30 aprile 2012

Malattie del gatto: peritonite infettiva o FIP

La peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia virale immunomediata a carattere progressivo che, salvo rare eccezioni risulta fatale nell’arco di qualche settimana. È causata da un coronavirus, il FIP-virus (FIPV), che molti autori considerano una mutazione in vivo del coronavirus enterico felino (FECV), ampiamente diffuso e moderatamente patogeno. Il FIPV è relativamente instabile nell’ambiente, ma può rimanere infettante anche per 7 settimane all’interno della materia organica essiccata o sulle superfici asciutte. E’ sensibile ai disinfettanti più comunemente utilizzati per uso domestico. Viene trasmesso attraverso le secrezioni orali e nasali; di solito, la trasmissione richiede un contatto prolungato con un gatto infetto. All’interno di una popolazione chiusa, l’incidenza dei gatti infetti e tipicamente variabile fra zero e 80-90%, alcuni sono resistenti. L’esito dell’infezione può restare sconosciuto per mesi o anni, dal momento che il virus può rimanere a lungo in fase di quiescenza. Il risultato finale è influenzato dalla risposta immunitaria del gatto. La produzione di anticorpi specifici per il virus può promuovere la malattia piuttosto che determinare l’immunità. Recentemente, è stata segnalata l’esistenza di un’influenza genetica sulla sensibilità alla FIP. Sembra che certi gatti maschi possono trasmettere questo carattere alla progenie. La forma umida o essudativa determina la comparsa di lesioni piogranulomatose all’interno di uno o più organi e la formazione di un versamento essudativo nella cavità toracica o addominale. La forma secca o non essudativa provoca le stesse lesioni organiche, ma senza il versamento. Gli organi più comunemente interessati sono i reni, il fegato e linfonodi viscerali, le anse intestinali, i polmoni, gli occhi e l’encefalo. I segni clinici sono riferibili all’interessamento di queste strutture ma in tutti casi generalmente comprendono anche perdita di peso, inappetenza e febbre refrattaria alla terapia. Sono comuni ittero o pallore delle mucose. In seguito allo sviluppo dei versamenti addominali o pleurici, si osservano distensione addominale o dispnea.
La forma secca della FIP è una delle malattie più difficili da diagnosticare nell’animale in vita, anche da parte dei clinici esperti. Va inclusa nell’elenco delle possibili diagnosi differenziali di tutti i gatti che presentano quadri cronici di perdita di peso, scarso appetito e febbre.

Diagnosi: cosa fa di solito il veterinario
  • Osservazione dei segni clinici: i segni clinici non sono diversi da quelli di molte malattie infettive infiammatorie; tuttavia, alla presenza di una febbre persistente, refrattaria alla somministrazione di antibiotici, a far sospettare la presenza della peritonite infettiva. Le emorragie retiniche si riscontrano solo in un numero limitato di malattie e non sono costantemente presenti in caso di FIP, ma giustificano anche se l’inserimento di queste infezione nell’elenco delle possibili diagnosi differenziali.
  • Test FIP (PCR): può essere eseguito su essudato o sul sangue, può dare falsi positivi o falsi negativi, non è molto affidabile in quanto non distingue FIPV da FECV. La positività del test su un gatto con evidenti segni clinici orienta verso la diagnosi di FIP. La positività del test sul sangue di un gatto asintomatico può non avere alcun significato patologico, significa soltanto che il gatto durante la sua vita è venuto a contatto con un coronavirus ed ha sviluppato gli anticorpi.
  • Titolazione del coronavirus: il test è significativo solo se il valore degli anticorpi riscontrato è elevato (superiore a 1: 1600) e se sono presenti gli appropriati segni clinici. L’esito è positivo, con bassi valori, in caso di infezione da FIPV senza malattia, in alcuni casi di FIP o nelle infezioni da FECV. Si può anche avere un riscontro negativo in soggetti con forme clinicamente manifeste di FIP.
  • Livelli sierici di proteine e conta dei linfociti: molti gatti con FIP presentano elevati livelli sierici di proteine totali (maggiore 7,8 mg/dl) ed una diminuzione del rapporto albumine: globuline (A:G minore 0,6). Nei gatti con FIP è spesso presente linfopenia (carenza di linfociti). Questo quadro è però presente anche in altre malattie infiammatorie croniche.
  • Analisi dei liquidi di versamento: il tipico essudato è di colore limpido o paglierino, viscoso e contenente filamenti di fibrina. E’ sterile e contiene proteine (soprattutto gammaglobuline) in grande quantità.
La prognosi per i gatti con FIP è infausta. Tuttavia, i soggetti sieropositivi non vanno assolutamente soppressi perché la maggior parte non svilupperà la malattia. Un test positivo al FIPV non dice assolutamente nulla, se non che il gatto è venuto a contatto con il comune Coronavirus.
NOTE: La FIP è una malattia specifica dei felini e non è assolutamente pericolosa per l’uomo né c’è pericolo di contagio ad altri animali domestici

24 aprile 2012

Malattie dei gatti: FIV ed immunodeficienza felina acquisita

ll FIV (Feline Immunodeficiency Virus) è il virus responsabile dell’immunodeficienza felina acquisita, che porta ad un progressivo deterioramento del sistema immunitario del gatto, al pari dell’ HIV (responsabile dell’AIDS) negli umani. E’ importante sottolineare che il FIV infetta soltanto i gatti e quindi non è assolutamente trasmissibile all’uomo o ad altri animali. La via di trasmissione dell’infezione è principalmente attraverso le ferite da morso. Altre vie di contagio possibili sono la via transplacentare (dalla madre al feto attraverso la placenta), attraverso il latte materno e durante l’accoppiamento. Più rara è la trasmissione attraverso l’uso comune di ciotole o lettiere. Sono particolarmente a rischio i gatti maschi, giovani (2-5 anni), aggressivi per la difesa del territorio o per la conquista delle femmine e che vivono liberi all’aria aperta (hanno maggiore possibilità di incontrare altri gatti infetti).
Da un punto di vista della sintomatologia il FIV molto raramente induce direttamente una malattia; molto più spesso è invece un’infezione opportunista la causa del riscontro dei vari segni clinici presenti.
In ogni caso l’infezione da FIV in natura si manifesta con 3-4 stadi clinici differenti tra loro per la sintomatologia, la durata e la compromissione del sistema immunitario da parte del virus.
Il primo stadio della malattia ha un periodo di incubazione di circa 1 mese ed è caratterizzato da una sintomatologia molto variabile con febbre, diarrea, congiuntivite, letargia e ingrossamento più o meno marcato dei linfonodi; questa fase può durare settimane se non anche dei mesi e spesso non è evidenziata dai proprietari. Superata questa prima fase clinica dell’infezione i gatti diventano dei portatori asintomatici entrando nella fase di latenza: per un periodo variabile molto lungo (anche più di tre anni) non manifestano alcun sintomo clinico, ma allo stesso tempo hanno una viremia persistente che causa un progressivo declino delle difese immunitarie dell’organismo con successiva incapacità a combattere le infezioni esterne. La rapidità di evoluzione dello stadio di latenza nello stadio terminale dipende da vari fattori quali l’età, lo stato di salute del paziente e le sue condizioni immunitarie. Lo stadio terminale dell’infezione è caratterizzato da un rapido decadimento delle condizioni generali dell’animale a causa delle infezioni croniche od opportunistiche che si possono presentare, e che porta il gatto a morte.
Le malattie che più facilmente si riscontrano sono la sindrome stomatite-gengivite-faucite, il dimagrimento progressivo, l’anemia e la leucopenia, l’insufficienza renale, le micosi, le sinusiti, gli ascessi e le infezioni batteriche ai vari organi e apparati.
La sindrome stomatite-gengivite-faucite è spesso uno dei primi segni clinici evidenziabili che fanno sospettare la presenza dell’infezione; è una patologia molto fastidiosa poiché determina forte dolore nella masticazione con conseguente anoressia e dimagrimento del gatto.
Tale problema spesso per essere risolto necessita dell’estrazione completa dei denti e dell’utilizzo di un cibo morbido per permettere all’animale di alimentarsi. La diagnosi della FIV si effettua con un semplice test sierologico (possibile anche in ambulatorio) basato sul rilevamento degli anticorpi prodotti contro il virus; tali anticorpi sono prodotti 2-4 settimane dopo l’infezione e pertanto è necessario aspettare tale periodo prima di eseguire il test. Sono possibili dei falsi-positivi vista la notevole sensibilità dei test disponibili in commercio. Inoltre nei gattini partoriti da femmine FIV positive, bisogna ricordarsi che gli anticorpi materni contro la FIV assunti con il colostro possono perdurare in circolo per mesi ed essere evidenziati dai test diagnostici: bisogna quindi aspettare che l’animale abbia compiuto i 6 mesi d’età per eseguire il test evitando così il rischio di avere dei falsi positivi.
I gatti FIV-positivi hanno difese immunitarie più deboli, per cui sono più soggetti a contrarre malattie e hanno meno risorse per combatterle. Sono di solito gatti in buona salute, necessitano solo di un po’ più di attenzioni e di cure più lunghe rispetto ad un gatto sieronegativo. A volte appaiono perfettamente sani e non manifestano alcuna debolezza: se non fosse perché esiste il test, non sarebbero distinguibili dai sieronegativi. Un gatto FIV-positivo che vive in casa e, quindi, non è esposto al rischio di contrarre ulteriori infezioni può trascorrere tutta la vita senza manifestare la malattia e può vivere oltre 10 anni (l’età media di un gatto è circa 12-13 anni). Alcuni gatti FIV-positivi, però, come menzionato sopra, possono sviluppare malattie di varia gravità, che vanno tempestivamente identificate e curate.
Possiamo tranquillamente adottare un gatto FIV positivo, gli daremo una vita felice. Se abbiamo a casa altri gatti che invece sono negativi al FIV non è necessario separarli se si tratta di gatti sterilizzati: come già detto il FIV si trasmette con i morsi durante le lotte ed i combattimenti fra gatti o per contatto diretto con sangue infetto (trasfusioni, aghi o strumenti chirurgici infetti). E’ possibile la trasmissione durante l’accoppiamento, per lo più attraverso il caratteristico morso sul collo dato dal gatto maschio alla femmina. Rarissima è invece la trasmissione attraverso il leccamento reciproco e la condivisione delle ciotole, inoltre, il virus sopravvive solo pochi minuti nell’ambiente per cui in assenza di conflittualità e di rapporti sessuali, la probabilità che un gatto FIV-positivo contagi un altro gatto è praticamente inesistente. Non è perciò consigliabile isolare un gatto sieropositivo, è invece opportuno che i gatti siano sterilizzati.

23 aprile 2012

Malattie del gatto: panleucopenia felina

La panleucopenia o enterite infettiva felina (FIE) è causata da un virus. Questo virus mostra un’affinità per le cellule in rapida suddivisione del midollo osseo e dell’epitelio intestinale del gatto. La via di trasmissione più probabile è quella oro-fecale; il periodo di incubazione previsto è di 2-9 giorni. Durante la fase acuta della malattia, attraverso le feci vengono eliminate grandi quantità di virus. I gattini possono contrarre l’infezione nel periodo prenatale, negli ultimi due terzi della gestazione; la madre di solito non manifesta alcun segno clinico della malattia. Il virus è in grado di causare una malattia significativa nei gatti non immuni di qualsiasi età anche se raramente causa la morte negli adulti. I gattini ed i gatti giovani presentano spesso febbre, vomito ad insorgenza acuta o iperacuta, prostrazione e disidratazione. Inizialmente, può non essere presente la diarrea liquida. L’addome può risultare dolente alla palpazione. Le anse intestinali sono talvolta ispessite e spesso contengono fluidi e gas. Si può avere una grave perdita idrica, che può portare a morte gli animali. I gattini colpiti dall’infezione intrauterina possono essere espulsi prematuramente (aborto spontaneo) o, se sopravvivono, manifestare una disfunzione cerebellare non progressiva. Si riscontrano atassia (perdita di coordinazione nei movimenti) ed ipermetria (disturbo neurologico a carico della motilità, che consiste nella esecuzione di movimenti di un’ampiezza eccessiva rispetto al fine che si propongono) con assunzione di una stazione ad arti divaricati (ampia base d’appoggio). La prevalenza della malattia è massima nei gatti con meno di un anno di vita, fra i quali gli esiti letali possono arrivare al 50 -90%. Si verificano delle infezioni subcliniche, solitamente nei gatti adulti o nei gattini meno giovani. I portatori sani della malattia possono svolgere la funzione di serbatoio del virus. Di solito, la malattia si riscontra in gatti non vaccinati che vivono in condizioni di stress o sovraffollamento, come nei ricoveri per animali; la panleucopenia è comunque meno diffusa che in passato.
Segni clinici: la malattia va sospettata nei gattini e gatti giovani che presentano febbre, inappetenza e vomito (saliva gialla o verde, anche a digiuno).

Cosa fare

ATTENZIONE: soprattutto se si tratta di individui molto giovani è importantissimo rivolgersi tempestivamente al veterinario ai primi segni di inappetenza e vomito ripetuto anche a digiuno (giallo-verdognolo). I gattini si disidratano velocemente e possono morire nel giro di 24 ore.

Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi
  • Osservazione dei segni clinici
  • Esame emocromocitometrico: la panleucopenia (carenza di tutte le serie di leucociti) è un riscontro costante. Entro pochi giorni dall’infezione si può arrivare ad un valore minimo di 100 200 leucociti/µl. La prognosi peggiora con l’aggravarsi della leucopenia.
  • Diagnosi differenziale con avvelenamenti, toxoplasmosi ed enterite batterica. La toxoplasmosi di solito è associata ad una componente respiratoria e causa raramente una grave leucopenia. L’enterite batterica primaria (Escherichia coli, salmonellosi) si può presentare con quadri clinici e leucopenici simili.
Interventi terapeutici primari
  • Fluido terapia: la fluido terapia endovenosa deve essere finalizzata a garantire la copertura dei fabbisogni di mantenimento e la correzione delle perdite in atto a causa del vomito della diarrea. Nella maggior parte dei casi, risulta adeguata una soluzione elettrolitica bilanciata come quella di Ringer lattato con destrosio al 5%. La fluido terapia sottocutanea è sufficiente solo nei casi più lievi.
  • Antibiotici: spesso a causa della presenza della leucopenia e di infezioni batteriche associate si effettua un trattamento antimicrobico ad ampio spettro. La somministrazione di antibiotici per via orale è inizialmente da evitare a causa del vomito. Dopo 24-48 ore, se non induce un aggravamento dell’emesi (vomito), si può offrire dell’acqua l’animale.
  • Inizialmente può essere presente la febbre. Man mano che la malattia progredisce, alcuni gattini divengono ipotermici a causa della perdita idrica e dell’endotossiemia. il veterinario monitorerà la temperatura corporea. Può essere necessario coprire l’animale e riscaldarlo con l’aiuto di una bottiglietta di acqua calda rivestita da un panno morbido.
Prognosi
Con un’adeguata e precoce terapia di supporto, la maggior parte dei gatti e dei gattini sopravvive alla panleucopenia. Le complicazioni che aggravano la prognosi sono la sepsi da batteri gram-negativi e lo shock endo-tossico.

22 aprile 2012

Anatomia e fisiologia del gatto: sistema linfatico

Il sistema linfatico è un sistema complesso costituito da organi linfatici, quali il midollo osseo, le tonsille, il timo (nei giovani) e la milza, e da una serie di linfonodi, che sono collegati tra loro da una rete di sottili vasi linfatici. I linfonodi sono aggregati di tessuto linfatico disposti a intervalli lungo il decorso dei vasi linfatici, drenano e arrestano germi o cellule tumorali, comportandosi come veri e propri "posti di blocco".
I tessuti producono un liquido chiaro detto linfa che viene fatto circolare in tutto il corpo tramite i vasi linfatici. La linfa contiene i linfociti, globuli bianchi che hanno la funzione di difesa contro le infezioni e le malattie (i linfonodi si ingrossano quando diventano attivi per combattere un agente estraneo).
Sistema linfatico e sanguigno sono collegati tra loro.




Le principali funzioni del sistema linfatico sono:
  • Riportare in circolo il liquido e le proteine filtrati dai capillari sanguigni
  • Trasferire i grassi assorbiti a livello dell'intestino tenue nella circolazione sistemica
  • Catturare e distruggere batteri, virus, cellule tumorali ed altri agenti estranei all'organismo, producendo e trasformando le cellule deputate alla loro neutralizzazione.
Schema del sistema linfatico del gatto e dei linfonodi potenzialmente* esplorabili clinicamente






1. Linfonodi ascellari accessori
2. Linfonodi ascellari
3. Linfonodo cervicale superficiale ventrale
4. Linfonodi cervicali superficiali dorsali
5. Linfonodo retrofaringeo mediale
6. Linfonodi mandibolari
7. Linfonodo parotideo
8. Linfonodo retrofaringeo laterale
9. Linfonodi mediastinici craniali
10. Linfonodi mesenterici craniali
11. Linfonodo popliteo superficiale
12. Linfonodo inguinale superficiale


Linfonodi della testa
1. Linfonodi retrofaringei laterali
2. Linfonodi retrofaringei mediali
3. Linfonodo mandibolare
4. Linfonodo parotideo

*Potenzialmente esplorabili poichè non sempre è possibile farlo, per esempio in gatti in sovrappeso potrebbe risultare più difficile apprezzarli al tatto.

15 aprile 2012

Malattie del gatto: infezione delle vie aeree superiori

Cause delle infezioni delle vie aeree superiori nel gatto sono batteri, virus e miceti. Qui verranno prese in considerazione le malattie più comuni, ovvero quelle provocate da Herpesvirus felino (virus della rinotracheite), del Calicivirus felino e da Chlamydia psittaci. Recenti acquisizioni indicano che anche Bordetella bronchiseptica, l’agente eziologico della tosse dei canili nel cane, può essere una causa significativa di infezione delle vie aeree superiori nel gatto. I 2 virus citati (Herpesvirus e Calicivirus) determinano l’80% circa della totalità dei processi infettivi della specie felina. Si tratta di virus altamente contagiosi e spesso endemici nei nuclei familiari dove vivono più animali e nei gattili. Entrambi possono facilmente indurre uno stato di portatore, caratterizzato da una eliminazione intermittente, stress-indotta (Herpesvirus) o continua (Calicivirus) del virus. Gli anticorpi di origine materna (se presenti) svaniscono all’età di circa 5-7 settimane, per cui i gattini che vivono negli ambienti sopra citati sono di solito esposti all’infezione. I segni clinici più costanti sono rappresentati dagli starnuti; altre manifestazioni comuni sono la febbre, la congiuntivite, lo scolo nasale ed oculare, l’ulcera corneale ed orale e l’ipersalivazione. Febbre, ulcere orali e congestione nasale portano alla comparsa di anoressia, fino a determinare disidratazione e morte. Manifestazioni insolite causate da questi virus sono l’aborto, le ulcere ai cuscinetti plantari e degli spazi interdigitali e l’artrite.
NB: l’infezione NON viene trasmessa all’uomo.



Infezioni delle vie aeree superiori: nei gatti colpiti si riscontrano comunemente starnuti, scolo nasale ed oculare.

Alcuni gatti sviluppano ulcere corneali, che possono lasciare esiti cicatriziali anche importanti (fino alla cecità) se non curate adeguatamente. In alcuni casi possono anche cronicizzare.


Cosa fare

Se vi capitano dei gattini con uno scolo nasale e/o oculare e gli occhi gonfi, infiammati e chiusi (congiuntivite), nell’attesa del veterinario, pulite bene (ma sempre con estrema cautela e delicatezza) le narici e soprattutto gli occhi con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e camomilla tiepida (se necessari con qualche goccia d’olio d’oliva, emolliente). Cercate di aprire gli occhi del gattino, per evitare che si incollino le palpebre. Consultate comunque sempre il veterinario, che vi prescriverà la cura adatta, di solito antibiotici per via iniettiva associati ad una pomata oftalmica antibiotica che dovrà essere applicata 3-4 volte al giorno dopo la pulizia degli occhi, fino a guarigione completa. QUI potete leggere come si fa. Tali malattie, se non curate adeguatamente, non solo possono essere letali ma spesso lasciano danni permanenti agli occhi e/o all’apparato respiratorio. Ricordate che tali malattie sono altamente contagiose per gli altri gatti, quindi se ne avete di sani, è buona norma l'isolamento del/dei malati in una stanza a parte, osservando alcune norme igieniche fondamentali come lavarsi bene le mani prima di toccare altri gatti, lavare scrupolosamente gli ambienti, le superfici e gli oggetti contaminati (bastano acqua e candeggina), se possibile areare e lasciare entrare il sole nelle stanze.
NB: tali affezioni sono tipiche del gatto e non vengono trasmesse all'uomo né ad altre specie animali.


Cosa fa di solito il veterinario

Diagnosi

Anamnesi e segni clinici: anche se esistono diverse cause di starnuti, il fatto che essi persistano per più di 48 ore è fortemente indicativo di infezione alle vie aeree superiori. Di solito sono presenti alcuni o molti dei segni clinici sopracitati. I segni clinici di tutte queste infezioni sono molto simili. Quando sono presenti infezioni batteriche secondarie, è impossibile differenziare i vari agenti patogeni sulla base delle manifestazioni cliniche. Poiché il trattamento di tutte queste infezioni è essenzialmente identico, in pratica la differenziazione eziologica è di solito inutile.

Trattamento
Interventi terapeutici primari

  • Antibiotici: queste infezioni vengono rapidamente complicate dai batteri. Mentre le forme virali sono autolimitanti in pochi giorni, i processi di origine batterica, se trascurati, possono diventare potenzialmente letali.
  • Idratazione: quando si sviluppa la disidratazione, le secrezioni nasali ed oculari tendono ad addensarsi. Per evitare questo ulteriore disagio, il gatto deve essere sottoposto ad una fluido terapia reidratante e di mantenimento mediante soluzioni elettrolitiche bilanciate.
  • Sostegno nutrizionale: l’anoressia è molto comune e costituisce la complicazione più grave delle infezioni delle vie aeree superiori nel gatto. Bisogna fornire costantemente e ripetutamente al gatto del brodo tiepido da fargli bere a piccolissimi sorsi attraverso una siringa senza ago, introdotta lateralmente nella bocca.



Interventi terapeutici secondari

  • Antibiotici per uso oftalmico: sono indicati in caso di congiuntivite. E’ consigliabile non utilizzare prodotti contenenti corticosteroidi, perché esiste il rischio di ulcera corneale.



Prognosi

La prognosi è buona se non insorgono l’anoressia e la disidratazione o se queste vengono trattate adeguatamente. In gatti che non rispondono alla terapia appropriata entro 4-6 giorni si dovrebbe sospettare uno stato di immunosoppressione determinata dai virus dell’immunodeficienza felina (FIV) e/o leucemia felina (FeLV).







14 aprile 2012

La toxoplasmosi nel gatto

Toxoplasma gondii è il protozoo responsabile della toxoplasmosi. Infesta la maggior parte degli animali a sangue caldo. I felini domestici e selvatici sono gli unici ospiti in cui si può completare il ciclo vitale (ospiti definitivi). Esistono tre stadi dell’infestazione:
1. Tachizoiti, che vivono nei tessuti dell’organismo
2. Bradizoiti, che vivono nei tessuti dell’organismo e
3. Oocisti, che vengono eliminate con le feci
Anche se infestazione può essere contratta in diversi modi, nella maggior parte dei casi la causa è rappresentata dall’ingestione di tessuti di mammiferi parassitati. Il ciclo vitale più comune inizia con l’ ingestione delle cisti tissutali. Queste vengono digerite, liberando i bradizoiti, che penetrano nella parete del tenue. Si ha quindi una serie di generazioni asessuate seguite da un ciclo sessuato (solo nei felini), che infine produce le oocisti. Queste vengono eliminate con le feci. Tuttavia, non sono infestanti finché non sono state esposte all’aria e non hanno sporulato per almeno un giorno. L’intero ciclo vitale può essere completato entro tre giorni dall’ingestione delle cisti tissutali. Se il ciclo vitale inizia con ingestione di tachizoiti o di oocisti, per il suo completamento occorrono 3 settimane. La maggior parte dei gatti infestati da Toxoplasma gondii non mostra alcun segno clinico. Tuttavia, in seguito alla penetrazione nella parete del tenue il microrganismo può diffondere ai linfonodi o ad altri organi per via linfatica o ematica. Se a livello degli organi bersaglio si sviluppano focolai necrotici, si osserva la comparsa di segni clinici riferibili all’interessamento degli organi e degli apparati colpiti. Quelli interessati più comunemente sono i polmoni ed il fegato. I segni clinici più frequenti sono rappresentati da anoressia, letargia e dispnea da polmonite. Al secondo posto in ordine di frequenza si collocano l’uveite e le emorragie retiniche. Anche se alcuni gatti muoiono a causa dell’infestazione, la maggior parte dei soggetti colpiti guarisce e sviluppa un’immunità. Si ignora perché alcuni soggetti vengano a morte mentre altri restino asintomatici. La toxoplasmosi può essere una grave malattia nella specie umana, nel periodo della gravidanza, tuttavia è dimostrato che il gatto non ha un ruolo particolarmente rilevante nella trasmissione della malattia (per approfondimenti si rimanda all’articolo apposito). I gatti eliminano tipicamente una gran quantità di oocisti solo per uno o due settimane e di solito per una sola volta nella vita. Se l’eliminazione recidiva, il numero di oocisti immesse nell’ambiente è quasi insignificante. La presenza delle oocisti nelle feci è massima nei gattini di 6-14 settimane di vita. Una volta nell’ambiente, le oocisti resistono ai disinfettanti, al congelamento dall’essiccazione. Possono essere uccise mediante esposizione alla temperatura di 70° per 10 min o più. Un episodio di eliminazione di oocisti non è correlato alla produzione di anticorpi. La negatività dei test sierologici indica la mancata esposizione e la suscettibilità all’infezione. L’esito positivo indica invece che il gatto probabilmente ha eliminato le oocisti nell’ambiente in passato e, quindi, è molto meno probabile che torni a farlo in futuro rispetto di un soggetto sieronegativo.
Diagnosi: cosa fa di solito il veterinario
  • Esame radiografico: l’organo più frequentemente colpito è il polmone. Nelle radiografie si osservano aree o chiazze di epatizzazione polmonare.
  • Enzimi epatici: possono essere aumentati quando è colpito il fegato; tuttavia, si tratta di un riscontro aspecifico e comune a molte malattie nel gatto.
  • Titoli anticorpali (IgM) questi anticorpi compaiono nelle fasi iniziali dell’infestazione e sono presenti per circa tre mesi. Sono correlati ad un’infestazione recente o in atto.
  • Titoli anticorpali (IgG): questi anticorpi compaiono a partire dalla quarta settimana dopo l’infestazione e persistono per mesi o anni. Generalmente, riflettono infezione pregressa.

Prognosi
La prognosi è generalmente buona per le forme non aggressive (la stragrande maggioranza) e comunque è buona se la condizione viene diagnosticata e trattata nelle fasi iniziali.
Prevenzione della trasmissione agli umani
  • Manipolazione delle carni: gli utensili e le superfici che vengono a contatto con le carni crude devono essere lavati con acqua e sapone. Le carni devono essere cotte a 70° o congelate prima della cottura. Evitare il contatto diretto con le feci del gatto, eliminare le deiezioni dalla lettiera ogni giorno (le oocisti diventano infestanti dopo almeno 24 h), lavarsi accuratamente le mani dopo aver cambiato le lettiere. La malattia decorre quasi sempre asintomatica e non comporta alcun problema, tranne nelle persone fortemente immunocompromesse (malati di AIDS, chi assume farmaci immunosoppressori) e nelle donne in gravidanza, poichè pericolosa per il feto.
  • Donne gravide: che la donna gravida non debba avere nessun contatto con i gatti è una leggenda metropolitana senza alcun fondamento scientifico e va sfatata. E’ sufficiente seguire le basilari norme d’igiene ed attenersi ai consigli sopra descritti per preservare la propria salute e quindi quella del nascituro. Per maggiori informazioni sulla toxoplasmosi in gravidanza ed il ruolo dei gatti, riferirsi al post dedicato (usare la funzione ricerca in homepage!)

13 aprile 2012

Malattie della gatta: piometra

Si definisce piometra una raccolta di materiale purulento, solitamente settico, all’interno del lume dell’utero. La condizione è la conseguenza di un processo prolungato, che inizia con molteplici cicli estrali estrogeno-secernenti, senza ovulazione. In parole semplici accade quando la gatta ha ripetuti estri (calori) senza mai potersi accoppiare e rimanere gravida. Tale processo esita in una iperplasia endometriale (crescita dell’endometro dell’utero) e determina la formazione di un ambiente uterino favorevole alla crescita batterica; i microorganismi più comunemente isolati sono E. coli e Streptococcus spp. La maggior parte delle gatte colpite da piometra ha almeno 4 anni d’età. I segni clinici sono anoressia (mancanza di appetito), letargia o irrequietezza, pallore delle mucose, scolo vaginale purulento, distensione addominale. In genere i segni clinici esordiscono entro 2 mesi dopo un ciclo estrale (calore). Essendo il gatto un animale molto dedito alla pulizia, le perdite vaginali possono non essere visibili ed i sintomi molto subdoli. E’ importantissimo sterilizzare le femmine prima dei 3 anni d’età (soprattutto se non hanno mai avuto un parto) proprio per evitare questa pericolosissima malattia, che se non riconosciuta e trattata tempestivamente dal veterinario può essere letale nel giro di poche ore.
Cosa fareSe si osservano i sintomi elencati sopra o si riscontrano alterazioni di qualunque tipo in una gatta non sterilizzata contattare al più presto il veterinario. Lo scolo vaginale e gli altri sintomi in una femmina non sterilizzata che ha presentato di recente un calore, devono far nascere il sospetto di piometra.
Cosa fa di solito il veterinarioIl veterinario verifica la presenza o meno di tensione addominale alla palpazione, e può fare un’ecografia per evidenziare la presenza di fluidi all’interno dell’utero. Generalmente i segni clinici e l’anamnesi sono sufficienti a fare una diagnosi. Le analisi del sangue (emocromo) possono confermare nella maggior parte dei casi un aumento dei leucociti (neutrofilia, lieve anemia).
Interventi terapeuticiOvarioisterectomia (sterilizzazione), antibiotici e fluidi a seconda della gravità dell’infezione.
Prognosi
La prognosi è generalmente buona se prima del trattamento non si è instaurata una sepsi avanzata. Esiste un rischio di mortalità post-intervento, dovuta a shock settico. E’ importante un intervento tempestivo (la gatta dev’essere operata d’urgenza, senza temporeggiare con la somministrazione di antibiotici) ed una adeguata terapia antibiotica post-operatoria.

12 aprile 2012

Parassitosi del gatto: coccidiosi

I coccidi sono protozoi parassiti del tenue e, occasionalmente, del crasso, caratterizzati da una bassa patogenicità. Anche se talvolta negli animali infestati (soprattutto se si tratta di gattini) si osservano diarrea, mucochezia (muco nelle feci), ematochezia (sangue nelle feci) ed anche morte, la maggior parte di questi microrganismi non determina la comparsa di segni clinici. Esistono diverse specie di coccidi, Cryptosporidium spp. e Cystoisospora spp. infestano il gatto. Per quanto riguarda il coccidio Toxoplasma gondii, si rimanda a trattazione specifica nello stesso sito. I parassiti vengono assunti dall’animale attraverso l’ingestione di ospiti intermedi (in cui sono presenti in stadi extra intestinali) o di feci infestate. In generale, nel gatto non si osserva un coinvolgimento extra intestinale e non si verificano infestazioni transplacentari e transmammarie. L’esame clinico può risultare normale o evidenziare diarrea e perdita di peso. Cryptosporidium spp. merita una considerazione particolare. I coccidi di questo genere sono capaci di causare una grave diarrea con perdita di peso, debolezza e disidratazione. I gatti infestati da Cryptosporidium sono spesso colpiti da processo patologico primario predisponente (come un linfoma alimentare, un’infiammazione intestinale o un’infezione da FeLV o FIV) che merita un approfondimento.
Cosa fare
In caso di diarrea persistente o di presenza di sangue e muco nelle feci contattare immediatamente il veterinario.

Cosa fa di solito il veterinario
  • Esame microscopico delle feci ( flottazione) per la ricerca delle oocisti
  • Striscio diretto in soluzione fisiologica: talvolta consente di visualizzare le oocisti al microscopio

Prognosi
Qualora l’infestazione non sia, come accade in certi casi, autolimitante, il veterinario prescrive dei farmaci. La prognosi relativa alla guarigione è di solito buona.