23 marzo 2012

Quando il gatto beve molto

Se il gatto beve molto e fa molta pipì (polidipsia e poliuria)

Il gatto è un animale di origine "desertica" e per natura beve poco, rispetto ad altri mammiferi, avendo la capacità di assorbire grandi quantità d'acqua dal cibo umido.

Quando il gatto assume una quantità eccessiva d’ acqua (polidipsia, quantità superiore a 100ml/Kg/die), ciò può essere dovuto ad una condizione patologica, all’alterazione dei normali meccanismi omeostatici che regolano la sete e la formazione dell’urina. Se il gatto beve molto dopo aver mangiato crocchette, non si tratta generalmente di una malattia ma di un meccanismo fisiologico ed utile, infatti i cibi secchi industriali richiamano molta acqua, che deve essere necessariamente assunta dal gatto per evitare problemi di salute (soprattutto renali). Nella maggior parte dei casi però, specie se l’abbondante assunzione di acqua è accompagnata da una maggiore eliminazione di urina (poliuria, quantità superiore a 50ml/Kg/die), siamo di fronte ad alterazioni che possono essere conseguenza di stati patologici anche gravi. La poliuria (emisione abbondante di urina) non va confusa con un’emissione frequente, che invece è di solito correlata a stati infiammatori delle basse vie urinarie (cistite, presenza di calcoli nell’uretra, ecc.). La polidipsia/poliuria costituisce un problema frequente e può essere collegata ad una gran varietà di processi patologici. I più frequenti stati patologici che possono determinare polidipsia/poliuria sono:
  • Insufficienza renale cronica
  • Diabete mellito
  • Ipertiroidismo
  • Piometra

I segni clinici che accompagnano l’aumento della sete e della minzione variano in relazione alla causa primaria della malattia. Di solito la malattia renale cronica è il caso più frequente ed in questo caso (anche se non sempre) il gatto può manifestare anche altri segni: dimagrimento, mancanza di appetito, movimenti lenti, letargia, comportamento bizzarro nei confronti dell’acqua (zampe nella ciotola, testa sotto il rubinetto, scavare nell’acqua, ecc.). Mentre gli altri segni non sono tipici della malattia renale e possono essere presenti anche in altre condizioni patologiche, il comportamento bizzarro nei confronti dell’acqua è di solito il segno più precoce di patologia renale, anche quando non sia conclamata (indice di squilibrio?).

Altre cause meno comuni possono essere: epatopatie, diabete insipido, pielonefrite cronica, ipokaliemia, insufficienza renale acuta, ipercalcemia (di solito da leucemia), acromegalia da diabete insulino-resistente, iperadrenocorticismo (di solito presente in caso di diabete mellito insulino-resistente e gravi problemi dermatologici).
La diagnosi differenziale spetta naturalmente al veterinario.


Cosa fa di solito il veterinario?

Il veterinario effettua le indagini necessarie a verificare la presenza di patologie evidenziabili da alterazioni del sangue o delle urine: emogramma, profilo biochimico ed analisi delle urine. In particolare osserva i valori di creatinina, azotemia, bun, concentrazione delle urine (funzionalità renale), eccessiva presenza di glucosio nel sangue e/o nelle urine, chetonuria (diabete mellito). Per evidenziare eventuali epatopatie analizza i valori di AST, ALT , GGT e bilirubina. Per indagare sul funzionamento della tiroide può eseguire: T4 totale (umentato), potassio (diminuito), calcio (aumentato) ed esame urine. Possono essere eseguiti, se necessari, esami ecografici o radiografici. Il tutto è ovviamente accompagnato da un’attenta osservazione dello stato del gatto e da una approfondita visita. E’ importante che voi descriviate il più accuratamente possibile al veterinario eventuali segni o comportamenti insoliti manifestati dal gatto, per facilitare la diagnosi.
Trattamento

Interveti terapeutici primari:
acqua, per prevenire la disidratazione gli animali devono avere sempre a disposizione acqua fresca (cambiata il più spesso possibile), posta il ciotole pulite ed accuratamente risciaaquate con acqua corrente (no ai residui di detergenti). A volte il cloro dell’acqua può dare un odore sgradevole ed il gatto potrebbe preferire l’acqua piovana/stagnante: lasciatelo bere. La terapia della causa primaria (qualora sia possibile) è comunque essenziale per ottenere la risoluzione del problema.

Interventi terapeutici secondari: fluidoterapia (flebo sottocute o nei casi più gravi, endovena), è indicata nei gatti che presentano disidratazione.

22 marzo 2012

Anemia nel gatto

L’anemia, definita come una diminuzione del numero di eritrociti (globuli rossi) circolanti e dell’ emoglobina fino a valori al di sotto del limite della norma, può avere nel gatto numerose cause. A seconda della cronicità dell’anemia, l’anamnesi può indicare un calo di attività o una riduzione della tolleranza all’attività fisica. I segni possono essere pallore delle mucose, aumento dello sforzo respiratorio sotto stress, tachicardia (battito cardiaco accelerato), lieve soffio sistolico (rilevabile dal veterinario all’auscultazione). Il veterinario presterà attenzione alle dimensioni dei linfonodi periferici e della milza. E’ importante che il veterinario verifichi se si tratta di un’anemia rigenerativa o arigenerativa: ogni volta che l’ematocrito (la parte corpuscolata del sangue) risulta inferiore al 20%, verrà effettuato il conteggio dei reticolociti, o globuli rossi immaturi, per valutare la risposta midollare all’anemia. In generale, le forme rigenerative (presenza di reticolo citi in circolo) sono associate a perdita ematica o emolisi (rottura dei globuli rossi), mentre le non rigenerative dipendono da un calo della produzione di globuli rossi, per malattie del midollo osseo o un disordine extra-midollare. Il gatto è una specie animale con caratteristiche uniche perché può presentare 2 tipi di reticolociti, che possono far capire al veterinario se c’è stata una risposta rigenerativa recente.
Cosa fa di solito il veterinario: diagnosi differenziale

Anemia rigenerativa

Emolisi
(distruzione degli eritrociti) dovuta a
  • Parassiti eritrocitari: Haemobartonella felis , Cytauxzoon felis, Babesia spp.
  • Distruzione immuno-mediata
  • Anemia emolitica a corpi di Heinz
  • Danno ossidativo: blu di metilene, acetaminofene, benzocaina, fenazopiridina, altri avvelenamenti
  • Isoeritrolisi neonatale

Perdita ematica
  • Traumi o interventi chirurgici
  • Infestazione cronica da pulci

Anemia non rigenerativa


Intramidollare
  • Anemia emopoietica associata o meno ad infezione da virus della leucemia felina (FeLV) o all’immunodeficienza felina (FIV).Forme linfoproliferative, Forme mieloproliferative
  • Aplasia eritrocita ria
Extramidollare
  • Nefropatia cronica
  • Infiammazione cronica, stati infettivi cronici
  • Neoplasie
  • Stato nutrizionale scadente o digiuno prolungato

Indagini diagnostiche principali
  • Analisi del sangue (esame emocromocitometrico) che permette di valutare il numero di eritrociti, il valore dell’ematocrito. Vengono valutati anche gli strisci di sangue al microscopio per rilevare l’eventuale presenza di globuli rossi parassitati, di corpi di Heinz o altre anomalie morfologiche. A causa delle ridotte dimensioni degli eritrociti felini, all’esame microscopico non è rilevabile la sferocitosi, indice di una distruzione immunomediata dei globuli rossi.
  • Conteggio dei reticolociti, un esame di non facile interpretazione. Il conteggio dei reticolo citi deve essere corretto in funzione dell’ematocrito.
  • Screening per le infezioni virali del gatto (FIV, FeLV)
Prognosi e cure

La prognosi nei gatti anemici dipende dalla causa dell'anemia, dall’identificazione e efficace trattamento della causa primaria. In generale, la prognosi è migliore nei casi acuti che nelle forme non rigenerative.

21 marzo 2012

La tosse nel gatto

La tosse non si riscontra comunemente nel gatto. Può essere spia di diversi stati patologici ma di solito non indica cardiopatie.

Caratteristica posizione assunta per tossire dalla maggior parte dei gatti. L'animale si siede in posizione accovacciata con il collo in estensione.

Cosa fare

Se la tosse è di breve durata ed episodica, non è generalmente indice di patologie rilevanti. In caso contrario o se si sospetta una malattia, contattare il veterinario.
Possibili cause di tosse nel gatto:

Asma bronchiale/allergia
Reflusso gastro-esofageo
Filariosi cardiopolmonare
Chilotorace
Migrazione polmonare di larve parassitarie
Infestazione da nematodi polmonari
Malattie tracheali

Cosa fa di solito il veterinario


Indagini diagnostiche
Auscultazione, esame radiografico del torace, esame del sangue (emocromo), esame delle feci per nematodi polmonari, ricerca degli anticorpi per
D. immitis (filariosi cardiopolmonare) nel caso la radiografia toracica riveli ingrossamento e tortuosità delle arterie polmonari.

20 marzo 2012

Se il gatto respira male (dispnea)

Si definisce dispnea la difficoltà a respirare. Il termine viene frequentemente utilizzato anche per indicare la respirazione rapida (tachipnea). Anche se la frequenza respiratoria normale del gatto è di 20-60 atti respiratori al minuto, il riscontro di un valore più alto di 50 atti respiratori al minuto dovrebbe far sospettare la presenza di uno stato patologico. Le cause della dispnea sono numerose e possono essere divise in diverse categorie a seconda del tratto dell’apparato respiratorio coinvolto nella loro patogenesi. Poiché molti gatti con difficoltà respiratorie sono in condizioni precarie, le prime cure e la valutazione iniziale devono essere fatte con rapidità e cautela.


Classico atteggiamento del gatto con difficoltà respiratoria: respiro a bocca aperta, affannoso. Se la lingua sporge all'esterno ciò denuncia grave dispnea.

Cosa fare

Lasciare il gatto il più possibile tranquillo e contattare urgentemente il veterinario. Se la dispnea si presenta fugacemente in condizioni di particolare stress (molto frequente nei viaggi in auto e non denota malattia) e/o il clima è molto caldo ed il gatto non sembra irrequieto e si comporta normalmente, potrebbe non trattarsi di un problema.
Cosa fa di solito il veterinario

Indagini diagnostiche principali
  • Osservazione del colore delle mucose e della lingua: la presenza di cianosi (colore bluastro) indica che è in atto una crisi respiratoria ed impone l’adozione di misure terapeutiche di emergenza prima di passare ad ulteriori indagini diagnostiche.
  • Auscultazione: inizialmente, il veterinario valuta i suoni polmonari ed i toni cardiaci.
  • Esami radiografici: torace, regione cervicale e/o cranio
  • Toracentesi e analisi del liquido pleurico: punzione ed eventuale prelievo di liquido dallo spazio pleurico per esami citologici (esame invasivo da eseguire solo in caso di accertata necessità!)


Quali potrebbero essere le cause?

  • Privazione di ossigeno: anemia, metemoglobinemia
  • Vie aeree superiori: rinite, masse rinofaringee, collasso o compressione tracheale
  • Polmone: edema polmonare (per cardiopatie o affezioni polmonari), polmonite (virale, batterica, micotica, da corpo estraneo, parassitaria), trauma polmonare (contusione, torsione, cisti), filariosi cardiopolmonare, asma bronchiale, enfisema, neoplasia polmonare (primitiva o metastatica)
  • Spazio pleurico: chilotorace (primitivo o secondario), piotorace, emotorace (trauma, coagulopatie, disordini emorragici, torsioni), pneumotorace (trauma, parassitosi, cause iatrogene), ernia diaframmatica (traumatica, congenita), neoplasia (linfosarcoma, mesotelioma, timoma, neoplasia polmonare), idrotorace (cardiogeno, da pericardiopatie, masse mediastiniche, peritonite infettiva felina, ernia diaframmatica, torsione di un lobo polmonare).


Terapia

Ossigenoterapia, diuretici, corticosteroidi ad azione breve. Terapie atte a correggere la causa di base della dispnea. Verrà evitata la somministrazione di liquidi che potrebbe essere fatale per sovraccarico di fluidi e peggioramento dell’edema.
Prognosi

La prognosi varia in funzione delle condizioni del gatto al momento della sua presentazione al veterinario, della risposta al trattamento di emergenza e della malattia primaria.

19 marzo 2012

Se il gatto perde l'appetito e non mangia

La perdita d’appetito o anoressia nel gatto, può essere dovuta a diverse cause, patologiche o non, quali disordini metabolici , gastroenterici e neurologici, malattie infiammatorie/infettive, reazioni a farmaci/tossine, neoplasie, febbre, dolore, stress ambientale e scarsa appetibilità della dieta. Poiché il numero delle condizioni che possono portare alla perdita dell’appetito è così elevato, gli altri segni clinici che l’accompagnano sono estremamente variabili. Alcuni gatti presentano anoressia o anoressia/letargia/perdita di peso come unica manifestazione del processo patologico in atto. A differenza di altri mammiferi i felini sono carnivori obbligati, con esigenze nutrizionali speciali. Ciò è dovuto al fatto che questi animali consumano e disperdono in modo persistente alcuni principi nutritivi e ne sintetizzano altri in quantità inadeguata (vedere tabella). Di conseguenza, l’anoressia persistente o prolungata può portare a gravi alterazioni metaboliche, che complicano la situazione già in atto. Un ulteriore motivo di preoccupazione in caso di anoressia prolungata nel gatto è il potenziale rischio di lipidosi epatica. Di conseguenza il problema richiede un rapido consulto del veterinario, prima che si instauri uno stato di malnutrizione.


Princìpi nutritivi
Manifestazioni carenziali

Arginina
Ptialismo, iperestesia, vomito, tremori muscolari, atassia; i segni clinici possono comparire entro alcune ore o giorni.

Taurina
Degenerazione retinica, miocardiopatia dilatativa, problemi riproduttivi, scarso accrescimento nei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi. Per i gatti la Taurina è un aminoacido essenziale, non sono in grado di sintetizzarlo.

Vitamina A
Degenerazione retinica, debolezza, mantello secco trascurato, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.

Acido arachidonico
Dermatite, secchezza del pelo, anemia, problemi riproduttivi, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.


Cosa fare

Se il gatto non mangia e si comporta in modo strano (dorme spesso, si muove poco), consultare al più presto il veterinario. Se il gatto è inappetente ma sembra stare bene provate a cambiare cibi: è probabile che non gradisca un particolare tipo di cibo e/o sia necessario variare la sua alimentazione. L’alimentazione del gatto dev’essere il più possibile varia e comprendere alimenti freschi.

Cosa fa di solito il veterinario

Indagini diagnostiche principali

  • Anamnesi: il veterinario vi potrà porre alcune domande relative all’ambiente in cui vive il gatto (in casa o fuori), ad eventuali recenti variazioni (spostamenti, introduzione di nuovi animali o membri della famiglia), viaggi, somministrazione di farmaci, esposizioni a tossine, comparsa di segni riferibili ad altri processi patologici (ad es. se il gatto beve tanto, urina molto, ha vomito o diarrea) e modificazioni della dieta.



  • Esame clinico: il veterinario visiterà accuratamente il gatto per escludere la presenza di ferite o ascessi, masse patologiche interne o esterne, linfadenopatia (linfonodi ingrossati), anomalie all’auscultazione polmonare, irregolarità dei reni alla palpazione, dolore, ecc. Farà anche un esame della cavità orale per rilevare eventuali corpi estranei, malattie gengivali o dentali, ulcere, ecc. A volte il veterinario può rilevare i segni di una malattia infettiva/infiammatoria attraverso una visita oculistica (osservazione della camera anteriore e della retina dell’occhio).



  • Esami di laboratorio: analisi del sangue e delle urine per escludere l’insufficienza renale (molto frequente nei felini), malattie metaboliche, ecc.



  • Radiografia o ecografia addominale: per rilevare anomalie di dimensione ed architettura dei diversi organi, ostruzioni gastroenteriche o neoplasie.


Note: la presenza di tartaro e le malattie dentali sono a volte causa di anoressia. Generalmente se vi sono problemi dentali il gatto cerca di mangiare ma mastica male, sputa il cibo e/o si lamenta mentre mangia o prova a mangiare. Anche in presenza di tartaro il veterinario provvederà ad escludere altre cause più gravi prima di valutare una pulizia dei denti (l’anestesia potrebbe essere controindicata!). In nessun caso il veterinario dovrebbe sottoporre ad anestesia un gatto di cui non conosca lo stato di salute. Nel gatto è frequente la perdita di appetito associata alla temporanea perdita del senso dell’olfatto, legata ad infezioni delle alte vie respiratorie (ad es. rinotracheite).

Trattamento
  • Deve venir trattata la causa primaria, per ripristinare l’appetito.
  • Fluidoterapia di sostegno: in caso di disidratazione, flebo di soluzione fisiologica sottocutanee o endovenose (casi più gravi)
  • Supporto nutrizionale: è importantissimo incoraggiare il gatto a mangiare, offrendogli cibi appetibili (provare con diversi cibi particolarmente graditi: umidi di alta qualità, pollo cotto o crudo freschi, pesce fresco, ecc.). Se il gatto non mangia, fornirgli del brodo tiepido con una siringa senza ago inserita al lato della bocca, a piccole gocce. Se proprio non sopporta il cibo, fornire acqua allo stesso modo (anche poco è sempre meglio che niente).



18 marzo 2012

Obesità nel gatto

Si definisce come obesità l’eccesso di grasso corporeo che si accumula in seguito all’aumentata assunzione di energia (incremento dell’assunzione di cibo e/o della sua densità calorica) o al calo dell’impiego energetico (riduzione del livello di attività e/o riduzione della funzionalità tiroidea). Le cause più comuni di obesità nel gatto sono la sovralimentazione associata alla vita sedentaria ed alla sterilizzazione/castrazione.
L’obesità può complicare molte condizioni di interesse veterinario come la dispnea (difficoltà respiratoria), le affezioni cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete mellito e i problemi muscolo scheletrici. Inoltre, può aumentare il rischio connesso all’anestesia e agli interventi chirurgici, predisporre i felini alla lipidosi epatica e causare un’intolleranza al caldo.

Segni di obesità: se non si riescono ad apprezzare le costole con la palpazione e sono presenti notevoli depositi di grasso addominale e inguinale, il gatto è obeso.

Cosa fare

  • Aumentare il livello di attività fisica incrementando il gioco o adottando un altro gatto affinché possano giocare insieme.
  • Non esagerare con l’alimentazione, in particolare se il gatto è sterilizzato, non esce e tende ad avere una vita sedentaria, moderare l’apporto calorico.

Calcolo del fabbisogno calorico giornaliero di mantenimento, del gatto adulto con un livello di attività ridotto o moderato:

Kcal da somministrare = (peso corporeo in Kg x 30) + 70

Ai gatti obesi si dovrebbe somministrare il 66% del valore calcolato per il fabbisogno calorico di mantenimento fino al raggiungimento del peso ottimale. Si sconsigliano diete fai da te, è sempre meglio un consultare il veterinario, anche per escludere eventuali concomitanti patologie.

Note: nel gatto l’ipotiroidismo è estremamente raro e il vet non lo diagnostica se non in presenza di altri evidenti segni clinici specifici (alopecia del tronco, bradicardia, abbassamento della temperatura corporea, ipercolesterolemia a digiuno, anemia non rigenerativa di lieve entità).

17 marzo 2012

Se il gatto si gratta o perde il pelo (alopecia)

Per “alopecia” si intende l’assenza di pelo da zone di cute dove questo dovrebbe essere presente. Può essere la conseguenza di una scarsa produzione di pelo o più comunemente di una sua eccessiva perdita.
L’alopecia del tronco è tipicamente bilaterale e simmetrica. Si osserva comunemente nella parte ventrale dell’addome; successivamente può coinvolgere la superficie posteriore degli arti pelvici, soprattutto al di sopra del tarso. Altre zone che possono essere interessate sono l’area situata appena cranialmente alla base della coda e di fianchi. In alcuni gatti, risultano colpiti tutti questi settori e le lesioni possono confluire, determinando la comparsa di un’alopecia diffusa a tutta la metà caudale del tronco. Uno degli aspetti più importanti è stabilire se sia presente o meno il prurito, per rendersi conto se l’alopecia è autoindotta. È necessario osservare se il gatto tende a leccarsi, grattarsi, mordicchiarsi o toelettarsi in modo eccessivo. Tenendo conto che molti gatti assumono questi comportamenti solo quando non sono osservati, non è possibile stabilire con certezza la presenza del prurito. Tuttavia si tratta di un indizio utile ai veterinari per la diagnosi.


Alopecia autoindotta: possibili cause
  • Atopia
  • Dermatite da allergia alle pulci
  • Alopecia psicogena
  • Allergia alimentare
  • Dermatofitosi
  • Infestazione da Cheyletiella
  • Demodicosi
  • Accumulo di materiale nei sacchi anali
  • Infestazione da Sarcoptes
  • Localizzazione al tronco di acari auricolari

Alopecia non autoindotta: possibili cause
  • Stress: interventi chirurgici, malattie sistemiche, febbre, stress ambientali
  • Perdita anagena
  • Perdita telogena
  • Iperadrenocorticismo
  • Ipertiroidismo
  • Alopecia endocrina

Trattamento
La caduta del pelo a livello del tronco non è una condizione potenzialmente letale. Se non è presente il prurito, il problema è più estetico che clinico.
E’ importante che il veterinario identifichi la malattia primaria, per quanto possibile, ed eventualmente trattarla di conseguenza.
In alcuni gatti si riscontra l’alopecia di origine psicogena; non esiste alcun test che permetta di identificarla. Il veterinario formula la diagnosi per esclusione. L’alopecia psicogena può associarsi anche all’alopecia pruriginosa del tronco e complicarla.
Cosa fare

Se il problema non si risolve entro qualche settimana o il gatto manifesta contemporaneamente dei sintomi preoccupanti (dimagrimento, anoressia, letargia, ecc.), consultare il veterinario.

Cosa fa di solito il veterinario
  • Anamnesi: la distinzione fra alopecia autoindotta (comprese le forme dovute al prurito)e non autoindotta è di importanza fondamentale per il resto dell’indagine diagnostica.
  • Tricogramma: si tratta dell’esame microscopico delle estremità distali dei peli presenti all’interno dell’area alopecica. Il riscontro di punte spezzate indica che la caduta del pelo è autoindotta.
  • Risposta alla somministrazione di steroidi: si può presumere che i gatti che rispondono alla terapia con steroidi siano affetti da forme di natura pruriginosa. In questo caso il veterinario prenderà in considerazione le seguenti malattie: atopia, dermatite da allergia alle pulci, infestazione da Cheyletiella, demodicosi, infestazione da Sarcoptes e localizzazione al tronco di acari dell’orecchio. I gatti con allergia alimentare possono manifestare una risposta di breve durata (pochi giorni) dall’iniezione di steroidi ad azione deposito.
  • Test intradermico per la valutazione della reazione all’antigene delle pulci o rigoroso controllo dell’infestazione: questi test possono essere utilizzati per documentare una dermatite allergica da pulci.
  • Test intradermico con antigeni vari: utilizzato per la diagnosi dell’atopia.
  • Colture micotiche: la dermatofitosi può essere causa di lesioni cutanee e perdita di pelo, con aspetti clinici molto differenti.
  • Prove diagnostiche con diete speciali ipoallergiche: il gatto deve essere alimentato per almeno quattro settimane e preferibilmente per otto settimane con un prodotto che non ha mai assunto in precedenza. Dal momento che la componente della dieta che ha le maggiori probabilità di risultare antigenicamente attiva e quella proteica, e di importanza fondamentale utilizzare una fonte originale di proteine.
  • Preparati allestiti con nastro adesivo: da esaminare il microscopio per l’identificazione di Cheyletiella.
  • Se la prova con nastro adesivo risulta negativa, il veterinario può prendere in considerazione la somministrazione di un antielmintico, soprattutto se il gatto proviene da un ambiente affollato quale ad esempio un gattile o o vive all’aperto.
  • Raschiato cutaneo: per rilevare Demodex, Sarcoptex ed acari auricolari.
  • Svuotamento dei sacchi anali: nel gatto, le loro ascessualizzaione è rara. L’accumulo di materiale all’interno di queste strutture fa sì che l’animale si lecchi eccessivamente la zona intorno all’area perineale.
  • Determinazione dei livelli sierici totali di T4: il veterinario esclude così la presenza di un ipertiroidismo, soprattutto nei gatti con più di 10 anni di età.

Prognosi
La prognosi dipende dalla causa dell'alopecia, dalla corretta formulazione della diagnosi da parte del veterinario e dall’adeguato trattamento della malattia primaria. Comunque, non si tratta di una condizione patologica potenzialmente letale.

16 marzo 2012

Se il gatto ha la diarrea

Considerazioni generali
La diarrea è dovuta ad un eccesso di acqua nelle feci. Dal punto di vista fisiopatologico, se ne riconoscono quattro tipi: osmotica, secretoria, da alterazione della permeabilità (essudativa) o da alterazione della motilità. La prima è causata da un aumento dei soluti non assorbiti all’interno del lume gastroenterico, che porta ad un incremento del contenuto di acqua. Questo aumento dei soluti non assorbiti può essere dovuto a iper- alimentazione, maldigestione /malassorbimento (ad esempio in caso di insufficienza del pancreas esocrino o linfangectasia) ed affezioni della mucosa del tenue (ad esempio, in caso di infiammazioni intestinali). La diarrea secretoria è causata da un’eccessiva secrezione di fluidi nel lume gastroenterico. A sua volta, questa può essere dovuta a enterotossine batteriche, agenti agonisti colinergici, acidi biliari deconiugati ed idrossiacidi grassi. L’alterazione della permeabilità è provocata da un processo patologico che danneggia o distrugge la mucosa gastroenterica, portando alla comparsa di una maldigestione, malassorbimento e fuoriuscita di fluidi, elettroliti e particelle di grandi dimensioni nel tratto gastroenterico, con conseguente diarrea. Le alterazioni della permeabilità possono essere causate da ulcere /erosioni (ad esempio , da farmaci antinfiammatori non steroidei ed epatopatie) , infiammazioni (ad esempio in caso di enterite virale o infiammazione intestinale) e processi infiltrativi della mucosa (come nel linfoma). Le alterazioni della motilità esitano nella diarrea perché riducono l’assorbimento dei liquidi diminuendo la durata del periodo di contatto fra l’epitelio intestinale deputato all’assorbimento e il contenuto del viscere (riduzione del tempo di transito gastroenterico). Nella maggior parte dei casi, la causa è rappresentata da un calo della segmentazione ritmica o, molto meno comunemente, da un aumento della peristalsi. Le alterazioni della motilità possono innescare altri meccanismi della diarrea e solo raramente rappresentano il disordine primario responsabile della condizione, come nel caso della sindrome del colon irritabile e della disautonomia. Con la determinazione dei meccanismi fisiopatologici che provocano la diarrea, il veterinario identifica la migliore terapia di sostegno iniziale per il paziente. Classificare la diarrea in base a cronicità, gravità e localizzazione anatomica è per il veterinario clinicamente utile per stabilirne l’eziologia o la causa specifica. Ciò contribuisce ad orientare il veterinario verso il miglior approccio diagnostico iniziale ed inoltre permette di impostare un primo piano terapeutico. La diarrea va distinta in acuta e cronica, grave ma non grave e del tenue o del crasso. Il limite fra una diarrea acuta ed una cronica può essere fissato nella durata di 2-3 settimane. I parametri relativi alla gravità sono la perdita del 10% o più del peso corporeo, la disidratazione del 3-5% o più, il riscontro di significative compromissioni della mucosa (diarrea emorragica), la presenza di gravi disturbi elettrolitici ed una piressia (febbre) superiore a 40 °C. La valutazione dei pazienti con diarrea deve poi proseguire con la verifica delle specifiche malattie considerate probabili sulla base dei criteri precedentemente esposti. L’elenco delle possibili diagnosi differenziali comprende malattie sia gastroenteriche che non gastroenteriche, dal momento che molte malattie metaboliche, neoplastiche ed infettive/ infiammatorie si possono manifestare con segni di interessamento dell’apparato digerente anche se questo non è primariamente coinvolto.
Possibili cause di diarrea
Cause gastroenteriche:
Enterocolite aspecifica
Intolleranza alimentare
Allergia alimentare
Tossine
Malattie infettive (Salmonella, Campylobacter)
Parassitosi (Nematodi, Giardia, Cryptosporidium)
Infiammazioni intestinali
Neoplasie (linfoma, carcinoma ed altre)
Cause non gastroenteriche:
Ipertiroidismo
Insufficienza renale
Insufficienza del pancreas esocrino
Epatopatie
Neoplasie non gastroenteriche
Malattie FeLV/FIV-correlate
Cosa fareSe il gatto beve, mangia, non manifesta altri sintomi preoccupanti ed ha più di 7 mesi, prima di portarlo dal veterinario, provate a somministrargli dei fermenti lattici per 2 volte al giorno (enterogermina perchè priva di aromi ed additivi, mezza fiala al mattino e mezza alla sera) e modificate l'alimentazione che dev'essere il più possibile leggera e a base di carne cruda fresca, può essere utile qualche ora di digiuno. Evitare i cibi industriali (soprattutto le scatolette contenenti salse e sughi) ed i latticini. In caso il gatto abbia meno di 7 mesi e la diarrea sia particolarmente grave e/o associata a vomito ripetuto, consultate immediatamente il veterinario (i gattini si disidtratano in poche ore e ciò può condurli rapidamente a morte). Nel dubbio consultate comunque il veterinario, meglio un consulto in più che un gatto sulla coscienza.

Cosa fa di solito il veterinario
  • Dati di base (esame emocromocitometrico completo, profilo biochimico ed analisi dell’urina): il veterinario effettua una valutazione dei dati analitici di base per verificare l’eventuale presenza di epatopatie (iperbilirubinemia, diminuzione dell’azotemia, aumento di ALT, ALP e GGT e bilirubinuria), nefropatie (aumento dell’azotemia, dell’uremia e della creatininemia con diminuzione del peso specifico dell’urina), segni di ipertiroidismo aumento dei livelli di ALT o ALP, il lieve incremento dell’ematocrito, basso peso specifico dell’urina) e segni di linfoma (occasionale riscontro di linfoblasti circolanti ed anemia). L’enteropatia proteino-disperdente, che può essere dovuta a cause diverse, è un riscontro raro nei gatti con diarrea (ipoalbuminemia, ipoglobulinemia).
  • Esame coprologico: flottazione in solfato di zinco per la ricerca di nematodi e Giardia.
  • Determinazione dei livelli totali di T4: il veterinario dovrebbe eseguire questo test in tutti gatti con più di 10 anni di età che presentano diarrea, per verificare l’eventuale presenza di un ipertiroidismo.
  • Test FIV/FeLV: questi esami non confermano le specifiche malattie, ma sono buoni indicatori della probabilità che siano presenti altre affezioni.
  • Ricerca di Cryptosporidium nelle feci

Nei gatti con diarrea cronica e in quelli con diarrea acuta e grave è indicata un’indagine diagnostica completa. I pazienti colpiti da forme acute non gravi, invece, possono essere trattati con una semplice terapia di supporto, senza esami approfonditi, se l’esame delle feci e i test di valutazione rapida (determinazione di ematocrito, proteine totali, glicemia, azotemia ed esame delle urine mediante strisce reattive e misurazione del peso specifico dell’urina) non forniscono indicazioni particolari.
Trattamento
  • Trattamento della causa primaria: è la chiave per la risoluzione definitiva del problema.
  • Somministrazione di antielmintici: questi farmaci sono indicati sia nei gatti che vivono in casa che in quelli tenuti all’aperto, qualora l’esame coprologico risulti positivo o nel caso sia fortemente probabile un’infestazione da elminti. Si ricorda che gli antielmintici e tutti i farmaci in genere sono tossici (per il gatto in particolare) e vanno usati con cautela e solo se strettamente necessario, soprattutto in animali già debilitati o anziani.
  • Alimentazione: in caso di diarrea osmotica o da alterazione della permeabilità il veterinario potrebbe consigliare la sospensione dell’assunzione del cibo per 24-48 ore, con somministrazione per via orale di soluzioni glucosate, aminoacidiche ed elettrolitiche, oltre all’acqua. Se invece la diarrea è di tipo secretorio, la sospensione dell’assunzione del cibo non apporta alcun beneficio. In questo caso può essere opportuno offrire al gatto cibi freschi e leggeri (potrebbe essere indicata la carne fresca cotta al vapore).
  • Fluidi ed elettroliti: la somministrazione di fluidi di elettroliti mediante infusione endovenosa, sottocutanea o per os va basata sul grado di disidratazione e sulla quantità di fluidi persi con le feci.
  • Somministrazione di probiotici (fermenti lattici vivi) x os
  • Acidi grassi omega-3: è stato dimostrato che questi acidi grassi esercita un effetto antinfiammatorio sul tratto gastroenterico e possono risultare utili per il trattamento del infiammazioni intestinali. L’integrazione con acidi grassi omega-3 può essere normalmente inserita nella formulazione di alcuni alimenti commerciali per gatti o meglio ottenuta, qualora non controindicato, da una alimentazione ricca di pesce (in particolare salmone, trota, sgombro, acciuga).