invece, come sempre, si fa tutto alla chetichella, preferendo esporsi magari alle sanzioni di legge per i danni che gli agricoltori dovessero denunciare al loro lavoro e alla salute. A questi signori non interessa se, dopo un trattamento col pesticida contro le zanzare, troviamo api morte davanti alle arnie, farfalle agonizzanti, rondini appena nate morte perché i genitori le hanno imbeccate con mosche avvelenate. Credo sia difficile aspettarsi una presa di coscienza perché la logica di certi soggetti, volti a spremere il turista e trasformare il nostro Arcipelago in un mega complesso alberghiero, è che la pianta sporca perché perde le foglie o i petali dei fiori, o è dannosa perché spacca il manto stradale che d'estate si surriscalda e ti fa ribollire anche le ossa, oppure è "potenziale veicolo di incendi" (perfetto tagliamo tutti i boschi per eliminare il problema!). Costoro si lamentano dei barbagianni perché, dicono, portano sfortuna, o dei pipistrelli perché sono brutti e danno fastidio al turista che ha sborsato una bella sommetta per l'appartamento (o meglio la "seconda casa" concesso in affitto). Costoro intraprendono la guerra alle zanzare la cui proliferazione non è eccessiva rispetto allo scorso anno, il problema è che questi insetti si riproducono in abbondanza solo grazie alla scomparsa dei loro predatori naturali (anfibi e uccelli) di cui abbiamo distrutto l'habitat "tombando" col cemento fossati e zone umide. Certo sarà un bel modo di fare turismo quando non ci sarà nessun essere vivente e solo cemento e il brulicare di turisti in ciabatte e costume... (ma ci saranno davvero questi turisti in una tale situazione?).
Agnese NanniniPresidente ABAE - Associazione Agricoltori Biologici Elbani
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